Banca Etruria, chiesti oltre 400 milioni agli ex amministratori. C’è anche Papà Boschi

16/10/2017 – L’azione di responsabilità contro gli ex vertici di Banca Etruria ha portato alla richiesta di oltre 400 milioni di euro di danni.

L’azione di responsabilità chiama in causa oltre 30 persone fisiche, più il revisore dei conti della vecchia banca prima del commissariamento nel febbraio del 2015. Tra questi ci sono gli ex presidenti Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari e il consigliere Pier Luigi Boschi, padre del sottosegretario alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi.

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Oltre a tutti i consiglieri “finanziati” dalla banca con prestiti finiti in sofferenza. Come Augusto Federici, consigliere della banca e azionista del gruppo cementifero Sacci, esposto per 60 milioni nei confronti della banca. Come le operazioni in conflitto d’interesse imputate all’ ex presidente Rosi – presidente della coop edilizia La Castelnuovese – e al commercialista fiorentino Luciano Nataloni, che dal comitato crediti decideva affidamenti milionari alle aziende clienti del suo studio.

Proprio la gestione dei crediti, anche in conflitto d’interesse, è una delle condotte alla base dell’azione di responsabilità promossa del liquidatore della banca, Giuseppe Santoni. Oltre a questo, viene imputata la negligenza nella gestione dell’ istituto che avrebbe portato al depauperamento del patrimonio aziendale.



Quella di Etruria è l’ultima delle azioni di responsabilità ad arrivare in tribunale per quanto riguarda le quattro banche finite in risoluzione nel novembre del 2015. Tempi lunghi richiesti dal fatto che Etruria è stata l’ultima delle quattro ad essere commissariata, nel febbraio del 2015. Nel frattempo Etruria si avvia a scomparire. Dopo il cambio di nome in Banca Tirrenica deciso da Ubi subito dopo l’acquisizione, alla fine di novembre l’istituto aretino sparirà per essere assorbito in Ubi Banca. – FONTE

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