Erdogan e la vittoria a ogni costo. Il presidente turco ha preparato molti tranelli per assicurarsi il voto.

24/06/2018 – Elezioni in Turchia. i poteri assoluti di Erdogan alla prova del votoIstanbul In Turchia è il giorno del giudizio.

Oggi per la prima volta più di 56,3 milioni di cittadini (oltre ai tre milioni residenti all’estero) sono chiamati a eleggere un capo dello Stato con i nuovi poteri esecutivi attribuiti dal contestato referendum costituzionale dello scorso anno, vinto di stretta misura dai sì. Il voto, anticipato di un anno e mezzo rispetto alla scadenza della legislatura, è stato voluto a sorpresa da Recep Tayyip Erdogan che è al potere ininterrottamente dal 2003. Il vincitore della contesa potrà nominare vicepresidenti e ministri e non avrà bisogno di un voto di fiducia. Per l’occasione l’opposizione ha unito le forze ed è riuscita a candidare personaggi carismatici: il socialdemocratico Muharrem Ince del Chp, l’ex ministra degli Interni nazionalista Meral Aksener del Partito Buono e Selahattin Demirtas, il co-fondatore del partito filo curdo Hdp che è stato costretto a fare campagna elettorale dal carcere, oltre a due candidati minori.

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L’ultimo giorno di campagna elettorale è stato frenetico. Erdogan ha tenuto cinque comizi in diversi quartieri di Istanbul elencando tutti i progressi compiuti dal Paese in questi anni: «Una presidenza richiede esperienza, non è come insegnare la fisica», ha detto riferendosi al rivale del Chp. E i suoi sostenitori gli danno ragione. «Non c’è altri che lui», applaude Ahmed, 36 anni operaio, insieme con la moglie e la figlia. «Voi occidentali in verità ce lo invidiate — dice Yasmin, 49 anni, interprete di lingua francese — infatti ora scegliete anche voi gli uomini che decidono». E mentre il candidato secolarista radunava milioni di persone sulla sponda asiatica della megalopoli, il filo curdo Selahattin Demirtas lanciava dalla prigione, tramite il suo avvocato, il primo comizio online su Twitter: «Saluto con il cuore tutti quelli che hanno riempito questa arena. È la prima volta che si fa da una cella. Parlando di storia della democrazia. Oggi ne abbiamo scritto una pagina».

Ma la vera sfida per i curdi è in Parlamento. Per ottenere uno dei 600 seggi in palio — in precedenza erano 550 — bisogna passare la soglia del 10%. Se l’Hdp riuscisse nell’impresa il governo potrebbe perdere la maggioranza nella Grande Assemblea. La posta in gioco è così alta che molti secolaristi hanno deciso per il voto disgiunto: Ince alle presidenziali e Hdp alle politiche. «Ho sempre votato Chp — dice un tassista — ma questa volta mi turo il naso e scelgo i curdi».


La grande paura è che ci siano brogli. L’ha detto apertamente il leader del Chp, Kemal Kiliçdaroglu, subito rintuzzato dal primo ministro Binali Yildirim: «Tutte le misure di sicurezza sono state prese». L’Osce ha inviato 400 osservatori e tutti i partiti avranno rappresentanti nei seggi. I curdi lamentano anche che nella loro regione, nel Sudest del Paese, decine di migliaia di persone saranno costrette a votare fuori sede perché i loro seggi sono stati spostati a chilometri di distanza per «motivi di sicurezza». «Così sperano che i vecchi e i malati non si rechino alle urne ma noi non demordiamo», ha commentato una casalinga di un villaggio colpito dal «trasloco» delle urne. [Corriere.it]
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