Casa di Montecarlo e slot machine, per Fini è finita Indagini chiuse, cosa rischia ora l’ex leader di An

30/09/2017 – Non è finita. Anzi, le cose per Gianfranco Fini si stanno ingarbugliando sempre di più. È infatti di ieri la notizia che si avvia verso la chiusura l’indagine sull’imprenditore delle slot machine, Francesco Corallo, che vede tra gli indagati proprio l’ex leader di Alleanza nazionale insieme alla compagna Elisabetta Tulliani, il fratello di quest’ultima, Giancarlo e il padre Sergio. Secondo gli accertamenti del procuratore aggiunto Michele Prestipino e del pm Barbara Sargenti sarebbe stato commesso il reato di riciclaggio. I magistrati procederanno nei prossimi giorni con la chiusura delle indagini e questo comporterà la notifica alle parti, cioè agli indagati.

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L’inchiesta è la stessa che ha di fatto comportato la caduta del governo di Silvio Berlusconi nel 2011 e riguarda la compravendita della “famosa” casa di Montecarlo. L’appartamento in una delle vie più chic del Principato fu lasciato in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale, cioè il partito del quale Fini è stato “padre padrone” dalla sua fondazione al suo scioglimento. L’immobile, secondo quanto accertato, sarebbe stato acquistato da Giancarlo Tulliani (che è ancora latitante ed era stato fotografato negli Emirati Arabi Uniti con la fidanzata) grazie ai soldi di Corallo attraverso due società, “Printemps” e “Timara”, costituite proprio per questo scopo.

La compravendita fatta dal cognato dell’ex presidente della Camera sarebbe stata autorizzata, secondo gli inquirenti, dallo stesso leader politico. Questa ricostruzione è stata però sempre smentita dall’erede di Giorgio Almirante transitato negli anni anche dalla Farnesina e da Pazzo Chigi dove è stato vicepremier di Silvio Berlusconi. Fini, sentito dagli inquirenti il 10 aprile scorso, ha infatti affermato di non sapere che il cognato fosse l’acquirente finale dell’appartamento, di non essere stato mai informato di quell’operazione. Questa stessa tesi era stata sostenuta anche in una (difficile) puntata di Porta a Porta dedicata a quel caso. Al centro dell’indagine, per la verità, non ci sono l’ex deputato e inventore di Fli e la compagna, ma, soprattutto, le attività di Corallo.



L’imprenditore, secondo quanto accertato dai magistrati, avrebbe accreditato ai Tulliani, su un conto estero, circa 2 milioni e 400 mila euro per una «consulenza» che gli inquirenti giudicano fasulla e che sarebbe stata finalizzata proprio all’acquisto di quell’immobile, già rivenduto a terzi con un notevole guadagno. L’attività imprenditoriale dell’ex “re delle slot” sarebbe stata favorita, secondo quanto teorizzano i magistrati romani, anche grazie a leggi ad hoc, come il “decreto numero 78” del 2009 che garantiva ai concessionari dei video slot la possibilità di accedere, tramite specifiche garanzie, ai fondi per l’acquisto e per il collegamento delle macchine, approvato quando proprio il partito di Fini era al governo del Paese. Nonostante l’ ex segretario del Msi si sia sempre detto innocente e all’oscuro di tutto, abbia raccontato di dissidi e arrabbiature in famiglia, lo scorso febbraio il gip Simonetta D’Alessandro, accogliendo le richieste della Procura, aveva sequestrato 7 milioni di euro tra beni immobili, mobili e conti correnti, riconducibili alla famiglia Tulliani. Due mesi dopo aveva ordinato il sequestro di due polizze vita del valore complessivo di 934mila euro riferibili a Fini non risultando lui intestatario di beni registrati.

di Paolo Emilio Russo

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