“Che Grasso che fa”: editoriale di Marco Travaglio

12/12/2017 – “Ma Che tempo che fa è una tribuna politica? È uno spazio elettorale?”. La questione, davvero centrale e decisiva per le sorti della Nazione, la pone tal Sergio Boccadutri, membro Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai. Voi direte: ma quale questione? Ogni domenica Fazio ospita nel suo comodissimo e costosissimo salottino un leader politico, tant’è che nelle ultime settimane si sono succeduti Di Maio, B. e Renzi e nessun renziano ha avuto nulla da obiettare. Per quale motivo gli altri sì e Grasso, appena designato come leader dalla nuova lista di sinistra Liberi e Uguali, no? Tenetevi forte: l’autorevole Boccadutri domanda sdegnato, in un italiano malfermo, “per quale motivo il conduttore Fabio Fazio e la Rai stessa, hanno consentito che un partito e il suo rappresentante principale presentassero il simbolo del partito stesso? È la prima volta che una forza politica e il suo rappresentante principale ha goduto di un simile privilegio”. Ma quale privilegio? Se nasce una nuova lista, è interessante conoscerne il simbolo per riconoscerlo sulla scheda alle prossime elezioni.

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Però il Boccadutri trova che “la cosa è ancora più sgradevole visto che si tratta del presidente del Senato, figura di per sé di garanzia che beneficia di un trattamento di parte”. Di parte perché Grasso presenta il simbolo suo anziché quelli degli altri? Qualcuno ha forse impedito a Di Maio, B. o Renzi di presentare i loro simboli? Se non l’hanno fatto è perché la gente li conosce già. Verrebbe da pensare che il Boccadutri finga di non capire, se non fosse che, vedendolo in faccia, risulta che non capisce proprio: “Perché – incalza – lo stesso servizio non è stato reso possibile per altri ospiti politici? Siamo di fronte ad un pluralismo a corrente alternata? Vorremmo delle spiegazioni visto che si tratta di una palese violazione delle regole”.

Regole? E quali regole vietano a un leader di mostrare il simbolo della sua lista? Forse il Boccadutri sperava che gli italiani arrivassero alle urne ignari dell’esistenza di Liberi e Uguali, e possibilmente pure delle altre liste, così da votare tutti Pd. Gli è andata male. Chi ha visto Grasso da Fazio ora sa, e questo non è bello: “Domenica 4 milioni di spettatori hanno visto la trasmissione di Fazio, che ha ospitato gli U2, Roberto Bolle, Piero Grasso e Renzo Arbore, con il 14,6% di share”. Già, perché c’è pure il complotto di Bono Vox, Bolle e Arbore, che si son messi d’accordo per alzare lo share a Fazio proprio nella puntata di Grasso e del suo logo: vogliamo sanzionare con pene esemplari i tre putribondi figuri, o facciamo finta di niente?



Poteva mancare Michele Anzaldi, l’altra sentinella renziana in Vigilanza? No che non poteva. Solo che s’è scordato di coordinarsi col Boccadutri e sostiene la tesi diametralmente opposta: “Con Grasso, Rai1 perde mezzo milione di telespettatori rispetto a Renzi”. Ma quindi erano troppi o troppo pochi a vedere Grasso? Boh. I due scudi umani si ritrovano però d’accordo sul gravissimo delitto di lesa renzità commesso da Fazio invitando Grasso senza chiedere il permesso a loro. Anzaldi annuncia financo “un esposto all’Agcom perché valuti che tipo di sanzione vada comminata alla Rai e… se è opportuno che a pagare venga chiamato anche il conduttore”. E indica ben quattro peccati mortali: “La violazione del pluralismo, la presentazione di un simbolo elettorale in una trasmissione di intrattenimento, la scorrettezza di invitare l’ennesimo ospite contro Renzi (dopo Di Maio e Berlusconi) e la costosissima presenza degli U2 (a proposito, quanto hanno preso per la performance?)”. E qui, diciamolo, si entra a pieno titolo nel cabaret. O nella psichiatria.


1) In che senso invitare un leader a settimana sarebbe una “violazione del pluralismo”? Semmai lo sarebbe invitare sempre lo stesso leader, non invitarli tutti.

2) Quale norma vieterebbe di presentare simboli elettorali nei programmi di intrattenimento? Se si vuole – come sarebbe giusto – limitare le presenze di politici, con o senza simboli, nei programmi d’informazione, basta modificare le regole delle campagne elettorali, purché poi la norma valga per tutti: anche per Renzi e B. che scorrazzano dalle D’Urso e dalle De Filippi. Così magari affronteranno anche qualche intervista con domande.

3) Molto affascinante l’accenno alla “scorrettezza di invitare l’ennesimo ospite contro Renzi (dopo Di Maio e Berlusconi)”. Ammesso e non concesso che B. sia “contro Renzi” (i due non si attaccano mai neppure per sbaglio, essendo entrambi concentrati contro i 5Stelle), la stessa scorrettezza potrebbero denunciare tutti gli altri leader ospitati da Fazio. Perché invitare scorrettamente Renzi, B. e Grasso contro Di Maio? O perché invitare Renzi, B. e Di Maio contro Grasso? O perché invitare Renzi, Di Maio e Grasso contro B.? Se i poli che si fronteggiano alle elezioni sono quattro, ogni leader sarà contro gli altri tre, e gli altri tre saranno contro di lui.

4) Anzaldi denuncia anche la “costosissima presenza degli U2”, e poi domanda “quanto hanno preso”. Ma se non sa quanto hanno preso, come fa a parlare di presenza costosissima? E soprattutto: se un programma di intrattenimento non può invitare né i politici (almeno quelli “contro Renzi”) né la rock band più famosa al mondo, chi dovrebbe invitare, di grazia? E chi dovrebbe decidere il casting: Anzaldi o Boccadutri o tutti e due insieme? Gentili vigilantes renziani, fate la cortesia: anziché coprirvi di ridicolo con simili scemenze, abbiate il coraggio di dire fino in fondo la verità che avete lì sulla punta della lingua: “La Rai è cosa nostra e deve invitare solo Renzi”. Così almeno ci capiamo e risparmiamo tempo. – (Pressreader.com) – di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano 12 dicembre 2017
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