Nave dell’ong sbarca a Palermo con centinaia di bimbi migranti

13/10/2017 – C’erano 241 persone sotto i diciott’anni a bordo della nave Aquarius dell’ong Sos Méditerranée, arrivata a Palermo con a bordo 606 migranti in totale, presi a bordo nel corso di sette operazioni di soccorso che si sono susseguite in meno di 36 ore. Tanti da farla ribattezzare come “la nave dei bambini”, perché mai tanti ne erano arrivati tutti insieme.

Sono 178 i minori non accompagnati, ma a bordo della nave arrivata in porto ci sono anche 11 donne incinte, due delle quali al nono mese di gravidanza e un neonato nato da appena una settimana.

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Storie di ripetuti stupri e di prigionia, ma anche di malnutrizione, e segni di ferite da machete e da arma da fuoco tra quelle dei migranti arrivati sulle coste italiane, mentre i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per le migrazioni (Oim) parlano di 2.775 migranti e rifugiati morti nel Mediterraneo dall’inizio del 2017. Nello stesso periodo 142.913 persone sono arrivate nel Vecchio Continente (erano 318.791 gli arrivi lo scorso anno), oltre il 75% delle quali in Italia.

È stata ribattezzata la nave dei bambini: la Aquarius di Sos Mediterranee è arrivata al Molo Quattroventi del porto di Palermo. Sono accolti dalla task force della prefettura di Palermo. I profughi provengono da diversi Paesi: Siria, Egitto, Mali, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Sudan, Marocco, Somalia, Eritrea, Senegal, Camerun, Nigeria, Liberia, Etiopia, Algeria, Ghana, Benin, Gambia, Yemen. Un naufrago su tre è un minore – spiegano da Sos Mediterranee -. A bordo ci sono anche 11 donne incinte, di cui due al nono mese di gravidanza, e un neonato di appena una settimana sono stati subito presi in carico dalla ostetrica di Medici senza Frontiere.

Diversi naufraghi presentano sintomi di malnutrizione e appaiono provati dalla prolungata mancanza di cure, un giovane porta i segni di ferite da arma da fuoco e da machete.
Numerose donne di origine subsahariana hanno dichiarato di essere state ripetutamente vittime di violenze sessuali e di essere state imprigionate per diversi mesi.

“Siamo fuggiti dalla Siria e siamo arrivati in Libia nel 2012. Ho lavorato nel settore delle costruzioni in Siria e in Libia ho continuato. Ma presto in questo Paese tutto è diventato caotico. In Libia non è più possibile accedere agli ospedali e ai servizi, non c’è più l’economia, non ci sono più soldi, né lavoro. Tutto ormai ruota intorno al racket e al traffico di esseri umani: a seconda della tua nazionalità ti viene chiesta una certa somma di denaro“, ha spiegato un siriano di circa sessant’anni ai volontari di Sos Mediterranee.



“Le diverse operazioni di salvataggio effettuate dimostrano che la crisi umanitaria nel Mediterraneo centrale continua o addirittura peggiora. Gli uomini, le donne e specialmente i tanti bambini salvati in mare scappano dal caos e dal clima di insicurezza e di violenza generalizzata in Libia. In mancanza di un’alternativa sicura, non hanno altra scelta che tentare la traversata del tratto di mare più mortale al mondo. Non possiamo che interpellare di nuovo le autorità nazionali ed europee sulla necessità urgente di mobilitazione di imbarcazioni di salvataggio nel Mediterraneo per intervenire in tempo, prima che le imbarcazioni di fortuna si rompano e affondino, non lasciando alcuna possibilità sopravvivenza ai loro passeggeri”, ha dichiarato Valeria Calandra, presidente di Sos Mediterranee Italia.
Intanto cresce il numero dei minori no accompagnati: sono oltre 7000 ragazzi che arrivano prevalentemente da Gambia, Guinea, Nigeria, Eritrea, Costa D’Avorio e hanno in media dai 15 ai 17 anni con circa 300 tutori volontari all’opera in Sicilia. Sono alcuni dei dati emersi a Palermo, nel corso di un incontro organizzato a Villa Zito da “Zonta Palermo” insieme a Fondazione Sicilia e “Defense for children”. fonte

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