G. Almirante, Raggi: “A Roma niente strade intitolate al segretario del Movimento Sociale”

17/01/2018 – Per rimediare alla decisione che ha visto una sola consigliera pentastellata votare contro, Catini, il sindaco ha chiesto ai consiglieri del M5S di preparare una mozione per vietare l’intitolazione di strade ad esponenti del fascismo o persone che si siano esposte con idee antisemite o razziali.
Nessuna strada romana sarà dedicata a Giorgio Almirante. Dopo aver appreso in diretta tv della mozione in senso opposto, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha annunciato il blocco dell’iniziativa che pure era targata Movimento 5 Stelle, in tandem con Fratelli d’Italia. Per rimediare alla decisione che ha sorpreso la stessa Raggi e che ha visto una sola consigliera pentastellata votare contro, Catini, il sindaco ha chiesto ai consiglieri del M5S di preparare una mozione per vietare l’intitolazione di strade ad esponenti del fascismo o persone che si siano esposte con idee antisemite o razziali. Tra questi appunto Almirante storico segretario del Movimento sociale.

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Del resto alla notizia della mozione che impegnava il comune ad intitolare una via ad Almirante la comunità ebraica di Roma aveva subito manifestato profonda contrarietà con parole durissime: “Una vergogna per la storia di questa città: chi ha ricoperto il ruolo di segretario di redazione del Manifesto per la Difesa della Razza, senza mai pentirsene, non merita una via come riconoscimento”. La Raggi si era dichiarata “sorpresa”, colta all’improvviso da una decisione della quale non era stata informata e in una giornata nella quale aveva dovuto fronteggiare la bufera politica scatenata dall’inchiesta sullo stadio della Roma.


È così tra distrazioni e leggerezze Fdi era riuscito a ottenere ciò che neanche sotto Alemanno si era riusciti ad avere: una via per Almirante. Giorgia Meloni aveva subito parlato di un “risultato storico, Roma renderà finalmente omaggio ad uno degli uomini più importanti nella storia della destra e della politica italiana”. Ed esultavano anche i capigruppo di Fdi alla Camera e al Senato Fabio Rampelli e Stefano Bertacco: “Intitolare una strada a Giorgio Almirante ci riempie di gioia”. Per loro Almirante è stato “un patriota, un grande italiano e uno dei protagonisti della storia politica nazionale. Siamo orgogliosi di aver raggiunto questo obiettivo” è “giusto e doveroso” che la Capitale d’Italia “renda onore alla memoria di una delle figure più rappresentative della storia del Parlamento italiano”. Il Pd invece bollava la mozione , contro la quale non aveva votato, “l’ultima vergogna della Raggi”.

Con il Pd amore e odio
A ricordare “il razzismo” di Almirante il vice-segretario del Pd del Lazio Enzo Foschi: “Il razzismo ha da essere cibo di tutti, scriveva il fascista Giorgio Almirante nel 1942. È gravissimo che – dice – il Movimento 5 Stelle si sia unito alle destre per permettere che Roma abbia una strada dedicata ad un razzista, come fu Giorgio Almirante: Roma sente ancora su di sé il dolore lancinante del 16 ottobre 1943, quando vi fu il rastrellamento del ghetto. Questo è stato il razzismo a Roma. Dedicare una via ad Almirante è l’ultima vergogna della sindaca Raggi”. La polemica monta. La sindaca allora decide questa volta di non subire un errore non suo. Chiama i consiglieri e impone la linea: Roma non avrà una via ad Almirante. FONTE

Chi era veramente Giorgio Almirante? Quello che non ti hanno mai detto sul segretario del MSI
‘I GUAI’ DI ALMIRANTE
Nel ’47 arrivarono i ‘primi guai’ per Almirante: dapprima venne condannato per collaborazionismo con le truppe naziste, subito dopo fu accusato del reato di apologia del fascismo, in seguito a un comizio in Piazza Colonna in piena campagna elettorale. Nel ’58, al termine di un altro comizio a Trieste, la questura lo condannò nuovamente per ‘Vilipendio degli Organi Costituzionali dello Stato’. Più di dieci anni dopo, nel 1971, il Procuratore della Repubblica di Spoleto Vincenzo De Franco si scagliò contro Almirante chiedendo alla Camera dei Deputati l’autorizzazione a procedere contro i politico per i reati di ‘Pubblica Istigazione ad Attentato contro la Costituzione’ ed ‘Insurrezione Armata contro i Poteri dello Stato’. Autorizzazione che fu concessa.

“Il dr. Giorgio Almirante, segretario della giunta esecutiva del Movimento Sociale italiano, già redattore capo di ‘Il Tevere’ e di ‘Difesa della razza’, capo Gabinetto del ministero della Cultura popolare della pseudo Repubblica di Salò, è stato deferito alla Commissione Provinciale per il confino quale elemento pericoloso all’esercizio delle libertà democratiche, non solo per l’acceso fanatismo fascista dimostrato sotto il passato regime e particolarmente in periodo repubblichino, ma più ancora per le sue recenti manifestazioni politiche di esaltazione dell’infausto ventennio fascista e di propaganda di principi sovvertitori delle istituzioni democratiche ai quali informa la sua attività, tendente a far rivivere istituzioni deleterie alle pubbliche libertà e alla dignità del paese”, dichiarò la Procura di Roma.

TESTIMONIANZE SCOTTANTI
Il Fatto Quotidiano, riporta il racconto dell’ex terrorista neofascista Vincenzo Vinciguerra, reo confesso della strage di Peteano: parla nel 1982 di Almirante che portò 35.000 dollari al terrorista Carlo Cicuttini, dirigente del MSI friulano, coautore della strage, perché con un intervento chirurgico alle corde vocali gli cambiasse la voce durante la sua latitanza in Spagna. Nel ’86, vennero rintracciati i documenti che testimoniavano il passaggio di denaro, così Giorgio Almirante e l’avvocato goriziano Eno Pascoli furono rinviati a giudizio per favoreggiamento aggravato verso i due terroristi neofascisti. Successivamente Pascoli fu condannato, mentre Almirante si avvalse dell’immunità parlamentare e infine uscì dal processo grazie a un’amnistia.

Scottante anche la testimonianza di Ernesto De Marzio, capogruppo del MSI alla Camera, il quale ha raccontato di un incontro nel 1970 tra Junio Valerio Borghese ed Almirante. In quell’occasione alla proposta di Borghese di aderire all’imminente colpo di stato Almirante avrebbe risposto: ‘Comandante, se parliamo di politica e tu sei dei nostri devi seguire le mie direttive: ma se il terreno si sposta sul campo militare allora saremo noi ad attenerci alle tue indicazioni’.CONTINUA A LEGGERE >>
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