“Buon ricatto a tutti”: editoriale di Marco Travaglio

31/12/2017 – Scena 1. Tribunale di Vattelapesca, saletta intercettazioni, interno giorno. Un poliziotto ascolta annoiato da settimane in diretta le telefonate di Tizio, un faccendiere malavitoso indagato perché sospettato di fare da tramite fra una cosca e le imprese di costruzioni. Ma Tizio non si lascia mai sfuggire un solo nome compromettente di complici o mandanti più in alto di lui: stanno per scadere i termini trimestrali del decreto di ascolto e l’agente ha solo la denuncia di un impresario che lo accusa di avergli chiesto il pizzo con fare minaccioso. Poi, all’improvviso, Tizio riceve la chiamata di un deputato, noto per i suoi vibranti proclami antimafia, che lo invita a cena per l’indomani al ristorante Tal dei Tali e gli dice di portare anche il “boss” (un presunto capomafia, molto chiacchierato, ma mai indagato). Il poliziotto si rianima, corre a imbottire il locale di cimici e telecamere e attende la fatidica cena dei tre. I quali, all’ora convenuta, si abbracciano, si baciano, mangiano, bevono, ridono e scherzano fino a tarda sera, da vecchi amici quali sono; ma purtroppo non si dicono nulla su appalti, delitti, scambi di voti o altro. Nessuna traccia di reati.

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Scena 2. Un po’ deluso, ma schifato per le frequentazioni dell’onorevole che si finge antimafia, il poliziotto applica il nuovo decreto Orlando-Renzi-Gentiloni-fu Berlusconi sulle intercettazioni: non trascrive quei dialoghi perché “penalmente irrilevanti” e non fa alcun cenno nel brogliaccio riassuntivo alla cena, perché coinvolge “terzi non indagati”. Le conversazioni finiscono in un cd-rom separato dagli altri 125 con 250 ore di intercettazioni rilevanti fra Tizio e altri compari.

Scena 3. A fine indagine, i 126 cd-rom vengono trasmessi al pm che, non avendo da perdere 12 ore al giorno per sei mesi, decide di non riascoltarli tutti: si fida del poliziotto, che non l’ha mai tradito in tanti anni, dunque avrà certamente trascritto o riassunto tutto ciò che può servirgli. Poi fa arrestare Tizio per l’estorsione (negata dall’interessato, che però non ha un alibi) e chiude le indagini, depositando gli atti agli avvocati e al gup, che dovrà decidere cosa distruggere e cosa no dopo aver sentito le parti.



Scena 4. L’avvocato di Tizio invece non si fida del poliziotto e si mette d’impegno, nella saletta del Tribunale, portandosi dietro una decina di praticanti di studio per dividersi il lavoro, e nei 20 giorni consentiti, riesce ad ascoltare col suo staff un terzo delle intercettazioni, cominciando da quelle non trascritte né riassunte nel brogliaccio. Non potendo fare copia dei cd-rom, prende appunti sui dialoghi più interessanti.

A un certo punto s’imbatte nella cena col deputato e il boss e fa un salto sulla sedia: perché scopre la doppia faccia dell’onorevole; perché non sospettava che il cliente lo conoscesse; e soprattutto perché, fra una chiacchiera e l’altra, il boss rievoca un recente viaggio di piacere a Praga con Tizio e due escort, proprio nei giorni in cui Tizio è accusato di aver minacciato l’impresario. Un alibi che pure il cliente s’era scordato di segnalare e che il poliziotto non ha comunicato al pm: o perché non fa comodo all’accusa, o perché s’è distratto e non ha colto quella frase cruciale, o perché non s’è accorto della coincidenza della data con quella della presunta estorsione.

Finale. La storia si biforca in una miriade di The End possibili, non tutti happy.

a) L’avvocato onesto segnala al pm onesto l’errore del poliziotto onesto, che si scusa, trascrive l’intercettazione della cena, la trasmette al pm onesto, che la gira al gup onesto, che scarcera l’onesto Tizio e archivia l’inchiesta.

b) Il poliziotto è onesto, infatti trascrive la conversazione del “boss” sul viaggio a Praga, ma – come da decreto Orlando&C. – non può dire niente del deputato. Anche il pm e il gup sono onesti, e archiviano l’inchiesta. Ma purtroppo l’avvocato è disonesto e, avendo ascoltato e trascritto l’intera conversazione, chiede appuntamento all’onorevole per parlare di una certa cena al Tal dei Tali. Il politico, spaventato, lo riceve e si sente chiedere la presidenza dell’acquedotto municipale, altrimenti quella trascrizione finisce sui giornali e lo rovina. Indovinello: chi è adesso il nuovo presidente dell’acquedotto di Vattelapesca?


c) Poliziotto, pm, gup e avvocato sono onesti, ma Tizio è disonesto. E, dopo l’archiviazione e la scarcerazione con tante scuse, va dal politico e gli fa un discorsetto: “Vede, onorevole, io sono amico suo e voglio restarlo. Il suo nome, nella trascrizione dei nostri dialoghi a cena, non c’è, perché lei non è indagato e non dice cose penalmente rilevanti. Ma il mio avvocato i nostri dialoghi li ha ascoltati e trascritti tutti, comprese le sue parole. E non vorrei che la trascrizione integrale arrivasse a qualche giornale… Che si può fare?”. Indovinello: secondo voi, chi è il nuovo assessore comunale ai Lavori pubblici di Vattelapesca?

d) Pm, gup, avvocato e Tizio sono onesti, ma il poliziotto è disonesto o – l’occasione fa l’uomo ladro – decide di diventarlo. Prende il cd-rom con le intercettazioni della cena e va a trovare il politico: “Onorevole, senza volerlo sono incappato in una sua conversazione a cena col boss e con Tizio. Nessuno ne sa niente, perché il decreto Orlando tutela la privacy dei non indagati e considera ‘gossip’ tutti i fatti penalmente irrilevanti. Però non vorrei che una copia del cd-rom che ho inviato ai giudici per la distruzione sbagliasse strada e finisse in una busta anonima a Tele- Vattelapesca. Lo so, è soltanto un ‘gossip’ come dice Orlando, ma sa che scoop farebbe la nostra tv locale in prima serata? Lei mi capisce, una persona in vista e un combattente antimafia come lei…”. Indovinello: secondo voi, chi è il nuovo questore di Vattelapesca?
– (pressreader.com) – di Marco Travaglio da Il Fatto Quotidiano del 31 Dicembre –
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