Blitz e sequestri, veleni sul voto: tra i17 indagati, c’è anche Roberto De Luca

16 FEB 2018 (ANSA) – Anche Roberto De Luca, assessore comunale a Salerno e figlio del governatore della Campania Vincenzo De Luca, è indagato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli che ieri ha portato a una serie di perquisizioni in uffici regionali. Il suo coinvolgimento nell’inchiesta sarebbe collegato a un video del quotidiano on-line Fanpage in cui un finto imprenditore propone accordi illeciti in riferimento ad appalti per lo smaltimento delle ecoballe. De Luca jr sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati per l’ipotesi di corruzione.

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Al centro dell’inchiesta un appalto per lo smaltimento dei fanghi provenienti da cinque depositi di stoccaggio gestito dalla Sma. Gli inquirenti parlano di accordi corruttivi e la tangente pattuita sarebbe stata in proporzione ai guadagni ottenuti dagli imprenditori. Tra gli indagati figurano anche un presunto intermediario e alcuni dipendenti della Sma. L’inchiesta della procura si intreccia con quella giornalistica realizzata dal quotidiano online Fanpage. Alcuni giornalisti sono stati indagati per essersi finti imprenditori e aver contattato politici proponendo accordi illeciti. Quest’ultimo versante coinvolge il consigliere regionale Luciano Passariello – oggi candidato alla Camera con Fratelli d’Italia – con il consigliere delegato della società, Lorenzo Di Domenico e il dipendente Agostino Chiatto. Indagati anche un imprenditore, Giovanni Caruson, e l’uomo ritenuto il reggente di un clan camorristico del centro di Napoli, Andrea Basile.

La difesa di Luciano Passariello
Passariello, 57 anni, consigliere comunale a Napoli e poi sempre eletto in Regione dal 2005 (prima con Fi e Pdl, poi alle ultime elezioni con Fdi), è componente della Commissione regionale anticamorra e presidente della Commissione speciale sulle aziende partecipate, una delle quali è proprio la Sma. “Non mi è stata contestata nessuna condotta diretta – la sua replica alle accuse -. Risulto coinvolto perché altre persone avrebbero fatto il mio nome. Essere nominato da altre persone in terze conversazioni è cosa ben differente dal commettere reati”. Si dice pronto a collaborare con gli inquirenti e chiede ai media di “non gettare fango prima del voto”.



Scrive oggi Repubblica che l’indagine dei pm Sergio Amato, Celeste Carrano, Ivana Fulco, Ilaria Sasso Del Verme ed Henry John Woodcock si è incrociata con l’imminente pubblicazione di video realizzati dalla testata on line Fanpage.

Immagini in cui venivano proposti, a politici sia del centrosinistra sia del centrodestra, «affari» e tangenti sullo smaltimento dei rifiuti. Secondo la Procura, si è trattato di induzione alla corruzione: al punto che sia il direttore della testata, Francesco Piccinini, sia il reporter Sacha Biazzo, sono ora indagati per quel reato. Per l’accusa, quei video e quelle condotte avrebbero provocato «un gravissimo danno alle indagini» che, in particolare sulla Sma, avevano già raccolto complessi elementi.

Tra gli indagati c’è anche l’ex boss di camorra e pentito Nunzio Perrella. – FONTE




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