I Cinesi alla conquista dell’italia, altro che Inter: controllano 313 grandi aziende Italiane

investimenti-immobiliare-alberghiero-hotel-4MILANO 06/06/2016 – Hanno le mani nella finanza, ma anche su alimentari, moda e infrastrutture. Ecco l’impero cinese in Italia.
Dall’Indonesia alla Cina il passo – almeno per l’Inter – è breve, soprattutto dopo che il gruppo Suning ha rilevato la maggioranza del club nerazzurro da Erick Thohir. Presto forse anche il Milan parlerà cinese, ma il calcio è solo la punta dell’iceberg degli investimenti asiatici in Italia. Da qualche anno la Penisola è diventata terrà di shopping per imprenditori e fondi istituzioni: basti pensare che i gruppi investitori cinesi in Italia sono cresciuti del 32% con 162 gruppi con sede a Pechino che alla fine del 2015 erano azionisti di società italiane, dalla moda all’agroalimentare, dalla finanza allo sport.

Un anno fa l’ex impero celesto era balzato agli onori delle cronache con l’ingresso della People’s bank of China nel capitale di Unicredit, Mps e Intesa Sanpaolo con quote del 2% per un investimento complessivo di circa due miliardi di euro. Insomma, prosegue una dinamica ormai in atto fin dal 2010, quando i capitali cinesi hanno cominciato a riversarsi in tutto il Vecchio continente: sei anni fa il totale degli investimenti diretti ammontava a soli 6 miliardi di euro, meno di quelli messi sul piatto da Paesi come l’Islanda o la Nigeria. Alla fine del 2012, però, gli investimenti cinesi nell’Ue si erano già più che quadruplicati, e da allora crescono senza sosta.

Da un paio d’anni, in particolare, la Cina si è focalizzata sull’Italia e sulle società italiane, su cui gli investimenti cinesi non sono lontani dal valore di 17 miliardi: una cifra che fa della Penisola il secondo paese europeo per dimensione di spesa dopo la Gran Bretagna – ormai nel mirino – e davanti alla Francia. Il settore più frequentato è quello dell’energia e delle infrastrutture, dove i cinesi hanno piazzato fiches del valore di circa il 2% su Enel, Eni, la holding Cdp Reti (che controlla Terna e Snam, e di cui State Grid International detiene un cospicuo 35% pagato 2,1 miliardi). Poi è venuta Ansaldo Energia, leader nelle costruzione di centrali elettriche di cui Shanghai Electric ha raccolto un 40% in cambio di 400 milioni di euro: mentre l’interesse di Insigma per Ansaldo Breda e di Ansaldo Sts è stato sopravanzato dall’offerta giapponese fatta da Hitachi a Finmeccanica. Nelle telecomunicazioni, Bank of China ha investito un 2% in Telecom Italia, Prysmian, Fiat Chrysler. Nei salotti della finanza, oltre alle banche, hanno un 2% in Generali e in Mediobanca. Ma la singola maggiore operazione è quella che riguarda l’acquisizione del controllo di Pirelli da parte del colosso Chem China, con un esborso totale da 7 miliardi di euro.

Ad aggiornare l’eleco della partecipazioni contribuisce anche la Coldiretti che ha esaminato i dati della fondazione Italia-Cina: nel 2015 le imprese italiane partecipate dai cinesi erano 313 con poco meno di 17.600 dipendenti e un giro d’affari di quasi 9,5 miliardi di euro. Oltre a Pirelli si regirstra l’operazione del gruppo Deren Electronic diventato azionista di controllo, con il 60% delle quote, di Meta System, impresa di Reggio Emilia attiva dal 1973 nel mercato dell’automotive. Sempre nel manifatturiero Foton Lovol, che opera nelle macchine agricole in Italia ha rilevato la piacentina Arbos, la Matermacc di San Vito al Tagliamento e, lo scorso anno, la Goldoni di Carpi. Hanno soci cinesi anche la Om Carrelli elevatori, la toscana Fosber (macchine per imballaggi) e i motoscafi Ferretti. Sempre nel 2015 è finito in mani cinesi anche il marchio De Tomaso.

L’interess dei cinesi è forte anche per i nomi del lusso con i marchi Roberta di Camerino, Miss Sixty e Krizia passati sotto il controllo della Shenzhen Marisfrolg Fashion Co Ltd all’inizio del 2014 mentre negli anni precedenti la Cina aveva messo le mani sulla moda da uomo firmata Cerruti, sui prodotti in pelle di Desmo, sulle motociclette Benelli. Nell’alimentare l’ultimo colpo risale al 2014 quando – sottolinea la Coldiretti – c’è stata la vendita della maggioranza del Gruppo oleario toscano Salov, proprietario dei marchi Sagra e Filippo Berio da parte di Yimin. Nel 2013, invece, un imprenditore di Hong Kong aveva acquistato l’azienda agricola Casanova – La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero. Fonte

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