Biologa italiana scopre il bruco che mangia la plastica: (Video) un verme in grado di mangiare e degradare in pochissimo tempo il materiale

29/04/2017 – Diamo la spazzatura in pasto ai vermi. La plastica, più precisamente: in futuro, auspicabilmente, saranno delle larve ad aiutarci nel riciclo di sacchetti, bottiglie e shopper di polietilene, uno dei materiali plastici più comuni. La notizia si deve a uno studio appena pubblicato su su Current Biology, i cui autori hanno scoperto che le larve della tarma della cera (Galleria mellonella), noti parassiti degli alveari, sono in grado di mangiare e degradare la plastica, fornendo così un valido strumento per combattere l’inquinamento dovuto alì materiale, che ha lunghissimi tempi di decomposizione. “La natura è sorprendente”, spiega Federica Bertocchini del Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo. “Guardando intorno a noi, abbiamo trovato la soluzione”.

La ricerca, coordinata dall’Università di Cambridge in collaborazione con l’Istituto di biomedicina e biotecnologia della Cantabria (Spagna) è avvenuta per caso, quando Bertocchini, apicultrice amatoriale, ha cominciato a pulire le sue arnie dai parassiti della cera delle api.

Dopo averli posti in una busta di plastica, la ricercatrice ha notato che in pochissimo tempo il sacchetto si era riempito di piccoli forellini.“Mentre pulivo le mie arnie, ho raccolto i vermi in un sacchetto di plastica”, spiega la ricercatrice. “Dopo un po’ ho notato che il sacchetto di plastica era pieno di buchi”.

Diamo la spazzatura in pasto ai vermi. La plastica, più precisamente: in futuro, auspicabilmente, saranno delle larve ad aiutarci nel riciclo di sacchetti, bottiglie e shopper di polietilene, uno dei materiali plastici più comuni. La notizia si deve a uno studio appena pubblicato su su Current Biology, i cui autori hanno scoperto che le larve della tarma della cera (Galleria mellonella), noti parassiti degli alveari, sono in grado di mangiare e degradare la plastica, fornendo così un valido strumento per combattere l’inquinamento dovuto alì materiale, che ha lunghissimi tempi di decomposizione. “La natura è sorprendente”, spiega Federica Bertocchini del Consiglio nazionale delle ricerche spagnolo. “Guardando intorno a noi, abbiamo trovato la soluzione”.

La ricerca, coordinata dall’Università di Cambridge in collaborazione con l’Istituto di biomedicina e biotecnologia della Cantabria (Spagna) è avvenuta per caso, quando Bertocchini, apicultrice amatoriale, ha cominciato a pulire le sue arnie dai parassiti della cera delle api.

Dopo averli posti in una busta di plastica, la ricercatrice ha notato che in pochissimo tempo il sacchetto si era riempito di piccoli forellini.“Mentre pulivo le mie arnie, ho raccolto i vermi in un sacchetto di plastica”, spiega la ricercatrice. “Dopo un po’ ho notato che il sacchetto di plastica era pieno di buchi”.

Bertocchini si è così messa subito in contatto con Paolo Bombelli e Chris Howe dell’Università di Cambridge per svolgere alcuni esperimenti in laboratorio.

Il team di ricercatori ha così posto vicino a una busta di plastica un centinaio di larve, osservando che dopo una quarantina di minuti la busta presentava già le prime larve e dopo 12 ore erano spariti ben 92 milligrami di plastica. Dalle analisi, i ricercatori hanno dimostrato che il processo di digestione delle larve stava degradando la plastica tramite la rottura del legame chimico del polietilene per convertirlo in glicole etilenico, un composto organico usato nella produzione di polietilene che si biodegrada in poche settimane.

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Normalmente, una busta di polietilene impiega più di 100 anni per degradarsi. “La plastica è un problema globale. Al giorno d’oggi, infatti, i rifiuti plastici si trovano ovunque, soprattutto in fiumi e oceani”, spiega l’autrice. Un tasso di degradazione, quello delle tarme della cera, che i ricercatori ritengono essere molto rapido: altri metodi per degradare il polietilene, come l’utilizzo di sostanze corrosive come l’acido nitrico o di alcuni batteri, impiegano mesi per decomporre il materiale. “Non sappiamo come questa capacità si sia evoluta nei vermi della cera, ma potrebbe essere che la decomposizione della cera e della plastica avvenga con un processo chimico quasi uguale. Infatti, cera e polietilene hanno una struttura chimica simile”, spiega ancora Bertocchini. “Se esiste la possibilità che ci sia una molecola responsabile di questo processo, bisognerà isolarla e riprodurla su larga scala, e utilizzarla quindi per degradare i rifiuti di plastica”. – FONTE
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