Il Presidente sputa sull’ONU. Trump può salvare l’Italia

04/12/2017 – Se proprio negli Stati Uniti non lo vogliono, ci mandino Trump da noi. Magari avessimo in Italia un Presidente che risolve in undici mesi i problemi del Paese. Metodo Donald. Altro che tentennamenti e piccoli passi (si legga Gentiloni, detto «il moviola»): su economia e sicurezza si va giù con l’accetta. Le tasse si dimezzano con un taglio netto, e sull’immigrazione, se l’Onu o l’Europa non svolgono il loro compito, al diavolo gli accordi e si fa in casa. Versione americana del sempre verde «Ghe pensi mi».

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Mentre le anime belle di tutto il mondo si cimentano in esercizi acrobatici sulla destituzione del capo della Casa Bianca e sui suoi rapporti con la Russia, l’economia Usa marcia come un treno, la disoccupazione è ai minimi storici e la Borsa registra ogni giorno un nuovo record. Se a questo aggiungiamo che anche l’Isis è stato di fatto debellato, al netto di qualche foreign fighter che ancora ci crede, cosa si può volere di più dalla vita? Agli americani proporremo il nostro buon Lucano, ma noi purtroppo non possiamo godere dei loro stessi successi. Siamo ancora ad andare su e giù come un’altalena appresso allo spread, ai decimali di Pil in più o in meno e ai decimali di deficit da limare con manovrine e manovrone prive di idee. Forse un bel ciclone Trump risolverebbe un po’ di problemi anche a noi, come spiega oggi su Libero l’ex direttore del Fondo Monetario Internazionale, Arrigo Sadun.

Le condizioni economiche nel nostro Paese sono molto meno rosee di quelle degli Usa e gli ultimi anni di governi di centrosinistra non hanno fatto altro che aggravare la situazione. Tempo perso, riforme strutturali non fatte e conti pubblici disastrati. Gli Stati Uniti offrono quindi oggi un esempio che non ci resta che prendere e copiare. Sarebbe bene che anche nell’elaborazione dei programmi le forze politiche che si presentano alla prossima scadenza elettorale cominciassero a tenerne conto.
L’ultima vittoria di Trump è stata registrata al Senato con l’approvazione (…)



(…) in tempi record della riforma fiscale. Nessuno ci credeva e invece è andata giù liscia come l’olio. Anche perché, diciamoci la verità, chi sano di mente ha il coraggio di opporsi a un taglio massiccio delle tasse? Come spieghi agli elettori che il Presidente voleva ridurle ma tu ti sei opposto? Ti rincorrono con il forcone. Tanto più che il modello proposto da Trump è rodato, quello che si studia nei manuali di economia e funziona proprio per la sua semplicità. Se abbassi le tasse, e lo fai di molto, risolvi in un colpo solo tutti i problemi, la gente ti ricorderà e te ne sarà grata per sempre. La riduzione della pressione fiscale si porta dietro l’occupazione, la previdenza sociale, la pubblica amministrazione: tutto torna a funzionare. E finisce che ci troveremo Trump e il suo vituperato ciuffo nei libri di storia.


Di mossa storica, poi, ieri ne ha fatta un’altra: dopo essere uscito lo scorso giugno dagli accordi di Parigi, ha annunciato, per bocca dell’Ambasciatore Usa presso le Nazioni Unite, Nikki Haley, di voler recedere anche dall’accordo globale sull’immigrazione che rallenta, piuttosto che facilitare, l’implementazione delle sue misure di contrasto ai clandestini. Un documento bellissimo che 193 Paesi hanno sottoscritto a settembre 2016 per garantire il rispetto dei diritti umani nei flussi migratori. Noto come la dichiarazione di New York, altro non è che un elenco di buoni propositi da approfondire in un ulteriore scritto a fine 2018. E chissà come e chissà quando verrà applicato. Punto numero uno: se l’emergenza era nel 2016, a cosa servirà cominciare ad affrontarla due anni dopo? Punto numero due: davvero i 193 Paesi credono di aver risolto il problema con una bella enunciazione di principi? L’Onu ormai, che mai si è rinnovata da quando è stata fondata nonostante il mondo sia cambiato, produce solo documenti. Che tanto piacevano a Obama ma che Trump detesta e che già in campagna elettorale aveva annunciato di stracciare una volta arrivato alla Casa Bianca. Motivo per cui è stato votato e ha vinto.
Vale per le tasse e vale per l’immigrazione: non scervelliamoci più di tanto, chi vuole andare a palazzo Chigi, da Renzi a Berlusconi e Salvini, faccia sua la cura Trump. FONTE
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