Foggia, agguato in strada al boss: 4 morti. Freddati due contadini testimoni involontari (VIDEO)

10/08/2017 – Venti morti dall’inizio dell’anno, uno ogni dieci giorni negli ultimi mesi. E le istituzioni tacciono sul dilagare di clan che si fanno la guerra e mietono vittime anche tra cittadini innocenti. Un pezzo del Paese è nelle mani della “quarta mafia”, quella foggiana, che agisce anche nei luoghi popolati da turisti. Il business principale è la droga, ma anche le estorsioni che traggono profitto proprio dal turismo.

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Ieri si è consumata l’ultima faida mafiosa. Una pioggia di proiettili. E una strada di solito poco trafficata che si trasforma in una scena da Far West. La strage era stata pianificata nei minimi dettagli. Tutto è accaduto in pochi minuti intorno alle 10 sulla strada provinciale 272, nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis, in provincia di Foggia: quattro persone uccise da un commando armato e formato, forse, da quattro o cinque killer. Le vittime erano a bordo di due mezzi, trovati a una distanza di circa 500 metri l’uno dall’altro: due uomini sono stati uccisi mentre erano su un Maggiolone Wolkswagen blu scuro, gli altri due erano in un Fiorino bianco.

· IL BOSS NEL MIRINO
L’obiettivo dei killer era nel Maggiolone: si tratta del boss Mario Luciano Romito, cinquant’anni, di Manfredonia, a capo dell’omonimo clan che negli ultimi anni si è contrapposto al clan Li Bergolis nella cosiddetta ‘faida del Gargano’. Con lui, nella vettura, c’era il cognato Matteo De Palma, che gli faceva da autista, anche lui morto all’istante. Secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del comando provinciale di Foggia, un’automobile con i sicari a bordo avrebbe affiancato il Maggiolone e i killer avrebbero aperto il fuoco con un fucile d’assalto kalashnikov Ak-47 e un fucile da caccia calibro 12, uccidendo sul colpo con una sventagliata di proiettili Romito e De Palma.



LA CACCIA AI TESTIMONI
Poi il commando si è messo all’inseguimento del Fiorino a bordo del quale stavano tentando di fuggire due contadini, testimoni scomodi – a quanto sembra – del duplice omicidio. I due agricoltori, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, di San Marco in Lamis, rispettivamente di 47 e di 43 anni, hanno visto uccidere e hanno capito di essere in pericolo: avrebbero tentato la fuga, ma sono stati raggiunti e uccisi. Uno dei due contadini ha cercato anche di fuggire a piedi, ma i killer non hanno avuto alcuna pietà e hanno continuato a sparare.

Uno dei due fratelli era ancora vivo quando è stato trasportato nell’ospedale di San Severo, dove però è morto poco dopo. Nel Fiorino sono stati trovati dai carabinieri attrezzi utilizzati per coltivare la terra e raccogliere verdure: i due agricoltori nulla avevano a che fare, secondo quanto emerso finora, con il boss e il cognato. Questi ultimi probabilmente erano arrivati per un appuntamento che si è rivelato invece essere una trappola mortale. L’agguato è stato compiuto da un gruppo di feroci criminali per affermare il proprio potere. FONTE

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