Caso marò, la polizia indiana presenta accusa che prevede la pena di morte

Roma, 28 nov. – La richiesta sarebbe stata avanzata in una relazione inviata lunedì dalla Nia al ministero dell’Interno, nonostante le ripetute richieste del ministero degli Esteri a favore di una pena minore. De Mistura: “Quello che conta è la posizione del giudice”. Caso Marò, in centinaia in piazza a Roma Girone: “Lottiamo per nostra innocenza” La National investigation agency (Nia) ha suggerito che i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre vengano accusati ai sensi di una legge che prevede la pena di morte. E’ quanto si legge sul sito dell”Hindustan Times’. maro_fotoLa richiesta sarebbe stata avanzata in una relazione inviata lunedì dalla Nia al ministero dell’Interno, nonostante le ripetute richieste del ministero degli Esteri a favore di una pena minore. Al centro del dibattito ci sarebbe una particolare legge approvata nel 2002. In base al Sua Act sulla “Repressione degli atti illeciti contro la sicurezza della navigazione marittima e delle piattaforme fisse sulla piattaforma continentale”, riporta l’Hindustan Times, se una persona provoca la morte di un individuo deve essere punita con la pena di morte. “Anche in passato abbiamo visto notizie della stampa indiana che poi rappresentavano soltanto delle illazioni. Sia da parte del governo indiano che delle autorità italiane non ci sono commenti” afferma l’inviato speciale del governo Staffan De Mistura contattato dall’Adnkronos. “Quello che conta per noi – ribadisce De Mistura, appena tornato in Italia dall’India – è la posizione del giudice. Avevo gia detto che la Nia poteva essere tentata di innalzare il tiro, ma conta la posizione del giudice e delle autorità indiane”. (Adnkronos)

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