Chiedi il rimborso per la fatturazione 28 giorni

03/02/2018 – Novità sulla fatturazione a 28 giorni: le compagnie telefoniche stanno tornando alla fatturazione mensile, come previsto dalla legge, ma annunciano un aumento dell’8,6% dell’abbonamento mobile e di rete fissa; per questo motivo l’Unione Nazionale Consumatori ha denunciato i principali operatori all’Autorità della Concorrenza e del Mercato e a quella delle Comunicazioni.  Negli sms in cui gli operatori annunciano ai propri clienti il cambio tariffario, infatti, non si riporterebbero informazioni esaustive rispetto al diritto del consumatore di poter recedere senza alcuna spesa, ma si rimanda ad una chiamata o al sito per i dettagli relativi al recesso. Non solo: gli operatori provano a far credere ai consumatori che la loro scelta è dovuta alla modifica della legge e non a scelte autonome della società!
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Intanto, la nostra associazione continua a raccogliere le pre-adesioni per un’eventuale class-action necessaria ad ottenere i rimborsi di quanto ingiustamente prelevato: avete aderito già in moltissimi ma per chi non lo avesse ancora fatto, vi chiediamo di compilare e condividere il modulo così da essere sempre più numerosi. I nostri legali sono a lavoro: grazie al vostro sostegno sarà più facile vincere la nostra battaglia!

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LE ULTIME TAPPE: LA MULTA DELL’AGCOM E LA LEGGE Ricostruiamo gli ultimi sviluppi della vicenda iniziata tra la fine del 2016 e il 2017 quando i principali operatori della telefonia hanno modificato la periodicità nell’invio delle bollette da mensile a settimanale, in pratica hanno deciso di inviare una bolletta ogni 28 giorni. Ciò significa che le mensilità sarebbero diventate 13 e non più 12, comportando un aggravio delle tariffe in media dell’8,6%.
Nel mese di dicembre 2017, l‘Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha deliberato di sanzionare gli operatori TIM, Vodafone, Wind Tre e Fastweb per la mancata osservanza della propria delibera in materia di cadenza di rinnovo delle offerte e di fatturazione dei servizi, relativamente alla telefonia fissa e alle offerte convergenti fisso-mobile. Si tratta di 1,16 milioni di euro per ciascun operatore (il massimo della sanzione prevista). L’Autorità ha nel contempo emanato apposite linee guida per spiegare agli operatori come interpretare correttamente l’obbligo a fare una tariffazione “mensile”, come indicato dall’ultima Legge di Bilancio, ciò significa obbligo a rispettare il mese solare. Insomma, gli operatori non possono seguire una fatturazione a 30 giorni, come intendevano fare! La sanzione dell’Agcom è giunta dopo l’approvazione della legge che su nostra proposta ha ripristinato la fatturazione su base mensile  per imprese telefoniche, reti televisive e servizi di comunicazioni elettroniche. Le compagnie hanno 120 giorni dall’entrata in vigore della legge per adeguarsi (e cioè fino al 4 aprile 2018). In caso di violazione della norma si applicherà un indennizzo forfettario pari a 50 euro in favore del consumatore, maggiorato di 1 euro per ogni giorno successivo alla scadenza del termine assegnato dall’Autorità delle Comunicazioni. E’ una grande vittoria per noi dell’Unione Nazionale Consumatori che ci siamo battuti  attraverso la campagna #nofattura28giorniL’AGCOM E LA DIFFERENZA TRA TELEFONIA FISSA E MOBILE  Ma la legge e la multa dell’Agcom sono solo le ultime tappe di questa complicata vicenda: grazie all’interessamento della nostra organizzazione, AGCOM era già intervenuta il 24 marzo 2017 con una delibera nella quale si stabiliva che per la telefonia fissa il criterio della fatturazione doveva essere il mese, mentre per la telefonia mobile la cadenza della fatturazione non poteva essere inferiore a 28 giorni. L’associazione che rappresenta le compagnie telefoniche Asstel era intervenuta contestando la delibera perché AGCOM, a loro dire, non avrebbe il potere di disciplinare il contenuto dei rapporti contrattuali fra operatori e clienti (quale ad esempio la durata di rinnovo e dei cicli di fatturazione) ma potendo solo intervenire in materia di trasparenza informativa. Una tesi bizzarra, considerato che l’intervento di AGCOM, a nostro avviso del tutto legittimo, mira proprio ad una maggiore trasparenza informativa; d’altronde lo spiega la stessa Autorità che vede nella fatturazione a 4 settimane un vizio di trasparenza, sostenendo che  se può essere accertata nella telefonia mobile (dove il 76% del traffico è prepagato), invece nel fisso il pagamento con addebito diretto su conto corrente bancario con il Rid rende difficoltoso per il consumatore comprendere gli aumenti. L’INTERVENTO DELL’UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI Dalla delibera dell’Agcom di marzo le cose non sono per niente migliorate, anzi… Anche Sky ha pensato bene di fatturare, a partire dal 1° ottobre, ogni 28 giorni invece che una volta al mese, e, per di più, lo ha fatto pure per le offerte miste che nel pacchetto includono, oltre alla tv, anche il telefono fisso ed internet, come quelle con Fastweb o con Tim.  Le delibera, infatti, si limitava a disciplinare la sola telefonia, fissa e mobile, escludendo le reti televisive e le offerte miste (pay tv e telefono). Per questo, l’Unione Nazionale Consumatori è intervenuta prontamente  chiedendo ad Agcom  di “adottare una regolamentazione urgente per imporre, anche nel caso di offerte bundle (internet, telefono e pay tv) la cadenza di fatturazione mensile, quale periodo temporale minimo, per consentire all’utente di avere una corretta e trasparente informazione sui consumi fatturati“. Nel mese di settembre 2017, l’Unione Nazionale Consumatori ha richiesto l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per valutare il comportamento di Sky Italia anche perché (secondo quanto ci segnalano gli stessi consumatori) sarebbero state attuate pratiche volte a rendere difficoltoso il recesso di quei consumatori che hanno deciso di sciogliersi dal contratto una volta ricevuta la comunicazione della nuova periodicità della fatturazione. In data 20 ottobre 2017, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha poi  deciso di diffidare Sky Italia in relazione alla decisione di fatturare ogni 4 settimane e non più su base mensile, chiedendo una completa informativa agli utenti, anche sull’esercizio del diritto di recesso.

I PRIMI SVILUPPI

La delibera dell’Autorità delle Comunicazioni del 24 marzo dava un termine di 90 giorni per adeguarsi alle nuove regole per la telefonia fissa (fatturazione mensile e non a 28 giorni), ma gli operatori telefonici l’hanno disattesa. L’Agcom il 14 settembre ha, quindi, comunicato di aver avviato “procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici TimWind TreVodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche“, ricordando di aver stabilito che per la telefonia fissa l’unità temporale per la cadenza delle fatturazioni doveva avere come base il mese o suoi multipli. Ma intanto gli operatori continuavano a inviare fatture ogni 28 giorni: ecco perché era importante un intervento del legislatore perché fosse imposto (per legge, appunto) il ritorno alla fatturazione mensile. Naturalmente le società sono andate all’attacco del Parlamento chiedendo che la fatturazione ogni 4 settimane restasse per il mobile, cioè la maggior parte dei contratti interessati.

L’ITER NORMATIVO

Grazie anche al nostro interessamento le istituzioni si sono mobilitate: Alessia Morani, vice-presidente del gruppo del Pd alla Camera e l’europarlamentare Pina Picierno hanno dichiarato come prioritario l’obiettivo di arrestare  la cattiva pratica delle compagnie telefoniche e anche delle pay-tv di inviare le bollette ogni 28 giorni, in modo da mascherare un aumento delle tariffe. L’onorevole Morani, il 12 ottobre ha mantenuto la promessa di depositare una proposta di legge che prevede l’obbligo della fatturazione dei servizi su base mensile, un irrobustimento dei poteri di vigilanza delle Authority, un aumento delle sanzioni comminabili da queste ultime e, udite udite, la restituzione delle somme indebitamente percepite da parte degli operatori. Sul tema è  intervenuto anche il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda dichiarando che la questione delle fatture a 28 giorni  “è una cosa che va messa a posto il più rapidamente possibile, perché è  inaccettabile”. STOP DEL PARLAMENTO: LE BOLLETTE TORNANO MENSILI  E arriviamo alla nostra vittoria: il 14 novembre, la commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera all’emendamento che prevede la fatturazione su base mensile o di multipli del mese per imprese telefoniche, reti televisive e servizi di comunicazioni elettroniche. Le compagnie, come detto, avranno  120 giorni dall’entrata in vigore della legge per adeguarsi. Previsto anche il raddoppio delle sanzioni comminabili dall’Authority delle Comunicazioni, che diventano da un minimo di 240mila euro ad un massimo di 5 milioni. Sono state accolte dunque le nostre richieste sull’estensione alle pay tv e l’aumento delle sanzioni  mancano, però, gli indennizzi per il pregresso: ecco perché stiamo raccogliendo le pre-adesioni per eventuali azioni collettive (class-action) necessarie ad ottenere i rimborsi di quanto ingiustamente versato dai consumatori. – FONTE

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