“Anestesia totale”: editoriale di Marco Travaglio

29/12/2017 – Siccome in queste feste mi ero riposato un po’, sono riuscito ad arrivare sveglio alla fine dell’emolliente conferenza stampa di Paolo Gentiloni. Uno sforzo che temo mi sarà fatale la sera del 31 dicembre durante il discorso dell’altro grande anestesista Sergio Mattarella, sempreché non si addormenti prima lui. Colgo dunque la rara occasione per esaminare punto per punto il Gentiloni pensiero.

1. “Sullo Ius soli non siamo riusciti a trovare una maggioranza. Farlo bocciare avrebbe voluto dire archiviarlo per molti anni. Le critiche ai senatori assenti sono comprensibili, ma non ci sarebbero stati comunque i numeri”. Ammissione corretta e onesta: lo Ius soli non è passato perché la maggioranza era spaccata e il Pd temeva di perdere altri voti, non perché la legislatura sia finita troppo presto, né sarebbe passato se Mattarella avesse concesso la bizzarra proroga chiesta da alcuni buontemponi. Ora mancano solo le scuse alle opposizioni, tirate in ballo a sproposito per giustificare l’incapacità della maggioranza. Voto 7.

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2. “Ho insistito io perché Maria Elena Boschi rimanesse al suo posto di sottosegretario a Palazzo Chigi dopo le polemiche”. E qui il suo naso si è subito allungato a vista d’occhio: difficile immaginare la Boschi che insiste per andarsene e lui che le strappa la giacca per trattenerla sull’uscio. Sul punto, era meglio sorvolare con una supercazzola democristiana. Voto 3.

3. “Sui migranti siamo orgogliosi di aver dimostrato che si possono infliggere colpi durissimi ai trafficanti. Sarà un processo epocale il passaggio dalle immigrazioni incontrollate e gestite da criminali a quelle legali e sicure. L’Italia lo dimostra con più di un terzo di arrivi in meno quest’anno e una riduzione drastica di morti in mare: da 4.405 nel 2016 a 2.232 nel 2017”. Posto che bisogna fare di più sui diritti umani nei campi libici, il crollo di sbarchi e morti in mare è un successo di Minniti. Voto 8–.

4. “Ritengo importante aver raggiunto l’obiettivo di arrivare a una conclusione ordinata della legislatura. Un’interruzione traumatica della legislatura sarebbe stata devastante”. Perché, se avessimo votato nella primavera 2015 che sarebbe accaduto? E cosa è cambiato da allora, a parte il Rosatellum fatto su misura per B.&C., la resistibile ascesa del centrodestra e l’irresistibile discesa del Pd? Quella frase si capirebbe in bocca a un B. o a un Salvini, mentre in quella di Gentiloni suona incomprensibile. Voto 4.

5. “L’Italia è apprezzata in Europa”. Forse più che ai tempi di Renzi, ma ci voleva poco. Comunque sotto Gentiloni l’Italia dall’Ue ha preso altri ceffoni.



Milano ha perso l’Agenzia del farmaco e il governo s’è visto costretto a ritirare precipitosamente la candidatura di Padoan all’Eurogruppo, ignorata da tutti, con la scusa delle elezioni. Voto 4.

6. “Sulla crisi delle banche siamo intervenuti per salvare il risparmio, l’economia di interi territori e per evitare conseguenze di sistema. E l’abbiamo fatto con una frazione di risorse rispetto a quelle impiegate da altri Paesi europei”. A parte il fatto che gli interventi sulle banche sono costati almeno 60 miliardi, è vero che – diversamente da Renzi – Gentiloni si è mosso bene: un anno fa il suo primo provvedimento fu un intervento pubblico da 20 miliardi per salvare il settore. Ora però potrebbe dirci perché non ci avesse pensato Renzi, molto interessato al tutto-va-ben-madama-la-marchesa fino al referendum del 4 dicembre, e quanto avremmo risparmiato agendo per tempo. Voto 7,5.

7. “Abbiamo recuperato un milione di posti di lavoro perduti, la maggior parte a tempo indeterminato ma c’è poco da rallegrarsi, basta pensare ai giovani, al sud, alle donne e al precariato. Tutto questo ci dice quanto bisogna insistere”. A parte il fatto che uno su tre dei contratti a tempo compresi nel presunto milione riguarda, secondo l’Istat, persone che hanno lavorato un solo giorno, “bisogna insistere” in quale direzione? Quella del precariato, incentivato da 15 anni da destra e sinistra, o in quella opposta, tanto per cambiare un po’? Voto 4.

8. “L’Italia si è rimessa in moto, anzitutto per merito degli italiani. La crescita ha preso un buon ritmo, al doppio delle previsioni di un anno fa e il famoso fanalino di coda dell’Europa non siamo più noi”. Strano: un mese fa la Commissione Ue ha stimato che l’Italia resterà l’ultimo dei Paesi membri per crescita del Pil anche nel 2017-19. Voto 3.

9. “Non dilapidare gli sforzi fatti finora dev’essere il primo impegno della prossima legislatura. E non possono mancare le riforme”. Il vizio di dare ordini ai governi futuri, tipico di Napolitano&Monti, deve finire. Cosa farà il prossimo lo decideranno gli elettori, scegliendo da chi vogliono essere governati. Quanto alle riforme, parola sputtanatissima, si sconsigliano vivamente quelle costituzionali. Anche perché portano sfiga. Voto 5.


10. “Il governo governerà, poi ci sono le elezioni. Ma l’Italia non si mette in pausa, il governo non tira i remi in barca, c’è e governerà”. Intanto resta solo per gli affari correnti, quindi non si allarghi. E che vuol dire “poi ci sono le elezioni”? Che sono un optional? Un tempo i governi ci prendevano per fame, o per sfinimento. Ora tentano di prenderci per sonno. Restiamo svegli, ma sarà dura. Voto 1.

Ps. Mi spiace che Lucia Annibali si sia offesa per il mio augurio semiserio che questa orribile legislatura venga sciolta nell’acido. Non sapevo che anche la parola “acido” fosse stata proibita dall’Inquisizione del Politicamente Corretto. In attesa che l’Alto Tribunale comunichi quali vocaboli si possono usare e quali è meglio di no (“acidità di stomaco”, per dire, sarà offensiva?), l’unico commento è che non ci sono più parole. Ma nel vero senso della parola. – (pressreader.com) – di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 29 Dicembre
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