Sperimentazioni su pazienti e mazzette dalle case farmaceutiche, ecco il “padre della legge 38”

11/05/2017 – Avrebbe lucrato sui malati, sperimentando illegalmente farmaci su di loro e intascandosi in questo modo profumate tangenti dalle case farmaceutiche. Il suoi traffici erano diventati un tale business da consentirgli di mantenere uno yacht per le vacanze con la sua famiglia. E in un Paese come il nostro, nel quale il 20% delle persone soffre di disturbi cronici legati al dolore, chi meglio poteva sponsorizzare i prodotti delle case farmaceutiche, che, secondo quanto emerso dalle prime indagini lo remuneravano a dovere, se non il “padre della legge 38”?

Eh già, perché Guido Fanelli, questo il nome del luminare sessantaduenne, nonché primario della struttura di Anestesia, Rianimazione e Terapia dell’Azienda Ospedaliera universitaria di Parma, era stato consulente tecnico del governo e presidente della Commissione istituita ad hoc dal 2008 al 2015 presso il ministero della Salute. Aveva dunque contribuito alla stesura di quella legge nella quale si definisce il dolore una malattia da curare con primo intervento.

Negli anni successivi, Fanelli era arrivato fin davanti all’Onu grazie alle sue competenze, compiendo apparizioni in programmi tv e in numerose conferenze.

“Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io, ho creato un sistema”, riportano le intercettazioni dei carabinieri. E poi ancora: “Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe. Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con diciannovemila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perché con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo”.

Poteva contare sull’aiuto di tutta la famiglia, Guido Fanelli, il luminare delle cure palliative considerato da Procura di Parma e da Nas il cuore dell’organizzazione scoperta con l’operazione Pasimafi, che ieri ha portato a 19 arresti fra dirigenti medici e imprenditori del settore farmaceutico, e 75 indagati.
Il figlio Roberto era a capo della Crag Up, una delle società di comodo per il riciclaggio del denaro, la moglie di Fanelli, Fiorella Edi Nobili, era invece referente come dirigente medico in Lombardia mentre l’altro figlio, Andrea, avrebbe redatto lavori scientifici richiesti ad hoc dalle case farmaceutiche dall’alto del suo ruolo in una struttura medica di Bologna. Tutti e tre risultano ora indagati assieme ad altre 53 persone.
Intanto emerge come l’Azienda Ospedaliero-Universitario avesse già sollecitato l’Università di Parma a sospendere il professor Fanelli dal suo incarico di dirigente della 2a Rianimazione dell’Ospedale di Parma. Richiesta avanzata nel 2016 ma mai recepita dall’ateneo parmigiano.

Nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza sui rapporti fra sanità pubblica ed imprese farmaceutiche che ha portato all’arresto del professor Guido Fanelli, vi sono anche le intercettazioni choc: “Se muoiono 100 persone con questo filtro non va in galera nessuno…».

L’intercettazione, datata 2015, rivela come l’organizzazione considerava il ruolo della ricerca scientifica nel delicato campo delle cure palliative. Una rete rodata, composta da dirigenti medici, componenti del Ministero della salute e 17 aziende farmaceutiche in grado di effettuare senza alcuna remora ricerca non autorizzata su ignari pazienti.

Le indagini dei Nas di Parma portano così alla luce un intero sistema attorno al quale gravitano i conti di 17 aziende farmaceutiche importanti, dalla Grunenthal alla Mundipharma, passando per la Angelini o la Molteni.

Tra i reati si va dalla mazzetta alla sponsorizzazione occulta e illecita di convegni medici, sino a favori in concorsi universitari. Secondo quanto emerso dalle indagini, il business di Fanelli sarebbe iniziato con la raccolta fondi e finito in un sistema di riciclaggio. E i pazienti erano ignari di tutto.

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In alcuni centri controllati dal dirigente medico venivano sembrerebbe venissero condotte sperimentazioni cliniche illegittime su di loro somministrando alcuni farmaci, i cui risultati venivano rivenduti poi alle case farmaceutiche. Pilotati da queste ultime erano anche convegni e pubblicazioni.

l soldi venivano poi riciclati attraverso un giro di società minori e difficilmente rintracciabili, come quella intestata al figlio di Fanelli, proprietaria di fatto di diversi e prestigiosi immobili, macchine di lusso e una barca, la “Pasimavi V”.

Sette le regioni coinvolte nelle indagini. Come ricorda il capitano Gianfranco Di Sario, sono stati sequestrati “470 mila euro” ma “l’indotto di denaro e il giro di soldi, per queste persone che trattavano il dolore come un affare, potrebbe essere di centinaia di milioni di euro. Il tutto sulle spalle dei pazienti”. Da questa mattina Fanelli è agli arresti domiciliari accusato di corruzione e riciclaggio. – FONTE
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