Fca, operai e indotto in mano ai cinesi: se non comprano sarà crisi profonda

29/11/2017 – Prima i licenziamenti sotto l’albero di Natale. Quindi il rischio, abbastanza concreto, che dopo l’Epifania, a fine gennaio, tutti e 832 gli interinali che avevano iniziato a lavorare per Fca potrebbero perdere il posto con il mancato rinnovo anche ai 300 giovani che ad oggi sono rimasti in fabbrica. Poi, nell’uovo di Pasqua, potrebbe esserci una sorpresa non molto piacevole per gli altri 4.300 operai dello stabilimento Fca che hanno il contratto a tempo indeterminato.
Se nell’arco del primo trimestre del 2018 non ci sarà una salita produttiva con la ripresa del mercato in Cina, le maestranze sarebbero decisamente in esubero per la produzione di Giulia, Giulietta e Stelvio. Quindi, per evitare di riattivare gli ammortizzatori sociali con la cassa integrazione ordinaria, l’ipotesi che trapela da ambienti di solito bene informati è che circa 150 operai possano essere destinati al sito Sevel di Atessa, in provincia di Chieti.

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Una beffa, una sconfitta totale se si considera che solo fino a poco tempo fa era Cassino ad aver bisogno dei trasfertisti con il supporto dei circa 300 giovani di Pomigliano. Nel 2018 in Fca dovrebbero esserci circa 200 pensionamenti, ma il timore è che senza un piano industriale che permetta alla fabbrica di lavorare a pieno regime, neanche le trasferte possano bastare a impedire che si rimetta in moto la cassa integrazione. Sul nuovo modello ad oggi circolano solo indiscrezioni: i sindacati chiedono fatti concreti.

Come se non bastassero i licenziamenti sotto l’albero, con la dirigenza di Fca che non ha rinnovato il contratto a 532 degli 832 interinali assunti la scorsa primavera nello stabilimento di Piedimonte San Germano, adesso i riflettori si accendono sugli altri 300 a cui Fca ha prorogato il rapporto di lavoro per tre mesi, ovvero fino al 31 gennaio 2018.
A lanciare il grido d’allarme, che suona come un vero e proprio monito al Governo nazionale, è il sindaco di Cassino Carlo Maria D’Alessandro. Il primo cittadino, in occasione della colletta alimentare, ha spiegato: «Speriamo il prossimo anno, con il fondo Sosteniamo che abbiamo istituito, di riuscire a mettere qualche fondo in più sul sociale, soprattutto su altre necessità».
Anche perché – è l’assunto – ci sono dei “nuovi poveri” che hanno anche difficoltà a uscire allo scoperto e quest’anno la situazione è anche peggiore considerando che 532 degli 832 interinali dopo otto mesi in Fca sono stati messi alla porta.



E quindi a tal proposito il sindaco D’Alessandrosottolinea: «Il timore mio è che oltre a un Natale triste, possa esserci anche un dopo Natale ancora più triste per quei restanti 300 interinali di cui già si vocifera che andranno a raggiungere quei 532 ai quali la Fca non ha rinnovato il contratto a tempo determinato. È un momento di grande difficoltà che però non può superare solo il sindaco di Cassino o quello di Piedimonte San Germano. Questo – prosegue il primo cittadino – è un problema di cui si deve fare carico il Governo italiano perché mandare a casa 500 e poi altri 300 lavoratori vuol dire alimentare lo sportello dei servizi sociali perchè l’interfaccia principale per le persone, poi, ovviamente è il Comune».
Infine l’appello: «Per le persone che si possano vergognare in qualche modo, e ce ne sono, i servizi sociali – rassicura il sindaco – rappresentano un punto importante dove si può venire anche con grande discrezione a dire qual è la reale situazione e noi cercheremo di essergli vicini il più possibile. Ma ci vuole una mano da chi ci governa dall’alto altrimenti i problemi non li risolviamo».


L’emorragia continua
Il calo di produzione di Fca, a catena, si riversa anche sull’indotto. È notizia della scorsa settimana che anche alla Acs di Pignataro, che produce la parte di spugna per i sedili delle auto, dei 48 interinali assunti quando si credeva nel grande miracolo Alfa – ovvero agli inizi del 2017 – ne sono stati confermati solamente cinque. Altri 50 posti di lavoro sono andati persi alla Lear, anche in questo caso tutti ragazzi e tutti interinali, così come i 12 giovani della Adler Evo.
Una situazione che preoccupa non poco i sindacati. Angelo Paniccia dell’Ugl chimici dice: «Bisogna capire qual è il piano di Fca. Il mercato dell’auto, per natura, è ciclico. Ed è sempre stato così. Ma il fatto che la durata di questo ciclo di Giulia e Stelvio sia stato così breve è preoccupante».
Timori, sui 300 interinali precari e non solo, trapelano anche dal segretario della Fiom-Cgil Donato Gatti. Che spiega: «Innanzitutto credo che per i 532 ragazzi mandati a casa, visto che per il primo trimestre del nuovo anno non si prevede nulla di buono, non ci sia purtroppo nulla da fare. Dopo il blocco della produzione di novembre e dicembre, prima della pausa natalizia si attende un’altra comunicazione di fermo produttivo a gennaio. La grande preoccupazione non è tanto per i 300, che grazie agli sgravi del Governo potrebbero anche essere assunti, ma sul fatto che in primavera potrebbe ripartire la cassa integrazione se non ci sarà un piano industriale che permetta a tutti i 4.300 o 4.600 operai che siano di lavorare tutti i giorni a pieno regime».
Mentre i Cobas, che alla Acs di Pignataro hanno eletto un delegato, Davide Petraccone, confermandosi secondo sindacato, fissano i 5 punti cardine: rimodulazione degli eccessivi carichi, ricomporre il rapporto fra lavoratori e team, maggiore attenzione alla sicurezza, eliminazione del controllo a distanza sui lavoratori e ricalcolo dei tempi delle pause per ridare dignità ai lavoratori. – FONTE
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