«Mi violentava e mi costringeva a prendere il Viagra». Nei guai il frate pro migranti

17/07/2018 – È finito nei guai con l’accusa di violenze sessuali don Antonio Zanotti, fondatore della comunità di accoglienza per profughi e minori in difficoltà chiamata “Oasi 7” di Bergamo. Il frate “Premio per la Pace”, dedito alla cura delle anime degli ultimi, avrebbe costretto alcuni immigrati minorenni ad avere rapporti sessuali con lui. A denunciare don Zanotti è stato un ragazzo immigrato che viveva nella comunità da quattro anni e che ha raccontato al “Corriere della Sera” di aver vissuto un’esperienza terribile che lo ha spinto persinio a tentare il suicidio.

Nei guai don Zanotti, il frate amico
Dopo circa tre mesi dall’arrivo in comunità sono iniziati gli approcci sessuali: prima gli abbracci e poi gli inviti a bere nella sua stanza. «Nonostante non fosse mio desiderio avere rapporti sessuali con il frate, non riuscivo a oppormi – racconta il giovane che ora si trova in un luogo protetto – padre Zanotti cominciò a farmi dei regali costosi, qualunque cosa chiedessi me la acquistava. Se accondiscendevo alle sue richieste, mi faceva trovare dei soldi». Dopo gli abusi, le minacce: «Mi diceva che senza di lui e la sua bontà avrei passato la mia vita in mezzo alla strada insieme ai disperati». «Mi costrinse a prendere del Viagra – racconta ancora il minorenne – mi diceva sempre “Ci vogliono i soldi, caro mio, io ne ho tanti e tu non hai niente”. Il degrado umano nel quale mi aveva gettato padre Zanotti fu tale che nel marzo del 2018 fui costretto, per non impazzire, ad andare a lavorare fuori dalla struttura.

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Due mesi fa, a causa degli ultimi gravi abusi subiti, trovai la forza di andarmene definitivamente, preferendo vivere per strada piuttosto che vivere l’annullamento della mia persona». Una fuga che gli è costata aggressioni, botte e minacce. «Mi trovavo nella stazione di Bergamo quando due albanesi che conoscevo, perché residenti nella comunità di padre Zanotti, mi hanno circondato e riempito di pugni e schiaffi, lasciandomi a terra sanguinante, non prima di avermi detto “’Non tornare più là dentro e vedi di stare molto lontano da qui”’. Adesso vivo in un luogo protetto, ma ho paura che possa accadermi qualcosa di brutto». Alla denuncia del ragazzo, arrivato in Italia all’età di sei anni dopo essere stato adottato, si sono unite anche quelle di altri due giovani ospiti della comunità Oasi 7. La legale del ragazzo, Laura Sgrò, ha depositato presso il Vaticano e la procura di Roma video hard e foto dal contenuto sessuale che saranno presto esaminati. FONTE
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