Indagato il braccio destro di Zingaretti, ma i giornali lo nascondono

30/10/2017 – Corruzione in atti giudiziari al Consiglio di Stato. È l’accusa che pende sul magistrato del Consiglio di Stato Nicola Russo, indagato assieme all’imprenditore Ezio Bigotti del gruppo Sti, nonché legato professionalmente con la società francese Cofely, il cui nome figura negli atti dell’indagine Consip.



Perquisizioni in abitazioni e uffici
Con Russo e Bigotti è indagato anche l’avvocato siciliano Pietro Amara e l’imprenditore Sergio Giglio, della società Antas srl. Questa mattina i finanzieri del Gico del colonnello Gerardo Mastrodomenico hanno perquisito gli uffici e le abitazioni del magistrato Russo, e quelle dei due imprenditori Bigotti e Giglio.

Secondo l’accusa del procuratore aggiunto di Paolo Ielo, e dai pm Luca Tescaroli, Giuseppe Cascini, e Stefano Rocco Fava i due imprenditori avrebbero pagato una tangente a Orazio Russo, padre del consigliere Nicola in quanto presidente di un collegio arbitrale. Intermediario della presunta operazione illecita sarebbe stato l’avvocato Amara.

L’innesco all’indagine
L’indagine della Procura nasce da un precedente filone per corruzione, finanziamenti illeciti ai partiti, e una serie di violazioni tributarie, in cui risulta coinvolto anche Maurizio Venafro, l’ex braccio destro del Governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

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Nello specifico Venafro risulta indagato con l’accusa di corruzione perché secondo i pm avrebbe «percepito 72 mila euro da società riconducibili all’imprenditore Fabrizio Centofanti (anche lui indagato), espressioni della Energie Nuove Srl, in concorso con Amara, titolare di Dagi Srl». – FONTE


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