Pensioni, Consulta verso la bocciatura dei ricorsi contro lo stop della perequazione automatica

24/10/2017 – Taglio alle pensioni degli italiani, a cominciare da oggi. La Corte costituzionale esaminerà la rivalutazione automatica e secondo le indiscrezioni si va verso la bocciatura delle questioni di legittimità sollevate da numerosi tribunali e sezioni giurisdizionali della Corte dei Conti sul decreto Poletti. Il governo, allora guidato da Matteo Renzi, lo varò dopo la sentenza con cui i “giudici delle leggi” bocciarono, nell’aprile 2015, la norma Fornero che aveva bloccato per gli anni 2012-2013 la perequazione automatica delle pensioni con importo mensile di tre volte superiore al minimo Inps (circa 1.450 euro lordi).

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Il “bonus” Poletti, dunque, stabilì una restituzione della rivalutazione, ma non totale per tutti. Il 100% è stato previsto solo per le pensioni fino a 3 volte il minimo Inps, per quelle da 3 a 4 volte venne stabilito il 40%, che scende al 20% per gli assegni superiori di 4-5 volte il minimo, e al 10% per quelli tra 5-6 volte. Chi percepisce una pensione superiore a 6 volte il minimo Inps è stato escluso dalla restituzione. Contro tale norma, sono state avviate numerose cause, dalle quali è scaturito il giudizio alla Consulta. Non è possibile, allo stato, prevedere i tempi in cui arriverà la decisione della Corte, attesa da migliaia di pensionati.

Il decreto Poletti, secondo le ordinanze con cui i giudici rimettenti hanno sollevato la questione di legittimità, sarebbe in contrasto con i principi costituzionali di proporzionalità e adeguatezza del trattamento previdenziale, inteso come retribuzione differita, espressi dagli articoli 36 e 38 della Costituzione. In alcune ordinanze si lamenta anche la violazione del giudicato costituzionale, in relazione alla sentenza sulla norma Fornero, e la violazione del principio di ragionevolezza.


In alcuni dei giudizi, poi, è stata sollevata, congiuntamente o in via subordinata, anche una questione di costituzionalità
sulla disposizione, contenuta nella legge di stabilità 2014, con cui, oltre a escludere anche per l’anno 2014 la perequazione per le pensioni di importo superiore a 6 volte il valore minimo, si disciplina il meccanismo di blocco della rivalutazione fino al 2016 (poi prorogato sino al 2018 dalla legge di stabilità 2016).


Nelle ordinanze di rimessione si sottolinea che questa
disciplina, non coordinata con quella dettata nel 2011 e modificata nel 2015, sarebbe anch’essa in contrasto con i principi espressi dagli articoli 36 e 38 della Costituzione. – Fonte

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