Renzi e De Benedetti: sulle Popolari un’archiviazione poco comprensibile

11/01/2018 – RENZI-DE BENEDETTI, LA STRANA ARCHIVIAZIONE SUL CASO POPOLARI
Fingerò di essere un avvocato di parte civile che scrive un “foglio di lume” al magistrato per illustrare il punto di vista del proprio cliente. Traggo i dati dall’articolo di Fiorenza Sarzanini, sul Corriere della Sera di ieri.
Questo è un fatto gravissimo, è stata chiesta l’archiviazione per queste intercettazioni, questa è la prova inconfutabile che c’è corruzione anche alla Procura. Indagare anche sul magistrato G. P. nonchè Procuratore della Repubblica di Roma che ha archiviato il tutto sia su Renzi che su De Benedetti. Dimissioni subito!

Nel gennaio del 2015 si faceva l’ipotesi di un decreto del governo riguardante le Banche Popolari. In prossimità dell’emissione di tale decreto, la Consob nota una “movimentazione anomala” di titoli. Il capo della Consob, Giuseppe Vegas, interrogato in Parlamento, parlerà di acquisto di titoli di quelle banche prima che fosse nota “l’intenzione del governo di adottare il provvedimento”. Naturalmente esprimendo così il sospetto che qualcuno fosse stato avvisato del fatto: cosa che darebbe luogo ad un caso di insider trading. Questo reato è costituito da operazioni di borsa effettuate sulla base di informazioni che sarebbero dovute rimanere segrete, con danno dei terzi, cioè di coloro che quelle stesse informazioni non hanno ricevuto e magari vendono mentre gli “avvisati” comprano.

In particolare la Consob aveva notato che l’ing.Carlo De Benedetti aveva investito cinque milioni di euro immediatamente prima dell’emissione del decreto e aveva guadagnato seicentomila euro rivendendo gli stessi titoli qualche tempo dopo l’emissione del decreto.

Le telefonate relative alle intermediazioni finanziarie (tra cliente e operatore di borsa, credo d’aver capito) per legge sono registrate e, su richiesta della Commissione Parlamentare sulle Banche, la Procura di Roma nel dicembre scorso ha trasmesso il fascicolo relativo a Renzi, De Benedetti e il broker, nel quale è contenuta questa telefonata, avvenuta il 16 gennaio 2015, cioè appena quattro giorni prima dell’emissione del decreto, fra Carlo De Benedetti (DB) e Gianluca Bolengo (GB), suo consulente finanziario e operatore di borsa.

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(DB): Sono stato in Banca d’Italia l’altro giorno, hanno detto (incomprensibile) che è ancora tutto aperto. (GB): Sì, ehm, però adesso stanno andando avanti. comunque non è. (DB): Faranno un provvedimento. Il governo farà un provvedimento sulle Popolari per tagliare la storia del voto capitario nei prossimi mesi. una o due settimane. (GB): Questo è molto buono perché c’è concentrazione nel settore. Ci sono troppe banche popolari. Sa, tutti citano il caso di Sondrio città di 30 mila abitanti. (DB): Quindi volevo capire una cosa (incomprensibile) salgono le Popolari? (GB): Sì su questo se passa un decreto fatto bene salgono. (DB): Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa. (GB): Se passa è buono, sarebbe da avere un basket sulle Popolari. Se vuole glielo faccio studiare, uno di quelli che potrebbe avere maggiore impatto e poi però bisognerebbe coprirlo con qualcosa. (DB): Togliendo la Popolare di Vicenza. (GB) Sì.

La telefonata è rimasta segreta fino ad ora perché la notitia criminis era stata archiviata. Come leggiamo sul Corriere della Sera, su impulso della Consob, vengono interrogati sia De Benedetti sia Renzi, i quali confermano di aver avuto contatti in quei giorni, ma negano lo scambio di informazioni privilegiate. In particolare Renzi assicura che “alla riforma delle banche si dedicarono cenni del tutto generici e non fu riferito a De Benedetti nulla di specifico su tempi e strumento giuridico”. Il Procuratore Capo Giuseppe Pignatone e il sostituto Stefano Pesci accolgono questa tesi e chiedono l’archiviazione dell’indagine. Essi ritengono infatti che la telefonata non abbia dato luogo a nessun insider trading perché in essa “De Benedetti si limita ad affermare di aver appreso di un ‘intervento’: espressione polivalente che nulla apporta in più rispetto a quanto ben noto a Bolengo. Ma anche che l’intervento sarebbe stato realizzato in tempi brevi, ma non necessariamente brevissimi e comunque non determinanti”.

Riguardo a questi fatti sono inevitabili alcune considerazioni, e ciò partendo proprio dalle righe attribuite ai magistrati. Essi reputano che l’espressione “intervento” è polivalente, e nulla fa sapere a Bolengo che questi non sapesse già. Ma se così fosse, come mai il Bolengo non aveva già investito nemmeno mille euro su quei titoli?

Se la notizia era conosciuta da tutti, come mai De Benedetti ha investito quella grossa somma e tanti altri operatori, professionisti del ramo, non l’hanno fatto?

De Benedetti chiede: “Salgono le popolari?”, cioè con questo provvedimento saliranno le quotazioni delle azioni delle banche popolari? E Bolengo – quello che secondo i magistrati sapeva già tutto – risponde: “Se (si badi, “se”) passa un decreto fatto bene salgono”. Come si vede, Bolengo – contrariamente a quanto scrivono i due magistrati – non sa se il decreto passerà o no. Essendo inteso che, nel dubbio, non si potrebbe certo rischiare una grande somma. Ma questo dubbio è chiarito da De Benedetti, che ha una notizia di primissima mano, che più “prima” non si può: “Passa, ho parlato con Renzi ieri, passa”.

Bolengo, cioè uno di quei professionisti che fiutano continuamente il vento per sapere come andranno le borse, non sa se il decreto sarà varato. E tale dubbio esprime nella telefonata, contrariamente a ciò che sostengono i magistrati. E ciò significa che, soprattutto considerando il pessimo stato economico delle banche popolari, nell’incertezza non consiglierebbe certo al suo assistito di investire denaro.

È proprio per questo che la notizia fornita da De Benedetti costituisce insider trading: perché fuga quel dubbio. Il decreto “passa, passa”. E sulla fede della parola del Primo Ministro si può rischiare qualunque somma, sicuri di ricavarne un lauto guadagno.



Ma – dicono i magistrati – la conversazione non costituì reato perché De Benedetti parla genericamente di un intervento non meglio specificato. In realtà, che si trattasse di un intervento, di un provvedimento, di un decreto o di qualunque altra azione che salvasse quelle banche, l’essenziale è che ciò avrebbe fatto salire il valore delle azioni. Ed è esattamente ciò che ha motivato l’investimento dell’Ingegnere.

I magistrati parlano poi dei tempi, che non danno per certi, nella conversazione. E dunque non si fornirebbero dati sufficienti per sapere quando – eventualmente – investire. La tesi non regge. In primo luogo, contrariamente a quanto da loro sostenuto, De Benedetti ha rivelato che i tempi sono brevi, forse brevissimi, dunque “determinanti”, per usare l’aggettivo dei magistrati. Infatti egli ha parlato di “una o due settimane” come massimo. E chi non è disposto ad aspettare una o due settimane, o anche un mese, se in capo alla scadenza c’è un premio di seicentomila euro? Io aspetterei un anno.


In secondo luogo, che le notizie fossero sufficienti per indicare la convenienza di un investimento enorme è dimostrato non dalle parole dette, quanto dai comportamenti conseguenti. L’Ingegnere infatti su quella notizia non ha investito cinquemila, cinquantamila, cinquecentomila euro, ma ben cinque milioni. Guadagnandoci nel giro di qualche giorno seicentomila euro. Il tutto sulla base di quelle informazioni.

Immaginiamo che Piersilvio Berlusconi, parlando con Silvio Berlusconi, in quel momento Primo Ministro, ottenga una notizia saporita che lo induce ad investire in borsa, guadagnandoci subito mezzo milione di euro. Domanda: quante probabilità avrebbero avuto i due Berlusconi di veder archiviata la denuncia, perché il fatto non costituiva reato?
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