Processo alle intenzioni, di Marco Travaglio, editoriale del 27/05/2018

27/05/2018 – In questi anni abbiamo visto cose che voi umani… Abbiamo visto un delinquente naturale nominato premier per ben tre volte. Abbiamo visto corrotti e amici di mafiosi diventare presidenti del Consiglio o del Senato o ministri, e presidenti del Consiglio o ministri diventare corrotti e amici di mafiosi. Abbiamo visto presidenti della Repubblica respingere l’avvocato Previti dal ministero della Giustizia per dirottarlo alla Difesa a causa del suo conflitto d’interessi; spostare Maroni dall’Interno al Lavoro per una condanna per resistenza a pubblico ufficiale; ostracizzare Gratteri alla Giustizia in quanto pm, per giunta incensurato. Ma un capo dello Stato che negasse il ministero dell’Economia a un anziano e plurititolato economista ed ex ministro di Ciampi, no, non era ancora capitato. Dunque siamo ansiosi di leggere uno straccio di dichiarazione o di documento ufficiale, su carta intestata della Presidenza della Repubblica, che espliciti i motivi per cui il professor Paolo Savona non può far parte del governo Conte.

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È vero che la Costituzione assegna al Presidente il potere di nominare i ministri su indicazione del premier. Ma è pur vero che la scelta di bocciare un ministro dev’essere motivata. Altrimenti si va per antipatie o peggio per divergenze di idee. E i delitti d’opinione, se non andiamo errati, sono stati (quasi) aboliti dopo il fascismo.

Qual è dunque il peccato mortale che vieta a Savona di fare il ministro dell’Economia? Attendiamo lumi da Mattarella e dai suoi loquacissimi (in privato) consiglieri, abituati da una prassi antica e vigliacchetta a far trapelare in forma di “fonti” misteriose quanto smentibili i desiderata del capo, senza mai assumersene la responsabilità. I giornaloni, opportunamente imbeccati, sono pieni di spifferi e maldicenze contra Savonam di cui si ignora, per mancanza di firme e di facce, la paternità e l’attendibilità.


Ma che fanno pensare che a Savona non vengano rinfacciate le molte ragioni segnalate dal Fatto di incompatibilità con un “governo del cambiamento”: la veneranda età; la lunga carriera ai vertici di banche, fondi, organi confindustriali e imprese di costruzioni; le intercettazioni, definite “inquietanti” dagli inquirenti, nello scandalo Impregilo sul vincitore già deciso dell’appalto per il fantomatico Ponte sullo Stretto; e la sua prescrizione nel processo che ne derivò. Queste sono valutazioni politiche, in cui il Quirinale non può e non deve entrare, salvo smentire le prassi consolidate in 72 anni di storia repubblicana. Se un uomo di 82 anni non può essere ministro, perché un capo dello Stato fu rieletto a 88?
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