Arrestata, presidente antiracket Salento: truffa sui fondi per le vittime di mafia /video

12/05/2017 – Un sistema per frodare i fondi destinati alle vittime di racket e usura e avere accesso ai fondi messi a disposizione dal Fondo di solidarietà. Lo ha scoperto la guardia di finanza di Lecce scatenando una bufera giudiziaria che si è abbattuta sull’amministrazione comunale salentina nel giorno in cui si avvia la presentazione delle liste elettorali per le elezioni dell’11 giugno. L’inchiesta sui presunti illeciti in alcune attività dello Sportello antiracket ha portato all’arresto della presidente dell’associazione, Maria Antonietta Gualtieri, della sua stretta collaboratrice Serena Politi e di due funzionari del Comune di Lecce: Pasquale Gorgoni dell’ufficio Patrimonio (già coinvolto nell’inchiesta sulle assegnazioni delle case popolari) e Giuseppe Naccarelli dell’ufficio Ragioneria.

Gli sportelli aperti solo sulla carta. Gualtieri, secondo gli investigatori, avrebbe promosso a Lecce, Brindisi e Taranto l’apertura degli Sportelli antiracket, ma soltanto sulla carta. In realtà gli sportelli, secondo quanto emerge dall’indagine, sarebbero fittizi: attraverso una falsa rendicontazione di spese sostenute per il personale, acquisizione di beni e servizi o di trasferte mai sostenute, attestavano falsamente la loro operatività relativa al servizio di assistenza fornito alle vittime e al numero di denunce raccolte, alterando anche il raggiungimento degli obiettivi richiesti dal progetto.
Le somme restituite in contanti. L’associazione antiracket gestita da Gualtieri, secondo l’accusa, con l’appoggio di professionisti compiacenti – avvocati, commercialisti, esperti del settore bancario – avrebbe anche stipulato contratti di collaborazione fasulli con dipendenti esistenti soltanto sulla carta, emettendo buste paga fasulle per prestazioni mai effettuate. Le somme indebitamente percepite dai fittizi collaboratori grazie alle false rendicontazioni presentate all’ufficio del commissario Antiracket – secondo quanto accertato dagli investigatori – venivano successivamente restituite in contanti alla stessa presidente dell’associazione.

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Gli altri indagati. Politi è agli arresti domiciliari. Gli altri tre sono stati condotti in carcere dopo aver assistito alle perquisizioni nei rispettivi uffici e abitazioni. Le ipotesi di reato – contestate nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanni Gallo su richiesta dei sostituti procuratori Massimiliano Carducci e Roberta Licci – sono corruzione e truffa e riguardano le azioni di un presunto sodalizio criminale che sarebbe capeggiato proprio da Gualtieri. Un provvedimento di interdizione dai pubblici uffici è stato emesso nei confronti dell’assessore comunale al Bilancio, Attilio Monosi (anch’egli coinvolto nell’inchiesta sugli alloggi popolari), candidato al consiglio comunale in una delle liste che sostengono il candidato sindaco del centrodestra Mauro Giliberti.

Sequestrati 2 milioni di euro. Proprio nelle ore in cui la guardia di finanza stava notificando le ordinanze del gip, a Palazzo Carafa era in programma la presentazione ufficiale dei candidati. In totale sono quattro le ordinanze di custodia cautelare (tre in carcere e una ai domiciliari) disposte dal gip, sette le misure interdittive dai pubblici uffici e 32 sono le persone indagate. Sequestrato anche l’equivalente di somme indebitamente percepite dal ministero dell’Interno, pari a 2 milioni di euro.

Il coinvolgimento del Comune. Un altro capitolo dell’inchiesta ha riguardato le presunte collusioni con pezzi dell’amministrazione comunale di Lecce. A partire da un funzionario pubblico che avrebbe fatto carte false per far sì che alcuni lavori di ristrutturazione dell’ufficio dello Sportello antiracket venissero pagati dal Comune anziché dal commissario Antiracket. L’obiettivo – secondo la tesi investigativa – era agevolare il costruttore che ha effettuato i lavori e che avrebbe poi avuto un occhio di riguardo per il funzionario pubblico per altri interventi eseguiti nella sua abitazione. FONTE

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