Trump attacca la Siria: Bombardamenti USA nella notte


14/04/2018 – Il presidente USA Donald Trump ha attaccato la Siria questa notte con una serie di raid aerei in risposta al presunto attacco chiL’Onu fa appello alla “moderazione”, dopo l’attacco, avvenuto nella notte italiana, alla Siria, condotto da Stati Uniti, insieme ai loro alleati, Francia e Gran Bretagna.mico avvenuto domenica 8 aprile 2018 a Douma, che ha causato la morte di almeno 100 persone.

14 aprile – ore 9.42: L’Iran minaccia conseguenze nella regione. L’attacco degli Stati Uniti contro il regime di Bashar al Assad, portato avanti insieme a Regno Unito e Francia, è una flagrante violazione diritto internazionale secondo l’Iran.

Teheran ha avvertito che ci saranno “conseguenze regionali”. L’Iran è alleato di Mosca e Damasco e nemico storico di Israele per il controllo della regione.

“Questa è una palese violazione delle leggi internazionali che ignora la sovranità nazionale e l’integrità territoriale della Siria”, ha detto il ministero degli Esteri iraniano. “Indubbiamente gli Stati Uniti e i loro alleati che hanno agito contro la Siria senza alcuna prova certa sulle presunte attività chimiche e prima del responso dell’Opac sono responsabili delle conseguenze regionali e mondiali di questo attacco”.

ore 9.30: L’Onu fa appello alla “moderazione”, dopo l’attacco, avvenuto nella notte italiana, alla Siria, condotto da Stati Uniti, insieme ai loro alleati, Francia e Regno Unito.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha detto che “la guerra fredda è tornata con una vendetta”, riferendosi al deterioramento dei rapporti tra l’Occidente e la Russia, dopo il caso Skipral e l’attacco militare Usa in Siria.

ore 9.15: Tre feriti nell’attacco di Homs. Almeno tre civili sono rimasti feriti nell’attacco di Stati Uniti, Regno Unito e Francia contro la base militare di Homs, secondo quanto riferito dalla televisione siriana.

Secondo l’emittente buona parte dei missili sono stati intercettati.

In un altro attacco, quello al centro di ricerca, riferisce sempre l’emittente, i missili hanno distrutto un edificio, ma non ci sono state perdite umane. Nell’edificio, secondo Damasco, c’erano un centro di studi e laboratori.

aggiornamento delle 03:10: – Il presidente USA Donald Trump ha ordinato un attacco in Siria con una serie di bombardamenti aerei contro alcuni importanti siti strategici di armi chimiche controllati dal regime di Bashar al-Assad. L’intervento militare a guida USA, con il supporto delle forze aere di Francia e Regno Unito, giunge in risposta all’attacco chimico di Douma di una settimana fa, che ha causato la morte di almeno 100 persone.

L’ordine di Trump di bombardare in Siria è stato annunciato in diretta tv, con un discorso di sette minuti circa, quando in Italia erano le 3 di notte e negli Stati Uniti erano da poco passate le 21:00, di venerdì 13 aprile 2018. L’obiettivo dell’attacco aereo in territorio siriano è quello di colpire strutture strategiche dove sono presenti armi chimiche.

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Siria: cosa è stato bombardato questa notte
L’attacco si è concentrato su Damasco e Homs ed è avvenuto quando in Siria erano le 4 di notte. Gli Stati Uniti hanno bombardato con i missili Tomahawk. Il Regno Unito ha fatto decollare da Cipro quattro Tornados della Royal Air Force (RAF) utilizzando i missili Storm Shadow. Questi bombardamenti si sono concentrati vicino Homs, dove si ritiene che il regime siriano avesse accumulato riserve di armi chimiche.

Nel complesso USA, Regno Unito e Francia hanno bombardato con missili aerei e missili lanciati da unità navali. Sono stati colpiti almeno tre importanti obiettivi: un laboratorio scientifico a Damasco, un sito di stoccaggio per precursori di armi chimiche a ovest di Homs e un posto di comando nelle vicinanze.

Non è chiaro se siano previsti ancora altri raid aerei. Trump ha inizialmente detto che gli USA e i suoi alleati intendono andare avanti sino a quando il regime siriano non cessi l’utilizzo di armi chimiche tout court. Ma poco dopo il segretario alla Difesa James Mattis ha precisato che si tratta di un “one-time shot”.

Un anno fa, ad aprile del 2017, il presidente USA aveva già ordinato di bombardare in Siria, in risposta a un attacco chimico nella provincia di Idlib. Ma i bombardamenti di quest’anno sono stati più intensi e mirati, ha precisato il segretario alla Difesa.

Secondo alcuni osservatori, tuttavia, l’attacco ordinato da Trump è sembrato contenuto e in ogni caso volto a evitare una possibile risposta da parte della Russia o dell’Iran.

Il coinvolgimento di Regno Unito e Francia
Da Downing Street a Londra, la premier britannica Theresa May fa eco a Trump: “Ho ordinato alle forze britanniche di condurre attacchi coordinati e mirati per ridurre il potenziale dell’armamento chimico del regime siriano e dissuaderne l’uso”, ha detto May, sottolineando il fatto che l’attacco è stato compiuto di comune accordo insieme agli alleati statunitensi e francesi.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che l’attacco sarà “limitato” ai siti strategici coinvolti nell’utilizzo di armi chimiche. Anche l’Australia, tramite il premier Malcolm Turnbull, si è schierata a favore dell’attacco di Trump in Siria. Qui di seguito un video diffuso dall’Eliseo mostra i jet francesi al decollo prima dei raid aerei in Siria.

La reazione in Siria
Secondo quanto riporta la tv di stato siriana, in seguito all’inizio dei raid USA le forze militari filo-Assad hanno subito fatto entrare in azione i dispositivi anti-aerei per contrastare i bombardamenti. La stampa locale riporta che le forze aeree siriane hanno colpito 13 missili a sud di Damasco.

A Damasco sono state avvertite forti esplosioni. La sede di un laboratorio scientifico a Barzeh, distretto di Damasco, è stata colpita perché si tema possa essere una struttura utilizzata per armi chimiche, secondo quanto riporta Reuters.

Un team speciale dell’Onu sulla proibizione delle armi chimiche avrebbe dovuto visitare Damasco per determinare se fossero state utilizzate armi chimiche a Douma.

La reazione della Russia
“Ci saranno conseguenze”. L’ambasciatore russo presso gli USA, Anatoly Antonov, ha immediatamente risposto ai bombardamenti in Siria, dicendo che Trump non ha voluto ascoltare i suggerimenti della Russia di desistere a un attacco in territorio siriano e che questo comporterà delle conseguenze. Il diplomatico ha anche aggiunto che gli Stati Uniti, che a loro volta sono in possesso di armi chimiche, non hanno alcun diritto morale di incolpare altri paesi per il loro utilizzo.

13 aprile – ore 19.35 – Regni Unito: le accuse di Mosca sono “grottesche”- Karen Pierce, ambasciatrice britannica all’Onu, ha definito “grottesche” le accuse dell’esercito russo secondo cui il Regno Unito avrebbe partecipato alla messa in scena del presunto attacco con armi chimiche a Duma. “È una sfacciata menzogna. Una delle peggiori notizie false della macchina propagandistica della Russia”, ha dichiarato l’ambasciatrice, negando “categoricamente” qualsiasi coinvolgimento.

ore 18.40 – L’ambasciatore siriano all’Onu “Se attaccati ci difenderemo” – La Siria “non avrà altra scelta” che difendersi in caso di attacco militare condotto dalle potenze occidentali contro il paese. “Non è una minaccia. È una promessa”, ha affermato l’ambasciatore siriano Bashar Jaafari al Consiglio di sicurezza dell’Onu.

ore 17.00 – La Russia accusa il Regno Unito. Il portavoce dell’esercito russo, Igor Konachenkov, ha dichiarato che Mosca ha “prove che dimostrano il coinvolgimento diretto del Regno Unito nell’organizzazione della provocazione nella Ghouta orientale”. Secondo Konachenkov, Londra ha esercitato “forti pressioni” sui Caschi Bianchi siriani per mettere in scena il presunto attacco chimico.

ore 12.30 – Russia: “Attacco chimico una messa in scena straniera”. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha dichiarato che il presunto attacco con armi chimiche compiuto a Douma è stato una “messa in scena” organizzata con l’aiuto di un’agenzia di intelligence straniera. Durante una conferenza stampa tenuta oggi a Mosca con il suo omologo olandese Stef Blok, Lavrov ha affermato che gli esperti russi hanno ispezionato il sito del presunto attacco e non hanno trovato tracce di armi chimiche. Secondo il ministro, Mosca ha “informazioni inconfutabili che si trattava di un’altra invenzione”. “Le agenzie di intelligence di uno stato che ora sta cercando di guidare una campagna russo-fobica sono state coinvolte nella fabbricazione”, ha sottolineato Lavrov senza fare il nome di alcun paese.

Il capo della diplomazia russa ha aggiunto che un intervento militare occidentale in Siria potrebbe “provocare nuove ondate di migranti verso l’Europa” e ha avvertito del rischio di uno scenario simile a quanto avvenuto in Libia e Iraq. “Anche eccessi insignificanti provocheranno nuove ondate di migranti in Europa e altri sviluppi di cui né noi né i nostri partner europei abbiamo bisogno” ma che possono “deliziare coloro che sono protetti da un oceano”, ha affermato Lavrov.

Il ministro ha confermato che Russia e USA sono in contatto continuo per scongiurare un eventuale intervento militare in Siria. Negli scorsi giorni, l’esercito russo aveva accusato i cosiddetti Caschi bianchi, un’organizzazione umanitaria, di aver fabbricato le prove del presunto attacco chimico. Intanto, i tecnici dell’organizzazione Onu esperti in armi chimiche sono arrivati in queste ore in Siria e da domani cominceranno a lavorare a Douma.



– ore 07.00 – La Russia avverte gli USA: “Rischio guerra”. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vassily Nebenzia, ha avvertito del rischio di una “guerra” tra il suo paese e gli Usa, se Washington decidesse di attaccare la Siria. “L’immediata priorità è di scongiurare il pericolo di una guerra”, ha detto Nebenzia, sottolineando che la situazione è “molto pericolosa”. “Non possiamo escludere alcuna possibilità purtroppo perché abbiamo visto che i messaggi che arrivano da Washington sono molto bellicosi”, ha detto il diplomatico al termine delle consultazioni a porte chiuse del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “Mi piacerebbe che ci fosse dialogo con i canali appropriati per evitare qualsiasi sviluppo pericoloso. La situazione è molto critica, lo abbiamo detto molto chiaramente”.

Secondo l’emittente americana Cnbc il presidente americano Donald Trump sta valutando la possibilità di colpire otto potenziali obiettivi in Siria, tra i quali due aeroporti siriani, un centro di ricerca e un impianto di armi chimiche. Al Pentagono risulta che le forze armate siriane abbiano riposizionato una quantità significativa di attività aeree verso gli aeroporti controllati dalla Russia, nella speranza che Washington sia riluttante a colpirli.

Nella tarda serata del 12 aprile, al termine di una riunione di gabinetto sulla situazione in Siria, la Casa Bianca ha precisato che il presidente Trump non ha ancora preso la sua “decisione definitiva” su come rispondere al presunto attacco con armi chimiche a Douma e si consulterà nelle prossime con il suo omologo francese Emmanuel Macron e il premier britannico Theresa May. “Stiamo continuando a valutare i dati di intelligence e siamo impegnati in contatti con i nostri partner e alleati”, ha detto la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. Poco prima Downing Street aveva detto che i ministri e il premier Theresa May erano concordi sulla “necessità di agire” contro l’utilizzo di armi chimiche.

In precedenza il presidente americano Trump aveva pubblicato un tweet in cui aveva detto che non sono ancora definite le tempistiche della risposta degli USA: “Non ho mai detto quando avremmo attaccato. Potrebbe essere molto presto o non così presto! E comunque la mia amministrazione ha fatto un gran lavoro nel liberare la regione dall’Isis. Dov’è il nostro ‘Grazie America?”, ha scritto Trump.

Intanto, il presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, ha affermato che l’Italia non parteciperà ad azioni militari in Siria. Il premier lo ha detto nel corso delle telefonate avute con vari interlocutori internazionali, tra cui la cancelliera tedesca Angela Merkel. In base agli accordi internazionali e bilaterali vigenti, l’Italia continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, contribuendo a garantirne la sicurezza e la protezione.

12 aprile – ore 14.00 – Macron: “Abbiamo le prove che sono state usate armi chimiche”. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha dichiarato che è stato dimostrato che nell’attacco a Douma, in Siria, sono state utilizzate armi chimiche. “Abbiamo le prove che la scorsa settimana, quasi dieci giorni fa, sono state usate armi chimiche, almeno il cloro, e che sono state usate dal regime di Bashar al-Assad”, ha affermato Macron in un’intervista all’emittente televisiva francese TF1.

ore 07.00 – La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha dichiarato che “tutte le opzioni sono sul tavolo” e che non è stata presa una decisione definitiva sugli attacchi militari degli USA in Siria. “Il presidente ha una serie di opzioni a sua disposizione sul tavolo”, ha detto Sanders durante un briefing nella serata di mercoledì 11 aprile 2018. “Non abbiamo definito le azioni specifiche che intendiamo intraprendere”, ha aggiunto.

Secondo i media turchi, il presidente americano Trump ha discusso telefonicamente degli ultimi sviluppi della crisi siriana con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan.

Intanto, secondo l’agenzia di stampa russa Interfax, Mosca ha avviato esercitazioni belliche nei pressi delle acque territoriali siriane, che coinvolgono 15 vascelli, alcuni dei quali dotati di missili da crociera, e sottomarini.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso “preoccupazione sui rischi dell’attuale impasse” in Siria e ha sottolineato la necessità di evitare che “la situazione diventi una spirale fuori controllo”.

11 aprile – ore 20.00 – Sono decollati dalla base aerea americana di Sigonella nel catanese gli aerei dell’aeronautica usa. I jet si sono diretti verso la Siria in missione di ricognizione. Lo riferiscono diversi media russi.

– ore 19.00 – Eurocontrol, l’agenzia europea per la sicurezza aerea ha pubblicato un’allerta su possibili bombardamenti aerei in Siria “entro le prossime 72 ore”, chiedendo alle compagnie aeree la “dovuta considerazione” nel pianificare voli nel settore del Mediterraneo Orientale. Qui l’articolo completo sulle dichiarazioni dell’agenzia Eurocontrol.

– ore 18.00 – Sono 500 le persone rimaste ferite dal presunto attacco chimico avvenuto a Douma, in Siria, il 7 aprile 2018, in cui sono morte almeno 100 persone. Lo sostiene l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) ,Peter Salama, vicedirettore generale dell’Oms per le emergenze, ha chiesto “un accesso immediato e senza ostacoli all’area per fornire assistenza alle persone colpite, per valutare gli impatti sulla salute e fornire una risposta sanitaria globale”. Continua a leggere l’articolo completo qui.


Alta tensione tra USA e Russia
Gli USA e i suoi alleati potrebbero rispondere militarmente in Siria in seguito al presunto attacco chimico avvenuto a Douma, nel Ghouta orientale, ai danni della popolazione civile.

La minaccia è arrivata in modo concreto quando oggi, mercoledì 11 aprile, (in Italia era l’ora di pranzo) il presidente Donald Trump ha dichiarato attraverso il suo account Twitter che gli USA attaccheranno la Siria “con missili nuovi e intelligenti” e che la Russia non dovrebbe difendere chi “uccide la sua gente con il gas e si diverte”.

Una dichiarazione che suona come una risposta all’ambasciatore russo in Libano, Alexander Zasypkin, il quale ha fatto sapere che ogni missile statunitense sparato verso la Siria sarà abbattuto e che in quel caso le forze armate di Mosca potrebbero prendere di mira gli stessi siti di lancio.

Sabato 7 aprile un gruppo armato ribelle e un’organizzazione di soccorritori presente nella città di Douma, nella Ghouta orientale, ha denunciato un presunto attacco con “gas tossico”, che ha ucciso decine di persone, causando un’ondata di condanne internazionali. Mosca, come Damasco, nega che quel giorno sia stato fatto uso di armi chimiche nella Ghouta orientale.

“La Francia farà ogni sforzo contro l’impunità per i responsabili di attacchi chimici”, ha detto all’agenzia di stampa Afp l’ambasciatore francese François Delattre. Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, Parigi annuncerà “nei prossimi giorni” la “decisione” sulla sua risposta, in coordinamento con gli alleati americani e britannici. Martedì 10 aprile, nel corso di un colloquio telefonico, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la prima ministra britannica Theresa May hanno “concordato di non lasciare che l’uso di armi chimiche continui” in Siria.

Mercoledì 10 aprile la Russia ha posto il veto alla bozza di risoluzione degli Stati Uniti per istituire un nuovo meccanismo d’inchiesta indipendente sull’uso delle armi chimiche in Siria. Il documento ha ottenuto 12 sì, 2 no, tra cui il veto di Mosca, e un’astensione, quella della Cina. La Russia, le cui truppe sono in territorio siriano, ha avvertito che un intervento militare statunitense sarebbe “molto, molto pericoloso”.

“Se ci sarà un raid da parte degli americani allora i missili saranno abbattuti e persino i siti da cui sono stati sparati i missili saranno colpiti”, ha dichiarato l’ambasciatore Alexander Zasypkin all’emittente libanese al-Manar TV, vicina al movimento armato Hezbollah.

Nella sua intervista, Zasypkin ha detto che le sue dichiarazioni riportano le osservazioni fatte dal presidente russo Vladimir Putin e del capo di Stato maggiore delle forze armate russe, il generale Valery Gerasimov. A questa intervista il presidente Donald Trump ha replicato con il tweet già citato.

La risposta della Russia è arrivata con un comunicato pubblicato dal ministero della Difesa di Mosca e citato dal servizio in lingua araba di Sky News e da diverse agenzie di stampa russe, in cui si legge che “i missili statunitensi devono colpire i terroristi, non il legittimo governo siriano”.

Mosca ha poi detto che un eventuale attacco missilistico statunitense cercherebbe “di distruggere le prove del presunto attacco chimico in Siria”, un raid che secondo Mosca e Damasco non è mai avvenuto.

Intanto, secondo i media israeliani, il presidente siriano Bashar al-Assad ha lasciato questa mattina il suo palazzo presidenziale di Damasco, accompagnato da un convoglio militare russo per paura di essere bombardato dagli Stati Uniti.

Il parlamentare russo Dmitry Sablin ha però negato che il presidente stia lasciando il paese arabo. “Il presidente Assad è a Damasco e stiamo organizzando un incontro con lui per discutere della situazione nel paese e sostenere il popolo della Siria nella sua lotta contro il terrorismo”, ha detto Sablin all’agenzia di stampa russa Interfax.

Il timore di una crescente tensione ieri è divenuto concreto con la notizie – poi smentita dagli USA – per cui alcuni jet russi avrebbero sorvolato a bassa quota il cacciatorpediniere americano Donald Cook.

Nel frattempo, all’alba della giornata di oggi Eurocontrol, organizzazione che gestisce il traffico aereo europeo e dei paesi limitrofi, ha invitato le compagnie aeree a prestare allerta nel Mediterraneo orientale nelle prossime 72 ore per il rischio di un possibile attacco.

Inoltre, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPWC) ha annunciato che invierà una missione di ispezione in Siria per indagare sul presunto attacco chimico avvenuto a Douma.

Non si è fatta attendere anche la reazione della Turchia, paese che ha un ruolo strategico nel complesso scacchiere mediorientale.

Il ministro turco della Difesa, Nurettin Canikli, ha detto oggi che un potenziale conflitto tra Russia e Stati Uniti in Siria potrebbe cambiare la situazione in Medio Oriente e incendiare l’intera regione.

In un’intervista rilasciata oggi all’emittente 24TV e riportata dalle agenzie di stampa TASS e Anadolu, il ministro ha sottolineato che la minaccia di un conflitto tra le due potenze in Siria sussiste da tempo e “sarà rilevante anche in futuro”. “Se si dovesse verificare un attacco contro le forze appoggiate (in Siria) dalla Russia o ci fosse un attacco da parte delle forze sostenute dagli Stati Uniti, la Russia non potrà restare a guardare, altrimenti perderà la sua influenza”, ha detto il ministro turco. “Una sola scintilla può incendiare l’intera regione e aprire la porta al conflitto, quindi chiediamo alle parti di agire con moderazione e al regime di smettere di sostenere il terrorismo”.

Gli Stati Uniti al momento schierano oltre 2mila uomini in Siria, soprattutto nel nord est del paese arabo. La Russia invece è presente da anni con uomini e mezzi a fianco del governo di Damasco, che concede a Mosca l’uso di due basi militari nel paese.

Washington ha inviato nel mar Mediterraneo un gruppo di navi da guerra, guidato dalla portaerei USS Harry S. Truman. Il gruppo d’attacco comprende anche l’incrociatore con missili guidati USS Normandy e quattro cacciatorpediniere. – FONTE
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