Virginia Raggi licenzia in tronco il fratello di Marra

virgini-araggiRoma 11/01/2017 – Resta in carcere Raffaele Marra. Annullata la promozione del fratello Renato. Il Riesame ha respinto l’istanza dell’ex capo del Personale del Campidoglio arrestato per corruzione il 16 dicembre con Scarpellini. Intanto la sindaca ha rimosso dal vertice della direzione Turismo il fratello del suo ex braccio destro.

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Raffaele Marra resta in carcere. E suo fratello torna alla casella di partenza. Il tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dall’ex capo del Personale capitolino, già braccio destro di Virginia Raggi, arrestato il 16 dicembre per corruzione assieme al costruttore Sergio Scarpellini. Intanto la sindaca ha deciso di procedere all’annullamento in autotutela della nomina di Renato Marra al vertice della direzione Turismo. L’incarico era finito anche sotto i riflettori dell’Anac, che aveva rilevato un conflitto di interessi. La nomina di Marra junior, come quelle di Marra senior e dell’ex capo della segreteria Salvatore Romeo sono già all’esame della procura e potrebbero costare alla prima cittadina un avviso di garanzia per abuso d’ufficio.
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La ricostruzione
L’inchiesta su Raffaele Marra è nata per caso da verifiche su Manlio Vitale, «er Gnappa», un vecchio affiliato alla banda della Magliana che avrebbe ricattato Scarpellini. La procura ha ricostruito alcuni favori fatti dal costruttore al dirigente del Campidoglio, la compravendita dell’appartamento di via dei Prati Fiscali. In cambio l’ex braccio destro della sindaca si sarebbe messo al servizio dell’immobiliarista («Sono a disposizione», si è gloriato in un’intercettazione), sicuro del fatto suo anche grazie al ruolo forte che aveva nella giunta M5s. L’accusa ritiene che Marra abbia compiuto «una deviazione costante e attuale dai propri doveri». La difesa sostiene invece che i 376 mila euro dati da Scarpellini al dirigente per l’immobile era solo un prestito.

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La promozione di Renato Marra
È del 21 dicembre la delibera in cui l’Anac stigmatizza il conflitto di interessi sorto attorno alla promozione di Renato Marra, ritenendola decisa dal fratello maggiore. Raggi aveva assicurato all’Anticorruzione che il ruolo del capo del Personale era «stato di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali». Ma l’Autorità non aveva accettato la ricostruzione della sindaca e aveva trasmesso la sua delibera alla procura. – FONTE

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