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L’INCHIESTA DELLA SUA SEGRETARIA (LAVORAVA PER LUI MA ERA PAGATA DALLA REGIONE EMILIA): RINVIO A GIUDIZIO PER TRUFFA AGGRAVATA.
settembre 20, 2013 Politca

La Procura di Bologna ha chiuso le indagini su Zoia Veronesi, storica segretaria dell’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani, indagata per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia-Romagna. Secondo quanto riportato dal ‘Corriere di Bologna’, il pm Giuseppe Di Giorgio ha inviato l’avviso di fine indagine. A Veronesi il pm contesta di aver percepito indebitamente dalla Regione, nei 22 mesi tra il 1˚ giugno 2008 e il 28 marzo 2010, periodo in cui avrebbe lavorato a Roma per Bersani, 140mila euro di stipendio e rimborsi per le spese di missione. Nell’inchiesta c’e’ anche un secondo indagato: l’ex capo di gabinetto di Errani, Bruno Solaroli. Con l’avviso di fine indagine i loro difensori potranno conoscere gli atti in base ai quali la Procura non ha accolto le loro giustificazioni. L’inchiesta fu avviata dopo un esposto presentato nel 2010 dall’allora deputato di Fli Enzo Raisi. (Adnkronos) Ma vediamo di ricostruire l’accaduto. È il 24 ottobre del 2012 quando, da Bologna entra in orbita la notizia, decisamente interessante, che Zoia Veronesi, la storica segretaria del leader Pd Pier Luigi Bersani, è indagata per truffa aggravata ai danni della Regione Emilia Romagna. L’inchiesta dei pm bolognesi era partita, in verità, già nel 2010, in seguito a un esposto del deputato finiano Enzo Raisi in cui si ipotizzava la creazione, da parte della Regione Emilia Romagna, di un incarico appositamente per la signora Veronesi. Un posto che le consentisse di continuare a seguire a Roma l’attività del segretario del Pd. Fatto sta che la Veronesi, trasferita nel 2010 a Roma per tenere i rapporti istituzionali tra Regione e Parlamento, avrebbe dovuto almeno fare fotocopie, riordinare dei faldoni, riempire di annotazioni qualche agenda, ma la Procura di Bologna sembrerebbe proprio che non sia riuscita a trovare alcuna traccia del suo lavoro. Da qui l’ipotesi di truffa aggravata, tanto che la Guardia di Finanza si preoccupa di acquisire adeguata documentazione nella sede romana del Pd e della Regione Emilia-Romagna. E tanto che, il 7 novembre, nemmeno un mese dopo la notifica del provvedimento alla signora Veronesi, anche la Procura della Corte dei conti decide di aprire un fascicolo sull’incarico alla fedelissima segretaria, per verificare che non abbia costituito un danno erariale per le casse della Regione. E il dubbio è lecito perché, secondo l’accusa, la Veronesi avrebbe lavorato a Roma per conto di Bersani, quando in realtà era dipendente della Regione Emilia-Romagna che quindi le pagava stipendio e contributi. Il periodo sotto esame è di poco meno di un anno e mezzo. La cifra contestata alla Veronesi fra stipendi e rimborsi per le missioni a Roma è di circa 150mila euro. Non proprio bruscolini, quindi. Otto mesi dopo le indagini sono ancora in corso. Ma ce la mettono proprio tutta i magistrati per chiarire la vicenda? Anche questo dubbio è lecito perché alla Corte dei Conti, se non andiamo errati (ma siamo sicuri che non andiamo errati), molti procedimenti sono stati recentemente riordinati e, sbucato come per incanto il fascicolo sulla vicenda di Veronesi, è stato classificato come «prioritario» da parte dei magistrati contabili. (Fonte Andkronos)
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