No Tav, sentenza storica della Cassazione: opposizione sociale non è terrorismo

31/03/2017 – L’assalto al cantiere della Tav della notte tra il 13 e il 14 maggio 2013 non fu un atto terroristico per condizionare le decisioni dello Stato sull’alta velocità: lo ha definitivamente deciso la Cassazione, respingendo il ricorso della Procura generale di Torino che sottoponeva ai giudici supremi questa accusa nei confronti dei quattro imputati, Claudio Alberti, Niccolò Blasi, Chiara Zenobi e Mattia Zanotti. Dopo che già la Corte d’Assise e la Corte d’Assise d’appello l’avevano respinta. La Cassazione ha però confermato per tutti e quattro la condanna a tre anni e sei mesi per reati come resistenza, detenzione di armi e violenza.

Il caso fece molto scalpore perché per la prima volta la procura di Torino, di questo processo erano titolari in primo grado i pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, provo a contestare la matrice eversiva degli assalti al cantiere dell’alta velocità. La procura generale ci è ritornata anche in appello, affidando l’estremo compito al procuratore generale in persona, Marcello Maddalena che ha sostenuto l’accusa al suo ultimo processo prima della pensione. Ma i quattro imputati erano già stati scagionati a più riprese dalla Cassazione (nelle impugnazioni delle misure cautelari) da questa accusa. “Non facciamo nessuna confusione tra responsabilità individuale e collettiva – aveva detto Maddalena davanti alla Corte d’Assise d’Appello – ed e’ giusto che gli imputati rispondano esclusivamente di quello che hanno commesso. Non si puo’ pero’ ignorare che sapessero benissimo il contesto in cui la loro azione sa inseriva e come la stessa fosse destinata a proiettarsi nel futuro. Gli imputati si riconoscono nelle tappe piu’ cruente della lotta contro la Tav e questo e’ un passaggio importante per poter valutare l’entita’ della pena”.

L’assalto a Chiomonte avvenne la notte tra il 13 e il 14 maggio del 2013 e si concluse in brevissimo tempo con il danneggiamento di un compressore, senza feriti. I lavori per il sondaggio geodetico furono interrotti solo per mezz’ora. I quattro imputati non hanno fatto ricorso contro la condanna e hanno già scontato quasi tutta la pena ai domiciliari, ora gli resta solo qualche mese. Nel chiedere il rigetto del ricorso della Procura di Torino, l’avvocato Claudio Novaro aveva sottolineato che “non si può considerare terrorismo tutta l’opposizione sociale” e che l’assalto a Chiominto “non era un’azione in grado di far retrocedere lo Stato”. Il Pg della Cassazione voleva invece un nuovo esame della vicenda. – «Abbiamo perso il conto ma ancora una volta (la terza) la Cassazione ha respinto il ricorso della procura generale di Torino che continuava a sostenere il reato di terrorismo per Chiara Claudio Mattia e Niccolò – scrive il movimento NoTav – fin dagli arresti, a partire dai soliti pm con l’elmetto, Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, e poi il procuratore generale Marcello Maddalena (che ha sostenuto l’accusa di persona al suo ultimo processo prima della pensione) hanno sempre percorso la strada di quest’accusa, provando a marchiare con il reato più grave, un movimento e i suoi appartenenti.

Operazione portata avanti con metodo (e con l’assordante silenzio di tutti quei sinceri democratici dei quali abbiamo perso traccia, con il triplice intento di incarcerare quattro ragazzi per lungo tempo, spaventare tutti i notav e marchiare in maniera indelebile un movimento popolare con molto consenso per dargli, a pensiero loro, il colpo di grazia per sconfiggerlo.

Non possiamo dirci soddisfatti fino in fondo perché è stata confermata la condanna a tre anni e sei mesi ( l’unico ferito continua ad essere un compressore) però vedere battuti i togati in mimetica ed elmetto, dai loro stessi tribunali, ci da soddisfazione.

Ma non soddisfazione di cui gioire perché qui rimane un nodo da sciogliere grosso come una casa: fino a quando sarà permesso a questa cricca di agire in tal modo comminando anni di galera, arresti e misure restrittive a tutti, dopando ogni reato o presunto tale?

Non c’è nulla di strano per tutti quei sinceri democratici che si troveranno in questi giorni alla Biennale della Democrazia a discutere di diritti, se per un blocco stradale, come avvenuto oggi, 12 notav vengono condannati a 24 anni di carcere? E’ normale continuare a considerare affidabile e capace un pool di pm e il loro procuratore generale, ai quali cade più volte in malo modo la credibilità sui processi di punta (per loro chiaro) come questo?

Ma sì tutto normale, basta non voler guardare i fatti per quello che sono e non proiettare un documentario che narra di una parte di questi fatti con prove ed atti processuali come ARCHIVIATO. L’obbligatorietà dell’azione penale in Valsusa che proietteremo autonomamente sabato 1 aprile 2017, alle ore 18,00, presso il Maneggio della Cavallerizza Irreale in Torino, via Verdi n. 9».

Intanto, venerdì sera, alla vigilia delle controcelebrazioni dei Trattati di Roma, a Bussoleno l’assemblea del popolo notav ha deciso una grande manifestazione popolare per sabato 6 maggio. Da Bussoleno a San Didero, con la partecipazione, a fianco del movimento e dei sindaci della Valle, tra gli altri, di una delegazione delle Brigate di Solidarietà Attiva, impegnate da tempo nel terremoto del centro Italia, di cittadini di Amatrice e delle Mamme della Terra dei Fuochi. Alla manifestazione si arriva dopo fatti importanti come la firma della ratifica del trattato tra Italia e Francia, la fine ( a modo loro) del tunnel geognostico e le lettere di esproprio recapitate in Valle da Telt. «C’eravamo, Ci siamo, Ci saremo. Sempre!», si legge sui siti di movimento. Con un post scrittum: «Visto quanto successo a Roma, con il sequestro preventivo di oltre 120 manifestanti, tra cui molti notav, ai quali è stato impedito di partecipare alla manifestazione contro questa Unione Europea, annunciamo da subito che non accetteremo questo tipo di divieti e di limitazione dei diritti alla libera circolazione e alla libertà di manifestare il proprio pensiero, e ci organizzeremo e ci tuteleremo per permettere a tutti e tutte la partecipazione alla manifestazione».
FONTE
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