I vaccini obbligatori, la Lombardia tira dritto sulla proroga di 40 giorni

01/09/2017 – Sui vaccini la Lombardia va dritta per la propria strada, anche se il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ieri è stata netta: «La scelta della Regione è fuorilegge». Ma l’assessore della Sanità Giulio Gallera non retrocede: «Escludere un bambino perché i genitori non hanno presentato la documentazione entro il 10 settembre, magari per una distrazione o perché hanno bisogno di ottenere più informazioni, è un errore madornale». Dunque, nessuno fuori, almeno per quanto riguarda i nidi, di competenza regionale, fino al termine di un percorso di 40 giorni («Le scuole avranno 10 giorni di tempo per segnalarci chi non è in regola. Nei successivi 15 giorni i genitori verranno invitati a un incontro, entro altri 15 dovrà essere eseguita la vaccinazione. Solo chi neanche per quel momento sarà a posto, sarà considerato inadempiente (ossia inammissibile a scuola, ndr)». Per motivare la scelta — che rischia a Milano di portare a situazioni paradossali con due fratelli non in regola, uno ammesso al nido e l’altro fuori dalle materne di competenza comunali — il Pirellone ora invia una lettera ai ministri Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli.

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Scelta in dissenso
Polemiche. Pasticci. E caos per le famiglie. Il decreto del ministro alla Salute Beatrice Lorenzin, convertito in legge lo scorso 28 luglio, stabilisce l’obbligo di dieci vaccini per l’ingresso a scuola. E nella circolare attuativa del provvedimento, che risale al 16 agosto, viene specificato in modo chiaro: «Per l’anno scolastico 2017/2018 sono state previste disposizioni transitorie. In particolare, la documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni ovvero l’esonero, l’omissione o il differimento delle stesse o la prenotazione di appuntamento per l’effettuazione della vaccinazione presso la Asl, dovrà essere presentata entro il 10 settembre». Le mamme e i papà che hanno i figli non in regola — solo a Milano almeno uno su sette — possono mandarli a scuola a patto che certifichino di avere preso un appuntamento per procedere con i vaccini. È su questo punto che la Lombardia sceglie di interpretare la legge in modo estensivo o di disattenderla: «Raggiungere l’obiettivo della legge significa far sì che le famiglie comprendano l’importanza delle vaccinazioni e si convincano a somministrarle ai propri figli». Di qui la decisione — bocciata dal ministero dell’Istruzione — di prevedere un ulteriore percorso di 40 giorni, successivi al 10 settembre, per convincere le famiglie che non hanno presentato i documenti.

Il pasticcio
La necessità di consentire la proroga nasce anche da una scelta precedente dell’assessorato alla Sanità, decisamente contestata. In Regione la presentazione dei documenti è stata posta a carico dei genitori. In altre Regioni invece, anche a guida centrodestra come la Liguria, sono state previste comunicazioni dirette tra scuole e Asl. In questo caso, ai genitori dei bimbi non in regola è arrivata a casa una lettera con la proposta di un appuntamento per procedere con la vaccinazione. E basta sottoscrivere la prenotazione per avere il via libera per l’ingresso in aula senza altri aggravi burocratici (e, quindi, presumibilmente senza il bisogno di concedere proroghe per possibili disattenzioni delle famiglie). Su questo punto esponenti di primo piano della Lega hanno contestato il modus operandi di Gallera: «Non ci convince la soluzione che ha trovato — scrivono il segretario lombardo della Lega Paolo Grimoldi e il presidente della commissione Sanità, Fabio Rolfi —. Sarebbe stato meglio utilizzare il modello della Liguria, con l’invio a domicilio alle famiglie dei bimbi non vaccinati di una lettera con la data di un incontro con le autorità sanitarie. Le famiglie sarebbero state notevolmente agevolate».



Il cambio di rotta
La stessa Fedeli incalza: «Varrebbe la pena — sottolinea il ministro — che anche la Lombardia lavorasse per semplificare, come stanno facendo ovunque è possibile». Dopo essersi difeso per giorni («La strada scelta è la più sicura»), adesso Gallera fa un passo indietro o, forse, in avanti a vantaggio delle famiglie: «È emerso il notevole aggravio di incombenze che la legge impone — ammette l’assessore —. Si è giunti alla conclusione che solo mediante l’invio diretto dei dati dalle scuole alle Ats (per la verifica dei bimbi vaccinati e non, ndr), si potrebbe giungere a una semplificazione sostanziale». Di qui la richiesta al Garante della privacy per procedere come le altre Regioni, senza violazione della riservatezza dei dati. Una richiesta altrove in Italia avanzata da giorni. – fonte
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