Tutti in piedi applausi per Marco Travaglio: “Qual è il peccato commesso da Matteo Renzi per aver attirato su di sé un odio così intenso?”

20/07/2017 – “Che bel vedovo!”, esclama Adolfo Celi alias professor Sassaroli nel film Amici miei Atto II alla vista di Alessandro Haber nei panni del giovane Paolo, raccolto dinanzi alla tomba della moglie Adelina prematuramente scomparsa.

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Bruciando sul tempo i compari Mascetti, Melandri e Necchi che vorrebbero accaparrarselo, non ammette ragioni: “L’ho visto prima io”. E parte con lo scherzo, un capolavoro di humour nero: si piazza alle spalle di Paolo e inscena un commosso elogio funebre “della nostra adorata Adelina, moglie e amante impareggiabile”, millantando una lunga relazione carnale con lei durante i viaggi di lavoro del marito in Germania (“Non si deve mai andare in Germania, Paolo”). Questi abbocca all’istante e prende la tomba a calci e a sediate, strillando: “Impareggiabile puttana, troia, puttanona infame!”.

Ora il professor Massimo Recalcati, praticamente psicanalista, ci perdonerà se l’altroieri, leggendo su Repubblica il suo straziante elogio funebre dell’adorato (da lui) e odiato (da tutti gli altri) Matteo, premier e amante impareggiabile, abbiamo pensato per un attimo al giovane Paolo e alla sua Adelina.

E se ieri, inerpicandoci nel dibattito aperto da Repubblica sul decisivo tema “Matteo Renzi: perché si ama o si odia il segretario”, con il filosofo Roberto Esposito, lo storico Guido Crainz e lo storico dell’arte Tomaso Montanari intenti a spiegare al professor Recalcazzola le ragioni di tanto odio per il suo Matteo, il nostro pensiero è subito corso al perfido Sassaroli. scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale del 19 luglio 2017, dal titolo “Che bel vedovo”.

Il direttore del Fatto continua: “E ci siamo detti: ma perché sporcare con critiche oggettive e dunque spiacevoli un sentimento puro e incontaminato come il lutto dello psicanalista innamorato, in gramaglie per l’improvvisa, prematura dipartita dell’Amato?



Non era meglio lasciarlo solo nel suo dolore, o parteciparvi con un biglietto di condoglianze, un mazzo di crisantemi, un cuscino floreale accompagnati da qualche pietosa bugia bianca, di quelle che si usano per rincuorare i congiunti persino alla scomparsa dei peggiori stronzi che, una volta morti, diventano immancabilmente buoni, belli, onesti, padri affettuosi e mariti esemplari? A sette mesi dal fatale 4 dicembre 2016, data del suicidio referendario di Matteo, il vedovo inconsolabile Recalcazzola non s’è ancora riavuto. Non si dà pace, non si rassegna all’ipotesi del suicidio, vede complotti omicidi dappertutto.

“Qual è –si domanda affranto- il peccato commesso da Matteo Renzi per aver attirato su di sé un odio così intenso?… È un odio pre-politico o politico?”, frutto magari di “logiche più arcaiche, più viscerali, più pulsionali?”.

E si risponde: “L’odio della sinistra è il vero nodo della questione” (…..)”

Articolo completo su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.

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