Dal Datagate ad una Costituzione per Internet: In Brasile approvato il “Marco Civil da Internet”

brasile-marco-civil-da-internet-costituzione-internet-620x330L’urgenza di una regolamentazione a livello globale e locale emerge dai continui attacchi ai diritti fondamentali all’intimità e alla privacy, sacrificati in nome di lucrose strategie geopolitiche: non ha destato grande stupore, infatti, il Report pubblicato lo scorso 6 giugno dalla compagnia telefonica Vodafone in cui essa dichiara che, in alcuni dei 29 paesi in cui presta i propri servizi, le agenzie governative non hanno bisogno di autorizzazioni per ascoltare le telefonate degli utenti.
Il post-Snowden ha, perciò, dato i suoi primi frutti, anche se c’è da sperare che il Marco Civil da Internet sia solamente l’inizio di un lungo processo di crescita legislativa e di efficace tutela del cittadino, non solo brasiliano
Dopo la Câmara dos Deputados, anche il Senado Federal do Brasil ha approvato all’unanimità il progetto di legge denominato Marco Civil da Internet.
Vai al testo completo tradotto in italiano >> clicca qui
La legge 12.965 – ribattezzata “la prima Costituzione di internet” – è stata pubblicata il 24 aprile del 2014 ed è composta da trentadue articoli suddivisi in cinque capitoli, in cui si statuiscono principi, diritti, doveri e garanzie per l’uso di internet in Brasile.
La libertà di espressione (articolo 2) risulta essere il principio cardine su cui poggia l’intero Marco Civil, ripresa nell’articolo 19 con l’espressa previsione di controlli ex post e non ex ante dei contenuti pubblicati su internet.
In particolare, grazie a tale legislazione, frutto di un interessante processo partecipativo, godranno di tutela non solo gli internauti ma anche i registri, i dati personali e le comunicazioni private, così come saranno stabilite le obbligazioni dei providers e le responsabilità del potere pubblico.
I nuovi mezzi di contrasto alle incursioni e violazioni tramite internet dovranno garantire una governance democratica, stimolare la creatività collettiva e basarsi sui principi di universalità e di neutralità della rete, reggendosi sempre su criteri tecnici ed etici; ed, in effetti, sono proprio questi i principi cardine a cui si ispira il Marco Civil da Internet.
Il principio di neutralità della rete, inteso come divieto di discriminazione di prezzo a seconda del tipo di contenuto a cui l’utente vuole accedere, si rinviene nell’articolo 9: «Il responsabile della trasmissione, commutazione o instradamento dei dati è tenuto a trattare in modo paritario tutti i pacchetti di dati, senza distinzione di contenuto, origine o destinazione, servizio, terminale o applicazione», eccezion fatta per gli specifici casi di emergenza.
Nell’ultimo comma, inoltre, si precisa che, nel fornire una connessione internet (sia essa a titolo gratuito o oneroso) così come nel trasmetterla, commutarla o instradarla, è vietato bloccare, monitorare, filtrare o analizzare il contenuto dei pacchetti dati, sempre in ottemperanza al principio di neutralità della rete.
Anche tale statuizione appare innovativa e fortemente connotata da accezioni politiche, soprattutto per la decisione – piuttosto palese – di porre un freno all’intromissione smodata nella sfera personale e sensibile di ogni cittadino.
L’ingegnoso articolo 11 sancisce l’obbligo di attenersi alla legislazione nazionale nei casi in cui almeno una delle operazioni di raccolta, immagazzinamento e trattamento di registri avvenga su suolo brasiliano.
La peculiarità dell’entrata in vigore del Marco Comun da Internet risiede nel primato che si è aggiudicato tale testo: lo stesso ideatore del World Wide Web, Tim Berners Lee, ha classificato la “Costituzione” come avanguardista e come base per il futuro di internet per i prossimi 25 anni.
Effettivamente con la diffusione del web in quasi ogni angolo del pianeta, i legislatori di tutte le democrazie mondiali, a partire dagli anni novanta si sono trovati a dover affrontare una tematica difficile da regolamentare, date le caratteristiche di immaterialità e mobilità.
Era già successo in precedenza che il diritto dovesse scontrarsi con realtà assolutamente eteree o intangibili (basti pensare all’aria e soprattutto al mare), trovandosi, perciò, obbligato a sovvertire gli schemi ed i paradigmi classici a cui si era abituati per poter plasmare un quadro giuridico quanto più efficace possibile; l’analogia universale dello stare in rete “navigando” parrebbe, quindi, un rimando proprio al diritto del mare e all’estrapolazione, da tale esperienza, di principi e regole che consentirebbero di avere un mare libero e sicuro, sia esso reale o 2.0. Fonte

Comments are closed.


Get Widget