Andrea Scanzi si esprime sul M5S… “il Movimento 5 Stelle si vede che è abituato a stare tra…”

29/01/2018 – Il pensiero del giornalista Andrea Scanzi scritto sulla sua pagina: Oggi sono andato a sentire Di Maio ad Arezzo. E’ una cosa che non faccio mai, perché gli incontri politici live mi grattugiano oltremodo le palle. Ma oggi l’ho fatto, perché ero curioso. Qualche considerazione.1. Arezzo, nel 2014, era la città più renziana d’Italia (che culo). Un anno dopo, quegli stessi renziani sono riusciti a perdere le comunali candidando un Nardella debole (chiedo scusa per l’ennesima ridondanza). Da allora non ne indovinano mezza, ma quanto ad arroganza son sempre lì a credersi stocazzo. E i risultati si vedono tutti: nello stesso luogo, a settembre 2017, il poro Renzi ha fatto sì e no 300 persone spacciate per “trionfo”. Io, venerdì, al Petrarca ne ho fatte 600 e altrettante sarebbero volute entrare per il Gaber Day: che faccio, mi candido per il Quirinale senza neanche aspettare i 50 anni?

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1 bis. Oggi, per Di Maio, ce n’erano almeno il triplo di quante accorse per la Sciagura di Rignano. C’era così tanta gente che sembrava di stare alla cresima di Richetti. Non vuol dire necessariamente molto, e il detto “piazze piene urne vuote” è un classico in Italia, ma la sensazione è che per Renzi sian vuote le une e le altre. Daje Matteo.
2. C’erano molti giovani, ma anche altrettanti meno giovani. Ciò è in controtendenza con i flussi elettorali, che danno i M5S fiammeggianti tra gli under 30 ma stitici tra gli over 60, dove andrearomano ha l’87% dei consensi, Farinetti il 92% e e la Rotta il 98%. Agili, in atarassia.
3. C’erano molte vittime del “salvabanche”. Con qualcuna ho parlato. Le loro storie sono strazianti. Chi le ha trattate, e tratta ancora, come “investitrici che se la sono cercata”, dovrebbe prima sputarsi in faccia da solo. E poi andare affangasparri.

4. Ho salutato Di Maio prima che parlasse e sono spuntati fotografi anche dalle cripte etrusche. Un turbinio di flash che mi ha imbarazzato molto (come no). La più bella l’ha scattata la Morani, che mi stalkerizza con amore. Poi mi sono seduto in mezzo al pubblico, fingendo interesse mentre chattavo con Bonifazi. Dopo l’incontro, ci ho parlato alcuni minuti (con Di Maio, non con Alessia o Bonifazi). Lo conosco poco e nulla, prima di oggi l’avevo visto sì e no 3 volte negli studi tivù o alla festa di quegli zozzi del Fatto. L’ho trovato più in forma di quanto credessi. Mi è parso cresciuto nella dialettica, ha i tempi giusti e sa come arringare le persone. Non ha sbagliato congiuntivi e non è neanche stato così cyborg: quando un collaboratore ha sputtanato l’audio del microfono, generando un riverbero che ha ucciso le prime sette file, Di Maio ha reagito tipo “Quando finiamo qui poi ti sgozzo”. Credo che, nel frattempo, il collaboratore sia stato dato in pasto ad Adinolfi.



5. C’era anche la deputata Gagnarli e c’era pure il più noto Bonafede. Quest’ultimo, quando è in tivù, mi convince poco. Dal vivo invece ha una sicumera mediamente crassa che mi ha stupito. Segnalo il dato perché si vede che i parlamentari 5 Stelle fanno molta politica sul territorio e gli altri no. Sono allenati e annoiano di meno. Quando parli dal vivo, ad asciugare i cabbasisi ci metti un attimo (ma non ditelo a Genny Migliore) .
6.Tre differenze: loro si tagliano gli stipendi davvero, gli altri al massimo affossano la legge Richetti. Loro (dice Di Maio) fanno quel che dicono, gli altri no. E poi: loro candidano sul territorio persone che quel territorio lo conoscono, mentre il Pd (e non solo il Pd) spedisce le Boschi nei seggi blindati a Bolzano con 112 paracaduti sul proporzionale per darle la poltrona sicura. Quest’ultima, ancor più di questi tempi, mi pare una differenza sostanziale. Che farà gioco al M5S. 7. Il M5S ha generato molta speranza anche tra gli aretini. E’ un merito, ma anche un onere gravoso: tanti aretini non accetterebbero un’altra fregatura dai politici, avendone già prese tante. Troppe: ci siamo rotti i coglioni, ecco.


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