Soros contro Putin (e populisti): “Mi sento pronto a combatterli”

18/01/2018 – George Soros torna parlare e promette di combattere, con tutte le sue forze, il nazionalismo da lui definito come “l’ideologia dominante” nel mondo. In un’intervista rilasciata al Financial Times, il finanziare e ha sottolineato come l’Open Society Foundations, l’organizzazione “filantropica” da lui fondata un tempo “sintetizzava l’ottimismo riguardo la diffusione della democrazia in stile occidentale” dopo la caduta dell’Unione Sovietica ma ora il movimento progressista deve fare i conti con una nuova ondata di “patriottismo e populismo”. Alludendo proprio al collasso dell’Urss, il magnate ha affermato che l’attuale momento storico “è un dèja vu” e “ci sarà un nuovo grande cambiamento. L’ideologia dominante nel mondo ora è il nazionalismo. E l’Unione Europea è sull’orlo del collasso”.

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Soros contro Putin e la Russia

Lo speculatore attacca Mosca e Vladimir Putin, suo nemico giurato: “La Russia ha il potere di risorgere, basandosi sul nazionalismo”, ha sottolineato George Soros, che punta il dito contro il presidente russo. “A Putin non piaccio”, ammette il magnate, descrivendo un rancore che crede sia stato alimentato dalle critiche al leader russo e dal suo sostegno al georgiano Mikheil Saakashvili, l’ex presidente che salì al potere dopo la rivoluzione delle rose del 2003.

Soros ha poi negato che le sue organizzazioni siano state direttamente coinvolte nei colpi di stato in Ucraina, Macedonia e Georgia, anche se ha ammesso al Financial Times di aver sostenuto la rivolta anti-governativa a Kiev: “Non siamo stati coinvolti negli scontri – questo è contro le nostre linee guida e principi. Abbiamo però sostenuto i manifestanti, anche durante Maidan”. In un’intervista del maggio 2014 rilasciata dalla CNN, Soros ammise di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che contribuì alla deposizione dell’allora legittimo leader del governo Viktor Yanukovych.

Il finanziare pronto a dare battaglia

L’87enne finanziare aveva anche pensato di lasciare l’Open Society Foundations ma, vedendo l’ascesa del nazionalismo su scala mondiale in netta contrapposizione alla “società aperta” e il globalismo da cui sponsorizzato, ha deciso recentemente di trasferire 18 miliardi di dollari dal proprio patrimonio personale alla rete filantropica, impegnandosi a rimanere presidente per altri cinque anni o più. “Sono abbastanza fortunato con i miei nemici”, ha detto Soros. “Mi sento pronto a reagire e a difendere ciò che è giusto”. Nell’ultimo anno, alcuni leader hanno sfidato il finanziare e le ingerenze dell’OSF.



In Ungheria, per esempio, Orbàn, ha promosso una dura compagna mediatica contro George Soros e l’ideologia delle frontiere aperte. Un’avversità che il Primo Ministro raccontò nell’aprile 2017 ai microfoni di Kossuth Rádió. “Se qualcuno vuole venire a vivere in Ungheria, deve chiedere il consenso al popolo ungherese. Non ci può essere una legge internazionale, una norma, un tribunale o un’organizzazione che sostiene che non importa ciò che pensa il popolo. Questo è impossibile. C’è, tuttavia, una campagna internazionale molto forte – osserva Orbàn – che è in corso da circa un decennio. È legata al nome di George Soros e cerca di dimostrare che i confini non hanno senso, che le nazioni non hanno alcun diritto di decidere e di stabilire come vivere”. FONTE


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