Rebus governo: Di Maio, a breve il nome del nuovo Premier, “Ne io ne Salvini”

20/05/2018 – L’ultimo scoglio sembra il più arduo. Per conoscere come andrà a finire bisognerà attendere ancora qualche ora, con l’incontro — probabilmente domani a Roma — tra Luigi Di Maio re Matteo Salvini. In pole position rimangono i nomi di Andrea Roventini e Giuseppe Conte, che corrispondono perfettamente a quell’identikit dipinto dai leghisti di una figura «non iscritta» ai Cinque Stelle.Ma sul tavolo della trattativa, in realtà, ci sarebbero seppure sottotraccia altri due-tre nomi (i rumors rispolverano Riccardo Fraccaro — sempre con Di Maio negli ultimi giorni — e Vincenzo Spadafora, indicato però anche per il ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio), tenuti al momento in seconda fila perché soluzioni targate espressamente M5S. «Insisteremo fino all’ultimo per una soluzione interna», dicono i pentastellati, facendo però anche capire di non essere disposti a «rischiare di incrinare il progetto». L’ombra sullo sfondo, tuttavia, rimane quella di Di Maio, che continua a preoccupare Salvini.

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Gli umori
In Lega gli umori non sono scintillanti. A rovinare il successo della prima giornata di gazebo sono le notizie che arrivano alle orecchie dei salviniani. E cioè, che gli stellati non abbiano affatto rinunciato alla candidatura a premier di Di Maio: «Sostengono che sia nella grammatica della politica che il premier appartenga al partito maggiore del contratto — racconta un deputato salviniano -. Dimenticando che, se si arriverà al governo, è stato stringendo un patto dopo l’altro. È questo che ci ha portato fino a qui. Ma se viene meno un pilastro, l’architrave crolla».A irritare ulteriormente gli uomini del segretario leghista, il fatto che gli stellati attribuiscano il nome del professor Giuseppe Conte proprio alla Lega: «Non riconoscerlo come proprio è soltanto un altro modo per spingere su Di Maio». A dispetto del fatto che Salvini, anche ieri, abbia ribadito la posizione di sempre: «Né io né Di Maio, mi sembra che fosse chiaro fin dall’inizio». Ma Salvini terrebbe la posizione anche al Quirinale qualora gli fosse detto che l’impuntatura sul nome rischia di mandare a monte il voto del 4 marzo e 75 giorni di faticoso avvicinamento? I leghisti sono assolutamente convinti di sì.


La squadra
In ogni caso, solo una volta che sarà risolta oggi la questione del presidente del Consiglio, si potrà anche archiviare il domino dei ministeri. «Lo schema è chiaro ed è già pronto, tranne qualche dettaglio», dicono i Cinque Stelle. E ancora: «Non si tratta di poltrone, a noi interessa dar vita a uno schema equilibrato che possa portare agli obiettivi che abbiamo fissato nel contratto».E lo «schema» pian piano sta definendo la sua forma. Alla Lega dovrebbero andare Sviluppo Economico, Interno, Agricoltura e Turismo. I nomi che circolano per i dicasteri sono quelli di Lorenzo Fontana, Matteo Salvini, Nicola Molteni e Marco Centinaio. Per i Cinque Stelle invece prende quota l’ipotesi Lavoro, Sanità, Cultura e Giustizia. I pentastellati che sono indicati per un dicastero sono — oltre a quelli già citati — Laura Castelli, Giulia Grillo e Alfonso Bonafede. Per gli esteri resta l’opzione Giampiero Massolo mentre è ancora incerta la casella dell’Economia, con Giancarlo Giorgetti pronto a rivendicare il ministero. L’alternativa resta quella di un tecnico.

FONTE:https://www.corriere.it/politica/18_maggio_19/premier-due-professori-pole-ecb5bdc4-5ba4-11e8-b51d-4ba44732f234.shtml
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