“Centri migranti su base volontaria” L’Ue prepara la trappola all’Italia

30/06/2018 – L’Europa trova l’intesa sui migranti. E tra i tanti punti, ce n’è uno in particolare che merita attenzione. Come spiega il Consiglio europeo, “nel territorio dell’Ue coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria“.

Prosegue poi il documento: “Qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe, con il pieno sostegno dell’Ue, di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria lasciando impregiudicata la riforma di Dublino“.

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Chi se ne farà carico?
La domanda che sorge a questo punto è: chi se ne farà carico? Perché se l’immigrazione è diventata il nodo del consenso elettorale e se tutta l’Europa si sta sollevando contro la gestione dei flussi, ad oggi sembra difficile credere che vi siano governi disposti a convincere la propria opinione pubblica su questo fronte. Lo farà Angela Merkel che si trova a dover assistere al crollo dei consensi con Horst Seehofer che incalza? Lo farà Emmanuel Macron che non accoglie neanche una nave delle tanto care Ong e che rende il confine italo-francese invalicabile? O lo farà Pedro Sanchez, dall’alto del suo colpo di teatro con l’Aquarius a Valencia?

La realtà che il volontarismo non può essere una base da cui ripartire. Inutile credere nella buona fede degli Stati membri. Basta pensare a quanto aveva proposto la Francia per l’Italia, e cioè trasformarci in un grande centro di smistamento per rifugiati sul modello della Grecia. Proposta che ha fatto infuriare il governo italiano e che ha fatto arenare, ovviamente, le trattative.

La questione è semplice: per esserci la base volontaria, deve esserci prima di tutto solidarietà. Ma questa Europa ha dimostrato tutt’altro. Non si è dimostrata solidale. Si è mostrata cinica, finendo a contrattare sui migranti semplicemente perché ha capito che da questo tunnel rischiava di uscirne male, se non completamente distrutta.

I “no” di tutti i leader europei
L’impressione è che quindi le divergenze restino, il problema non è stato risolto e che le posizioni, all’interno dell’Unione europea, continuano a essere opposte. L’Italia ha già fatto capire cosa vuole. Le parole di Matteo Salvini sono chiare: “Gli unici centri che stiamo aprendo sono quelli per i rimpatri e ne vogliamo almeno uno in ogni regione. Stiamo lavorando a centri per i rimpatri e non faremo nuovi centri di accoglienza”. E il ministro dell’Interno rimane scettico.

Viktor Orban, da molti considerato il vero vincitore di questo vertice, era stato molto esplicito a margine del Consiglio: “Questo è il momento giusto per lanciare una nuova era, in cui tentare di ricostruire la democrazia europea. Alla fine faremo quello che la gente vuole. E la gente vuole due cose: la prima, basta con gli arrivi dei migranti, bisogna fermarli. E la seconda cosa è che quelli che sono arrivati devono essere rimandati indietro”.

Ma anche da parte dei leader più “accoglienti” non c’è stata alcuna apertura sul fronte della solidarietà. Lo stesso Sanchez che pure ha ottenuto nuovi soldi da parte dell’Unione europea e il placet dell’asse franco-tedesco, rispondendo a una domanda sui centri su base volontaria ha risposto: “Noi già li abbiamo” Il che dimostra che, alla fine, tutti sono d’accordo, ma nessuno è disposto a fare il primo passo.


Da “volontari” a “costretti”?
A questo punto, l’unica soluzione al problema è che questa volontà possa essere costretta. Cosa significa? Che i singoli Stati membri saranno “convinti” ad accettare i centri attraverso alcune mosse politiche o economiche dei vertici di Bruxelles o dei centri di interesse continentali, in particolare a Berlino e Parigi. Può apparire un discorso complottista. Ma se la base di questi centri deve essere la volontà e la volontà non è disposta a uscir fuori, evidentemente esistono metodi perché dalla volontà si passi alla scelta forzata. E l’Italia ne sa qualcosa.

Che l’Europa si sia spaccata sul tema dell’immigrazione è ormai chiaro. Ma i migranti possono diventare merce di scambio per altre politiche comunitarie? La risposta è che potrebbero diventarlo. Se non c’è un obbligo, c’è una scelta, ma le scelte non si fanno mai se non nell’interesse nazionale. Ed è chiaro che l’Ue possa imporre certe scelte soltanto imponendo un prezzo o contrattando in un bieco do ut des. Il Consiglio europeo l’ha dimostrato ampiamente. – FONTE
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