Aste giudiziarie pilotate, blitz di Finanza e Polizia al Tribunale di Tempio Pausania

16/12/2017 – La vendita di una villa in Costa Smeralda tramite un’asta pilotata sarebbe all’origine dell’inchiesta condotta dalla Procura di Roma che vede coinvolti un giudice e alcuni magistrati del Tribunale e della Procura di Tempio Pausania, oltre a un perito che opera nel palazzo di Giustizia. Questa mattina la Guardia di Finanza e gli uomini della polizia di Olbia hanno eseguito accertamenti all’interno del Tribunale gallurese per raccogliere documentazione relativa all’acquisto di una villa a Baia Sardinia.

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L’immobile, appartenuto alla società Collina Bianca di Sebastiano Ragnedda, famiglia titolare delle tenute vitivinicole Capichera, era stata venduta all’asta. Ma, in base alle prime informazioni che trapelano sull’operazione di questa mattina, la vendita del bene sarebbe stata pilotata. L’ipotesi di reato per i magistrati e il tecnico coinvolti sarebbero, a vario titolo, quelle di abuso d’ufficio, turbativa d’asta e falso.

Nei confronti del giudice Alessandro Di Giacomo, già indagato, è stata emessa una misura interdittiva di un anno dal gip di Roma Giulia Proto. Interdizione di un anno anche per un ingegnere, Ermanno Giua, autore di una consulenza tecnica. La procura di Roma aveva chiesto l’arresto in carcere per i due, ma il gip ha ritenuto più idonea la misura dell’interdizione.

I dettagli delle indagini
In base alle indagini condotte dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Olbia i due professionisti avrebbero pilotato l’asta di una villa in Costa Smeralda, a Baia Sardinia, per favorire i colleghi Chiara Mazzaroppi (in servizio nel tribunale di Cagliari) e Andrea Schirra (in forza alla Procura generale e successivamente distaccato nel tribunale di Tempio).



Circa due anni fa la coppia di magistrati avrebbe acquistato all’asta la villa pignorata alla società Collina Bianca di proprietà di Sebastiano Ragnedda, morto nell’ottobre 2015, della famiglia titolare delle tenute e della nota cantina di vini Capichera. Secondo la magistratura capitolina che sta indagando sulla vicenda dal marzo scorso, l’asta venne pilotata per far ottenere alla coppia di magistrati un prezzo inferiore al valore reale.


La villa, infatti, sarebbe stata assegnata a un prezzo di 472mila euro rispetto a quello d’asta di 524 mila euro, con l’abbattimento del 25% per la presenza nell’immobile di un occupante che, in realtà, era già morto. Con la maggiorazione dovuta all’assenza dell’occupante il prezzo d’asta sarebbe lievitato a 655 mila euro. Un particolare che ha subito destato l’attenzione della Procura di Roma. (ANSA).

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