Sanità, in arrivo taglio di 3 mila posti-letto negli ospedali. E’ l’effetto dei nuovi standard messo a punto da governo e Regioni e corretto dal Consiglio di Stato

Tagli-alla-sanità15/02/2015 ROMA – Nuovi tagli in vista per la sanità e in particolare per gli ospedali. Il regolamento dei nuovi standard messo a punto da governo e Regioni, corretto dopo i rilievi del Consiglio di Stato, è stato trasmesso alla Gazzetta ufficiale per la pubblicazione. E non appena entrerà in azione, scatterà il taglio di 3 mila posti letto ospedalieri in tutta Italia. La notizia arriva proprio mentre è alta l’attenzione sul problema dei posti negli ospedali dopo il drammatico caso della neonata morta a Catania.
Le nuove regole
Secondo i nuovi standard, infatti, i posti ospedalieri non possono superare il 3 per mille della popolazione per i malati acuti e lo 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione. In tutto in Italia, secondo i dati Istat, ci sono 210.406 posti letto (quelli pubblici e quelli privati accreditati), dato compatibile secondo il nuovo regolamento con una popolazione di 70 milioni di persone (superiore quindi ai 60,783 milioni, ultimo dato disponibile dell’Istat).
La rete ospedaliera
Gli ospedali poi saranno divisi in tre livelli a seconda della complessità della loro organizzazione: quello di base, con un bacino d’utenza tra gli 80.000 e 150.000 abitanti, il primo livello livello tra gli 150.000 e i 300.000 abitanti e il secondo livello tra i 600.000 e 1.200.000 abitanti. Infine nascono le reti ospedaliere per le grandi patologie come l’infarto e l’ictus, ma anche per le malattie rare, l’oncologia e la pediatria. In tutto 10 reti ospedaliere dedicate per ottimizzare la risposta terapeutica e assistenziale per altrettante aree terapeutiche e per la rete di emergenza, dal 118 al Pronto Soccorso si stabiliscono le nuove indicazioni con una attenzione per le zone particolarmente disagiate.
Giro di vite per le cliniche
Confermate le novità per le case di cura private: dal primo gennaio 2017 non potranno più essere accreditate quelle con meno di 60 letti per i malati acuti, tranne per le monospecialistiche che saranno oggetto di valutazioni delle singole Regioni. Altra attesa novità quella sugli ospedali gestiti dagli infermieri: avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale secondo criteri che saranno scelti a livello locale. Questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari.
Il caso Roma
Alcune Regioni, come il Lazio, hanno in parte già dovuto anticipare i tagli e la riorganizzazione per via dei piano di risanamento dei conti delle Asl in rosso. Nel Lazio in particolare il conto più salato lo ha pagato la Capitale, che nella riorganizzazione della rete ha perso 237 posti ospedalieri. Una situazione pesante, visto che nei principali ospedali romani, a cominciare dal San Camillo, sono sempre più frequenti le segnalazioni di pazienti con patologie anche gravi ricoverati nei corridoi per mancanza di posti nei reparti.ROMA – Nuovi tagli in vista per la sanità e in particolare per gli ospedali. Il regolamento dei nuovi standard messo a punto da governo e Regioni, corretto dopo i rilievi del Consiglio di Stato, è stato trasmesso alla Gazzetta ufficiale per la pubblicazione. E non appena entrerà in azione, scatterà il taglio di 3 mila posti letto ospedalieri in tutta Italia. La notizia arriva proprio mentre è alta l’attenzione sul problema dei posti negli ospedali dopo il drammatico caso della neonata morta a Catania.
Le nuove regole
Secondo i nuovi standard, infatti, i posti ospedalieri non possono superare il 3 per mille della popolazione per i malati acuti e lo 0,7 per mille per la lungodegenza e riabilitazione. In tutto in Italia, secondo i dati Istat, ci sono 210.406 posti letto (quelli pubblici e quelli privati accreditati), dato compatibile secondo il nuovo regolamento con una popolazione di 70 milioni di persone (superiore quindi ai 60,783 milioni, ultimo dato disponibile dell’Istat).
La rete ospedaliera
Gli ospedali poi saranno divisi in tre livelli a seconda della complessità della loro organizzazione: quello di base, con un bacino d’utenza tra gli 80.000 e 150.000 abitanti, il primo livello livello tra gli 150.000 e i 300.000 abitanti e il secondo livello tra i 600.000 e 1.200.000 abitanti. Infine nascono le reti ospedaliere per le grandi patologie come l’infarto e l’ictus, ma anche per le malattie rare, l’oncologia e la pediatria. In tutto 10 reti ospedaliere dedicate per ottimizzare la risposta terapeutica e assistenziale per altrettante aree terapeutiche e per la rete di emergenza, dal 118 al Pronto Soccorso si stabiliscono le nuove indicazioni con una attenzione per le zone particolarmente disagiate.
Giro di vite per le cliniche
Confermate le novità per le case di cura private: dal primo gennaio 2017 non potranno più essere accreditate quelle con meno di 60 letti per i malati acuti, tranne per le monospecialistiche che saranno oggetto di valutazioni delle singole Regioni. Altra attesa novità quella sugli ospedali gestiti dagli infermieri: avranno dai 15 ai 20 posti letto e l’assistenza medica sarà assicurata da medici di medicina generale o pediatri o da altri medici dipendenti o convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale secondo criteri che saranno scelti a livello locale. Questi ospedali faranno capo ai distretti sanitari.
Il caso Roma
Alcune Regioni, come il Lazio, hanno in parte già dovuto anticipare i tagli e la riorganizzazione per via dei piano di risanamento dei conti delle Asl in rosso. Nel Lazio in particolare il conto più salato lo ha pagato la Capitale, che nella riorganizzazione della rete ha perso 237 posti ospedalieri. Una situazione pesante, visto che nei principali ospedali romani, a cominciare dal San Camillo, sono sempre più frequenti le segnalazioni di pazienti con patologie anche gravi ricoverati nei corridoi per mancanza di posti nei reparti. FONTE

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