MILENA GABANELLI – IL REDDITO DI CITTADINANZA M5S


18/02/2018 – La proposta del M5S si chiama «reddito di cittadinanza», formulata in maniera dettagliata con un disegno di legge (il 1148 nel 2013). Prevede che per tutti i cittadini italiani, europei e gli stranieri provenienti da Paesi che hanno sottoscritto accordi di reciprocità sulla previdenza sociale, un reddito sulla base dell’indicatore di povertà dell’Unione europea.

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Il M5S propone che lo Stato contribuisca a versare alla persona, o alla famiglia, la cifra che manca per raggiungere la cifra minima considerata necessaria per sopravvivere. Non c’è un limite di tempo, ma ci sono regole per non perderlo: iscriversi ai centri per l’impiego, seguire percorsi formativi per il reinserimento nel mondo del lavoro, non rifiutare più di tre proposte di lavoro e non recedere da un contratto senza giusta causa due volte in un anno.

Quanto costa allo Stato il Reddito di Cittadinanza? Secondo i calcoli dell’Istat la proposta del Movimento 5 Stelle peserebbe 14,9 miliardi di euro per un totale di 8 milioni e mezzo di persone, a cui il partito di Grillo aggiungerebbe altri 2,1 miliardi per rafforzare le politiche attive del lavoro per un totale di 17 miliardi di euro. Anche in questo caso, però, le cifre rischiano di essere «ballerine». Secondo l’Inps il costo sarebbe maggiore.



L’ipotesi di copertura considera tagli alla spesa e nuove entrate per un totale di quasi 20 miliardi di euro. Tagli che sono tutti da verificare ed entrare che rischiano, in alcuni casi, di ribaltarsi nuovamente sui cittadini sotto forma di aumenti. Come si affronta la povertà in Europa. Nell’Unione Europea una forma di reddito di base è prevista da tutti gli stati, tranne la Grecia.


Il 24 ottobre 2017 il Parlamento Europeo ha chiesto alla Commissione Ue di introdurre regimi di reddito minimo adeguati, garantendo anche l’alloggio, l’assistenza sanitaria e l’istruzione. Secondo il Parlamento, che ha bocciato il Reddito di inclusione italiano definendolo insufficiente, i Paesi membri dovrebbero fissare una cifra minima di almeno 6/10 del reddito minimo.
È chiaro che questa misura è sostenibile dentro ad un piano di crescita economica, dell’occupazione e di contrasto all’evasione fiscale. Per ora, questo piano complessivo, indispensabile alla tenuta del sistema, nessun partito lo ha proposto. Qualunque misura alla fine si adotti – e andrà adottata – rischia di scaricarsi ancora una volta sul debito pubblico. – Fonte youtube

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