Basilicata, il trionfo di Caiata: Pittella si salva in Campania


07/03/2018 – In bilico tra riammissione al Movimento cinque stelle e approdo al gruppo misto. Osannato, criticato, alla fine: stravotato. Con il 41,88 per cento è il primo eletto alla Camera al collegio uninominale di Potenza. Nessuna dichiarazione ufficiale all’indomani dei risultati né sul sito né sulla pagina Fb di Salvatore Caiata. Irraggiungibile al telefono. Solo poco prima delle ore 20 con un post ringrazia «i 60.706 lucani che hanno scelto il cambiamento nella cabina elettorale. E grazie anche a tutti coloro che non lo hanno fatto, ma vorranno da oggi in poi aiutare la nostra terra». Facile immaginare che mostrerà i muscoli, oggi più di ieri. D’altronde sono giorni che lo auspica: chiederà di essere reintegrato per sedere in Parlamento tra i 5Stelle. Convinto che riuscirà a far chiarezza sull’inchiesta per riciclaggio della Procura di Siena del 2016, di cui non avrebbe informato Di Maio: mancanza costatagli l’espulsione a dieci giorni dal voto di domenica. Ha rischiato di scivolare dalle stelle alle stalle a stretto giro, ma intanto oggi incassa la soddisfazione del brillante risultato in Basilicata: con oltre il 40 per cento è netto il successo del M5S.

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«Io espulso da M5S? Per ora è stato avviato un procedimento di espulsione. Io però non rinuncio alla mia elezione, perché dovrei? Ho fiducia affinché la cosa si possa ricomporre velocemente in modo che possa tornare all’interno del Movimento». Così Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio e neo eletto nel M5S, a Un Giorno da Pecora. Alla domanda: «Se si conclude l’indagine nei suoi confronti, per riciclaggio, lei tornerà dal Movimento chiedendo di rientrare?», Caiata risponde: «Esatto. Io non ho un’indagine in corso, l’ho avuta, ora è finita». E a chi gli chiede se andrà subito nel gruppo Misto, risponde: «Vediamo quello che succede, ci sono ancora due settimane prima dell’insediamento delle Camere, magari le cose si chiariranno. Mi impegnerò a fare quanto ho detto a prescindere dal banco in cui mi siederò, ora non so dire cosa farò». Infine, sulla sua indagine, Caiata giustifica il fatto di non averne parlato perché «appartiene al passato, in buona fede non ne ho fatto menzione perché per me era una cosa chiusa e sepolta». «Mi aspetto che arrivi l’archiviazione».

PITTELLA SCONFITTO NELLA SUA BASILICATA SI SALVA IN CAMPANIA – Questa volta la sua Basilicata lo ha tradito. Gianni Pittella, l’europarlamentare macchina di voti, il lucano che per 20 anni ha difeso il Sud dagli scranni dell’Unionei, il politico che è stato ad un passo dalla presidenza del Parlamento europeo, esce da queste politiche con una sconfitta cocente, quella di aver perso lo scontro per il collegio uninominale Senato Basilicata, dove ad essere eletto, e con una differenza sostanziale, è il candidato del Movimento cinque stelle Saverio De Bonis. Pittella è il «bocciato eccellente» delle politiche 2018 in salsa lucana. E solo per un soffio ha evitato di essere accostato a personalità come Minniti, Franceschini e Pinotti. A salvarlo è il «paracadute» del plurinominale Senato Campania3, dove riesce a conquistare Palazzo Madama ma di misura.
Per l’europarlamentare una disfatta che pesa, una sconfitta che va oltre le previsioni considerato che incassa il terzo posto, dopo il Movimento cinque stelle ed il Centrodestra: lui al 22,5 per cento, il vincitore De Bonis al 41,3 per cento ed il candidato del centrodestra, il leghista Pasquale Pepe al 26,3 per cento. Infine, ad una distanza siderale, la candidata di Liberi ed Uguali, Cristiana Coviello, al 5,6 per cento.



Insomma, numeri che non lasciano spazio ad interpretazioni e che infliggono un colpo non solo all’europarlamentare ed al Partito democratico ma anche a Marcello, il fratello governatore, alle prese con la ricandidatura. A novembre, infatti, la Basilicata dovrà tornare alle urne per eleggere il presidente della Regione e l’intero Consiglio regionale. Una prova che appare ancor più dura ora per i Pittella brothers, i fratelli che solo 5 anni fa, riuscirono a vincere le primarie per il governatorato, con diversi punti di vantaggio, contro tutto l’establishment dem. Allora fu chiamata «rivoluzione». Oggi, invece, dopo, quello che è successo, sono stati a tenere che un’altra rivoluzione la facciano i grillini. FONTE
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