“Coalizione da Tiffany”: editoriale di Marco Travaglio

08/12/2017 – Partiamo con una notizia di prima mattina dell’AdnKronos. Una di quelle destinate a galvanizzare uno a caso fra i 18.136.663 di italiani esposti – secondo l’Istat – “a rischio di povertà o esclusione sociale”. Ma anche a elettrizzare quel 50% di cittadini che, pagando le tasse fino all’ultimo cent, mantengono l’altra metà della popolazione che non le paga. La notizia è questa: “Piero Fassino ha incontrato Romano Prodi. L’incontro, definito ‘utile’ da fonti parlamentari, è avvenuto alle 8 del mattino”. Noi, che pure siamo congenitamente portati a un inguaribile ottimismo, anche quando l’evidenza dei fatti inclina in direzione opposta, abbiamo faticato a trattenere un gridolino di giubilo.

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E ci siamo riusciti solo perché il pensiero si era già fissato sul sostantivo “fonti” e sull’aggettivo “utile”. Quali sarebbero precisamente le “fonti parlamentari” che a un’ora così precoce, quando le Camere sono ancora deserte, già si incaricano di diramare il summit Fassino-Prodi? Forse una fontana parlante e udente nel cortiletto ha orecchiato il decisivo colloquio da una finestra socchiusa e ha poi chiamato le agenzie di stampa? Forse lo stesso Fassino, temendo che nessuno si accorgesse del vertice con Prodi, ha inserito nello smartphone la modalità “sconosciuto” e ha telefonato alle agenzie per annunciare la lieta novella facendo la voce da fonte? Ma soprattutto: incontro “utile” in che senso? Per far che?

La prima utilità dell’incontro consiste nella scoperta, anch’essa molto confortante in questa valle di lacrime, che la missione di Fassino continua. Avevamo perso le sue tracce un paio di settimane fa, quando sgobbava giorno e notte per conto di Renzi su “un’ampia e coesa coalizione di centrosinistra”, fondata naturalmente “sui contenuti”, mica sulle idee platoniche nell’iperuranio. Un vortice di vertici con Prodi, Grasso, Boldrini, Pisapia, D’Alema, Speranza, Bersani, Bonino, Verdi, Idv, Craxi, Alfano, Casini, forse anche l’Esercito della salvezza, collezionando più fiaschi di una cantina sociale e più testate sul naso di un giornalista a Ostia. Ma lui restava “fiducioso”, specie nelle proprie doti di portafortuna (già sperimentate con successo da Grillo e Appendino). L’altroieri, con la scomparsa in un sol giorno degli unici due alleati che parevano acquisiti, Pisapia e Alfano, si temeva che il noto amuleto subalpino si fosse tolto la vita facendosi gli auguri da solo. Invece no: eccolo più pimpante che mai zompettare all’alba in Parlamento per vedere Prodi. Il quale ha poi dichiarato: “Sono tornato dall’Albania ieri sera e ho trovato un problema… Stamane ho visto Fassino”.



Ecco, prima l’Albania e poi Fassino. Che sono già belle soddisfazioni. Sentite Fassino: “Il presidente Prodi accompagna con attenzione la costruzione della coalizione, incoraggiando a perseguire alleanze che consentano al centrosinistra di presentarsi agli elettori con una proposta credibile e capace di evitare che l’Italia possa essere preda della destra o del populismo”. Bene: Prodi accompagna con attenzione la costruzione della coalizione da quel professorone simpaticone e pacioccone che è da più di una stagione. E anche questa è una bella soddisfazione. Purtroppo, nel frattempo, gli alleati si sono estinti, ma chi temeva che Piero fosse stato abbandonato lì nella jungla senza che nessuno lo avvertisse si rassicuri: lui sa tutto, infatti esprime “rammarico per la decisione di Pisapia”. Però “resta intatta la nostra volontà di dare corso ad una coalizione di centrosinistra aperta, plurale e inclusiva”. Con chi? Salutato Prodi, Fassino è sceso in piazza Montecitorio e ha tentato di reclutare un gruppo di turisti giapponesi che fotografavano l’obelisco e una gattara che dava il mangime ai piccioni. “Volete dare corso con me a una coalizione di centrosinistra aperta, plurale e inclusiva?”, ha domandato. I giapponesi, a gesti, gli han fatto capire che darebbero corso volentieri a una coalizione chiusa, singolare ed esclusiva, ma quelle aperte, plurali e inclusive proprio non le sopportano, senza contare che, essendo giapponesi, votano e vengono eventualmente votati in Giappone. La gattara invece, vedendolo così pallido e smunto, gli ha allungato un euro e mezzo: “Tenga, buonuomo, si faccia un caffè macchiato alla mia salute”.


Gongolante per l’utile bilancio mattutino, Fassino si è recato al Nazareno, dove si commentava l’ultimo trionfale sondaggio: il Pd al 23% e il centrosinistra con gli alleati superstiti (Tabacci, un geranio e Cicchitto) terzo su tre. Fassino stava per sfidare gli avversari alle urne, ma l’apposito tappabocca che gli ha messo alle costole Renzi lo ha zittito prima che lanciasse ulteriori boomerang. Poi la riunione sulle nuove strategie nei collegi. “Io sono pronto, ero in collegio dei gesuiti”, ha dichiarato lui. Gli hanno spiegato che i collegi sono quelli uninominali, dove nessun big vuole candidarsi: sia per evitare il rischio di essere riconosciuto, con le spiacevoli conseguenze del caso; sia perché, dopo 10 anni di Porcellum, nessuno sa più come si fa a prendere voti, ma solo come si fa a perderne. Dunque nei collegi verrà piazzato chi non dev’essere rieletto (le minoranze orlandiane ed emiliane), mentre i renziani si metteranno al sicuro nei listini bloccati del proporzionale. Come se ciò bastasse a garantirne l’elezione: con grave sprezzo del pericolo, il Rosatellum prevede che i nomi dei candidati del listino siano scritti sulla scheda. Un boomerang, se si pensa alla possibile reazione degli aretini che sulla scheda leggono “Boschi”, o dei torinesi che leggono “Fassino”. Per fortuna i residenti in Italia potranno candidarsi all’estero. Fassino si è subito prenotato per la Terra del Fuoco, ma si è sentito rispondere: “No, Piero, lì c’è già Maria Elena”. – (pressreader.com) – di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 8 Dicembre –
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