Nuove censure in vista: La Bignardi spegne i talk sgraditi

bignardi05/03/2016 – Vittime eccellenti dei tagli Milena Gabanelli con «Report», quelli con Giannini e Iacona Traballa

Ricordiamo il precedente:
E con Berlusconi fu il finimondo
II Cavaliere osò criticare Biagi, Santoro e Luttazzi. Fu messo alla gogna
Benvenga questo renzismo quando diventa test di gravidanza, che segna positivo, della sinistra ipocrisia. Accade che, come le incipienti tempeste, s’affollano i rumors secondo i quali Daria Bignardi, neo direttrice di Rai 3, starebbe per compiere un incisivo intervento sul palinsesto. Con cancellazione, o ridimensionamento di quelle voci che, in questi due anni, si sono guadagnate gli strali delle pattuglie renziane. Sarà, come pare, una Rai 3 molto faziosa, cioè piena di Fazio. Megafono di quell’Italia dolciastra e largo consumo, anche se a caro prezzo basti ricordare, per fare un esempio, che per una ventina di minuti a Che Tempo che Fa Varoufakis prese 24 mila euro mentre andava ovunque più o meno gratis.
Dunque tutti al rifugio, arriva il ciclone. Eppure, se la memoria non c’inganna, ricordavamo un efficace esercito dell’indignazione in cachemire che si inventò l’editto bulgaro, evocatore delle purghe staliniane. Insomma, per i più piccoli d’età, andò così. Berlusconi, nel lontano 2002, da premier, in una conferenza stampa a Sofia, parlando di Rai, accusò Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi di un «uso criminoso» della tv pubblica. Detto per inciso, tutto accadeva a pochi mesi da quella campagna elettorale dove due reti Rai su tre divennero officina della character assassination del Cav, leader legittimamente alla ricerca di vittoria, dipinto come un mafioso pronto a ghermire l’assetto democratico del Paese. E i suoi potenziali elettori venivano fatti passare come una sottospecie di ottenebrati. Dunque, l’editto bulgaro. Che mosse l’epica di una nuova libertà. Un conduttore (Santoro) che intona Bella Ciao su Rai 2, in prima serata, con pathos teatrale. Che sollevò l’onda indignata del duo Ds-Margherita. «Una dichiarazione di ignobile arroganza», disse D’Alema. Fassino propose manifestazioni di piazza. Gentiloni, oggi renziano ministro degli Esteri, chiese l’intervento dei Presidenti delle Camere «per porre un argine a una deriva che considera la Rai proprietà privata». Tra gli intellettuali, di «stolta brutalità» parlò Michele Serra, e Nanni Moretti fece un appello all’ora presidente della Repubblica Ciampi.
Ora, dopo 14 anni, l’esercito si accuccia in una trincea di omertà. Le antenne si abbassano di fronte a Nicole Kidman che a Sanremo dice, guarda un po’, che Firenze è la città che preferisce. Gli occhi si bendano innanzi al coito editoriale tra Repubblica e Stampa che crea un nuovo polo renziano dell’informazione. Chetate le voci di dissenso forti e chiare ai tempi dell’operazione Mondadori-Rizzoli, o del tentativo di acquisto delle antenne Rai da parte di Ei Tower (Mediaset).
Hanno il blocco della penna i solerti estensori di manifesti. Mentre ci mettevano in guardia dal ventennio di Berlusconi, costruivano il quarantennio dei cialtroni.

Gli annunciati terremoti in Rai si sono spesso rivelati leggere scosse telluriche, ma quello che parrebbe in arrivo con la nuova stagione potrebbe fare vittime eccellenti. Stando alle indiscrezioni riportate ieri dal sito web Lettera 43 e giunte fin nei corridoi di viale Mazzini, dove è scattato l’allarme rosso, l’arrivo alla guida di Rai3 di Daria Bignardi sarebbe propedeutico a cambi rivoluzionari che, ça va sans dire, farebbero felice in primis il premier Matteo Renzi. A cadere stecchite per volontà della capa proveniente dalle Invasioni barbariche su La7 (chiuso per bassi ascolti) potrebbero essere, infatti, tre delle trasmissioni di punta : Ballarò di Massimo Giannini, Presa diretta di Riccardo Iacona e Report di Milena Gabanelli. Quanto alla prima, che potrebbe essere definitivamente chiusa, è ancora fresca la polemica innescata dalla frase di Giannini sul “rapporto incestuoso” nel caso Boschi-Banca Etruria. FONTE

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