Inchiesta Popolare di Vicenza, per accedere agli atti della procura servono 75mila euro

29/07/2017 – Non c’ è pace per i risparmiatori veneti finiti nell’ inchiesta Bpvi. Non solo per far valere le proprie ragioni in tribunale bisognerà sborsare un patrimonio (quasi 75mila euro), ma si rischia anche di trovare un organico di toghe in forte carenza proprio nel momento in cui nelle aulee di tribunale veneti arrivano alcuni dei processi finanziari più importanti degli ultimi anni. Per fare un esempio a tutt’ oggi al tribunale di Treviso sarebbero previsti, da pianta organica, dodici magistrati, ma al momento sono soltanto otto quelli in servizio. E sembra che non ci sia la corsa a prendere servizio.

La vicenda che ha suscitato più clamore è sicuramente la scoperta che per aver accesso agli atti giudiziari del processo che vede coinvolto anche l’ ex presidente Gianni Zoni, bisognerà sborsare 74.980,31 euro.

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È questo il costo matematico calcolato (tariffari del ministero di Giustizia), per prendere visione di oltre un milione 165mila pagine scansionate, oltre agli audio delle intercettazioni (1700 ore di conversazioni registrate), e alle registrazioni degli interrogatori. In tutto – ha svelato il Corriere della Sera, edizione di Treviso – circa 500 gigabyte. L’ enorme inchiesta su Bpvi (ora che la Procura ha chiuso le indagini preliminari della prima trance), ha partorito una massa tale di atti da far lievitare il costo a pagina previsto dalle norme. I 75mila euro di marche da bollo devo essere apparsi tanti anche alla procura di Vicenza che ha voluto controllare l’ esattezza dei conteggi con Via Arenula. Dal ministero – considerato che i diritti di segreteria vengono calcolati sul numero di pagine e non sul singolo cd – pare abbiano confermato il conteggio. Ovviamente i risparmiatori, che aspettano il processo per far valere le proprie ragioni, si sentono nuovamente presi per i fondelli: «La spesa è scandalosa per noi, probabilmente non per gli indagati che hanno guadagnato un sacco di soldi», ironizza Luigi Ugone, presidente dell’ Associazione “Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza”, ben 1700 soci, pronti a far sentire la propria protesta. Luigi Ugone che ha già scritto al ministro Andrea Orlando, chiedendo come associazione senza scopo di lucro di potersi «inserire come parte civile nel processo col patrocinio gratuito al fine di divulgare ai quasi 2mila soci che rappresento e a qualunque altro interessato i documenti che necessitano».

Proprio per tentare di ovviare alle polemiche la Procura – forse anche per superare il paradosso burocratico dell’ accesso agli atti a titolo (iper)oneroso per dei risparmiatori già beffati – ha approntato un vademecum pensato appositamente per soci e obbligazionisti e ad ottenere così il cd con una piccola parte degli atti (al costo di 92,30 euro), che però rischia di aumentare a 3.342 euro (se si vogliono controllare anche gli allegati). E’ una «selezione degli atti più importanti», spiega il procuratore aggiunto Orietta Canova, «per agevolare le valutazioni sulle singole posizioni e sulla possibilità di costituirsi parte civile nel processo».



Se c’ è chi si lamenta dei costi burocratici per difendersi o per far valere le proprie ragioni, è più che concreto il rischio che tutte le inchieste sul sistema bancario veneto portino ad un ingolfamento delle aulee giudiziarie. Sempre ieri è saltato fuori che al Tribunale di Treviso (ma il problema d’ organico è comune a tutto il Veneto), non c’ è la corsa per rimpolpare gli organici.
«La difficoltà a trovare magistrati che siano disponibili ad un cambio di sede non è legata alla città», assicura Pierantonio Zanettin, membro laico del Consiglio superiore della magistratura (Csm), «il nodo è che non ci sono abbastanza magistrati in Italia, ne mancano circa mille, è una questione che già avevamo sollevato quando il ministro Orlando ha aumentato gli organici tabellari». Un aumento tabellare che però non ha comportato un completamento dell’ organico. di Antonio Castro

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