Intercettazioni, gli audio dei carabinieri ‘giustizieri’: “I profughi? Sono solo scimmie”

18/06/2017 – Sono otto le misure cautelari emesse ieri dopo la richiesta del Pm di Aulla, Alessia Iacopini. Arresti che hanno dimezzato la caserma dei carabinieri della cittadina in procincia di Massa Carrara.

Gli indagati sono 22, tra cui il maresciallo della stazione della Lunigiana (sospeso dal servizio), il brigadiere Alessandro Fiorentino (arrestato) e i carabinieri Ian Nobile, Gianluca Granata e Luca Varone (ai domiciliari). Altri militari hanno dovuto cambiare città a seguito del divieto di permanenza nella zona.



Dalle carte dell’inchiesta, pubblicate da Repubblica, emerge uno spaccato inquietante della caserma. Tutto nasce dalla denuncia di un avvocato che qualche tempo fa stava assistendo un marocchino che aveva denunciato uno dei carabinieri per un presunto pestaggio subito a seguito di un fermo. Il militare avrebbe chiesto al legale di ritirare la denuncia, altrimenti avrebbe potuto toglierle la patente “e mandarla a casa a piedi”.

“Non è possibile che un marocchno denuncia un carabiniere”, avrebbero ragionato tra loro i carabinieri. A guidare questa sorta di “squadra” speciale sarebbe stato il maresciallo Alessandro Fiorentino, che un collega descrive come “uno dei più cattivi del mondo”: Una volta c’avevano il terrore… arrivava Fiorentino”. Ma non è tutto. Perché le microscpie piazzate dagli investigatori, supportati dal comando provinciale e regionale dell’Arma, avrebbero registrato delle conversazioni choc all’interno delle auto di servizio.

“I negri sono degli idioti, sono delle scimmie”, si legge – dice Repubblica – nei verbali di chiusura indagine. “Profugo? Io ti do una randellata nel muso se non stai zitto”. E ancora: “Se vieni fuori ti stacco la testa, quando vuoi e dove vuoi”. “Io non lo so se riuscirei ad ammazzare una persona, anche se è un marocchino, eh! Però una fraccata di legnate gliele darei! Ma una fraccata, eh. Anche del tipo lasciarlo permanentemente zoppo”. Uno dei carabinieri sosteneva invece che “importare tutti questi negri abbassa il livello culturale dell’Europa”, mentre un altro collega “plaudiva a Mussolini che ‘tutte saponette ha fatto'”.

L’unico degli avvocati della difesa che sta difendendo i militari ha detto che “il mio assistito respinge tutte le accuse”. Secondo il pm infatti i militari, oltre alle armi di servizio, sarebbero stati soliti utilizzare taser, coltelli e un’ascia tenuta nell’auto di servizio. “Vediamo i due negri che scappano – si leggerebbe in una intercettazione – Pino esce di qua e gli corre dietro a uno, io esco di là e corro dietro a un altro nel bosco… Minchia le botte che hanno preso quei due negri, penso che se lo ricorderanno finché campano… lo saccagnavamo di botte perché non voleva entrare in macchina… quante gliene abbiamo date! Ahaaha! Entra dentro la macchina, negro di m…”. Oppure contro un clochard polacco: “Ehi mister, metti qua la mano… Cosa stai facendo? Te la spezzo?”. Poi, secondo Repubblica, “lo costringono a mettere le mani sull’auto e le percuotono con il manganello”. Punizioni corporali che sarebbero state inflitte anche a un cittadino nordafricano: lo avrebbero sbattuto in terra per poi “schiacciargli la faccia sull’asfalto con una scarpa, infilargli la canna della pistola in bocca”.

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A stupire gli investigatori, però, è stato soprattutto quella sorta di patto di sangue stipulato tra i carabinieri che si sarebbero macchiati dei reati loro attribuiti. A un nuovo arrivato, uno degli anziani avrebbe infatti detto: “«La regola madre per fare il carabiniere, la regola più importante che, ahimè, purtroppo alcuni colleghi non rispettano è: quando se esce insieme, quelle sei ore, quello che succede all’interno della macchina non deve scoprirlo nessuno…. Niente! È cosa nostra. Proprio come la mafia! Quello che succede qua non se deve venì a scoprì..” – FONTE

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