Di Battista contro le “scorte pazze”: Dalla Boschi alla De Girolamo, da Calabresi a Vespa fino a D’Alema e addirittura Carbone [PD], mica lo sapevo?

11/07/2018 – Torna la polemica contro le scorte di polizia assegnate a politici o giornalisti che non sarebbero effettivamente in pericolo di vita. Ad attaccare le “scorte pazze” questa volta è l’ex deputato Alessandro Di Battista, che in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook si rivolge al ministro dell’Interno Matteo Salvini a togliere gli agenti di scorta a personaggi come Maria Elena Boschi o al giornalista Bruno Vespa.

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2100. Duemilacento. Sono gli agenti di pubblica sicurezza e delle forze dell’ordine impegnati nel garantire l’incolumità di 560 personalità italiane. Politici, magistrati, ma anche giornalisti e cosiddetti “vip”. Un tema, quello delle scorte, di stretta attualità se si considera che è stata tolta ad Antonio Ingroia, oggi avvocato ma anche ex pm antimafia, autore dell’inchiesta che ha portato al processo di Palermo sulla cosiddetta “trattativa”. E c’è anche chi paventa la possibilità di rimuoverla a Roberto Saviano, nel mirino della camorra dai tempi in cui ha scritto il bestseller “Gomorra”.

Ma nel frattempo i nomi di chi gode della scorta sono tanti. Un elenco, di cui parla il Fatto Quotidiano, che comprende nomi della politica, della magistratura e dell’informazione. Tra questi anche alcuni che destano qualche perplessità. Qualche esempio? Partiamo dalla politica. Protezione garantita per Maria Elena Boschi, Piero Fassino, il renziano Ernesto Carbone e l’ex ministro Maurizio Lupi. Scorta di livello tre con auto blindata, tra gli altri, per Maurizio Gasparri. Nel corso del tempo hanno resistito a possibili “attacchi” (vale a dire la rimozione della scorta), politici navigati come Gianfranco Rotondi, Lorenzo Cesa e Massimo D’Alema. Ha una protezione , di livello 4, anche Nunzia De Girolamo.

Ma non ci sono certo solo i politici. 260 delle 560 personalità con la scorta sono infatti magistrati. Seconda categoria più protetta, appunto, i politici (circa 70), seguiti da dirigenti pubblici (circa 30), pentiti (circa 10) e testimoni di giustizia. Tra queste categorie anche giornalisti e vip dell’informazione, in tutto circa 20. Tra di loro, oltre a Saviano, giornalisti nel mirino della criminalità organizzata come Lirio Abbate, Paolo Borrometi, Federica Angeli e Michele Albanese. Ma ci sono ancheil direttore di Repubblica Mario Calabresi, il direttore de la Verità Maurizio Belpietro, il direttore della Stampa Maurizio Molinari, l’ex direttore di Libero Vittorio Feltri, il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti, il conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa. E poi Magdi Cristiano Allam e Fiamma Nirenstein.


C’è anche chi ha rinunciato alla scorta, come per esempio il capo della Polizia Franco Gabrielli. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha invece chiesto di abbassare il suo livello di protezione da 1 a 2, passando da tre a due auto blindate. Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, paga direttamente lui la scorta. Nonostante questo il numero di scorte in Italia è nettamente più alto di qualsiasi altro grande paese europeo. Basta confrontare le 560 scorte presenti in Italia con le 165 in Francia, le 40 in Germania e addirittura le 20 nel Regno Unito. Tratto da AffariItaliani.it

A qualche settimana dalla querelle scatenata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini contro lo scrittore Roberto Saviano, si torna a parlare dell’inutilità della scorta assegnata a determinate personalità politiche ed intellettuali del Belpaese. Ad attaccare l’ex ministro Maria Elena Boschi o il giornalista Bruno Vespa questa volta non è il titolare del Viminale, ma l’ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista. In un post pubblicato su Facebook, l’ex parlamentare si scaglia contro le “finte scorte” e chiede a Salvini di toglierle a chi non risulterà essere davvero in pericolo di vita:
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