Vitalizi: fatta la legge, scoperto l’inganno. La Camera dice sì e spuntano i nomi dei parlamentari il cui assegno potrebbe aumentare

Alla fine di due giorni di passione, la Camera in data 26/07/2017 ha approvato la proposta di legge Richetti, per la riforma del trattamento pensionistico dei parlamentari. Con 348 voti favorevoli e 17 contrari, alla fine, le nuove regole sui vitalizi hanno ottenuto il benestare della Camera… Ma diventare legge è un’altra cosa. Infatti, quello che si è consumato ieri a Montecitorio non è altro che il primo atto di un lungo iter che prevede l’esame ed il voto al Senato; solo dopo l’approvazione di Palazzo Madama potremmo dire “addio” a vitalizi spropositati ed applicare anche ai parlamentari le stesse (rigide) regole imposte ai cittadini dalla Legge Fornero.

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Il Pd incassa la vittoria e la primissima reazione è quella di presentare il provvedimento come uno strumento di risparmio per i conti pubblici. Infatti, a differenza di quanto era stato stabilito nel 2012, l’applicazione della riforma Richetti dovrebbe essere retroattiva, andando a colpire anche gli assegni degli ex parlamentari e non solo quelli che matureranno il diritto al vitalizio a partire della data di approvazione della legge.

I tagli previsti, in media, secondo il Pd, dovrebbero aggirarsi su una percentuale del -40% facendo risparmiare alle casse dello Stato una cifra di tutto rispetto: circa 70 milioni di euro.

Ed infatti, in base a quanto prospettato dall’INPS, al momento 2.600 ex parlamentari ricevono in tutto 193 milioni di euro netti di vitalizio, ovviamente ogni anno. Applicando la regola del ricalcolo contributivo, proporzionato all’ammontare dei contributi versati e non alla percentuale degli ultimi stipendi, si dovrebbe passare da una media di 56.830 euro a una media di 33.568 euro.

Tuttavia, la riforma Richetti, nella quale sono confluite molte delle proposte presentate dal Movimento 5 stelle, non è tutta al risparmio come si potrebbe pensare. Infatti, se il Senato approverà il testo, diversi parlamentari – secondo le stima circa 117 – potrebbero perfino ottenere un aumento del proprio assegno pensionistico. Come per dire: fatta la legge, scoperto l’inganno!

Si tratta dei cosiddetti “highlanders” della politica, i deputati di lungo corso che hanno “soggiornato” più a lungo di altri tra gli scranni del Parlamento. Ed ecco il paradosso: la legge anti-casta infine, va proprio a favorire l’apice della casta stessa, coloro i quali sono riusciti, tra cambi di casacca e stagioni politiche difficili, a monopolizzare la cariche del Parlamento.

Al momento la lista dei 117 paperoni è top secret, ma la sua esistenza è confermata dal numero uno dell’Inps, Tito Boeri.

Ciononostante, a conti fatti, tra loro potrebbero rientrare: Publio Fiori (circa 10.000 euro di vitalizio) in parlamento per 27 anni o l’ex premier Filippo Maria Pandolfi (6.000 euro di vitalizio) a Montecitorio ininterrottamente per 26 anni dal 1968 al 1994. Ci sarebbero anche Alberto Michelini (5.600 euro), Paolo Cirino Pomicino (5.570), Gianni Rivera (5.205), Emma Bonino (6.700), Antonio Bassolino (3.000).



Ma la legge Richetti, nonostante gli sforzi dell’ampia maggioranza che ieri ha votato a favore (PD, Movimento 5 Stelle, Civici Innovatori, ALA-Scelta Civica, Fratelli d’Italia, Sinistra Italiana-Possibile e Lega Nord), potrebbe non vedere mai la luce, anche se dovesse ottenere il voto favorevole del Senato, finendo per dare ragione a Forza Italia e Mdp che ieri si sono astenuti dal voto.

Infatti, i deputati di FI sostengono che la legge anti-vitalizio sia incostituzionale perché deroga al principio di irretroattività della legge. Dunque, non è escluso che sulla vicenda si pronunci la Corte Costituzionale che potrebbe travolgere la riforma con una sentenza di illegittimità. Fonte IlFattoQuotidiano.it

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