Il Congo autorizza le trivellazioni di petrolio nei parchi Virunga e Salonga, animali e habitat a rischio

22/07/2018 – E’ arrivato il temutissimo via libera del governo: ora le compagnie petrolifere potranno trivellare due parchi naturali della Repubblica Democratica del Congo alla ricerca di oro nero. I due parchi, il Virunga e il Salonga, fanno parte dei siti naturali Unesco e in particolare il Salonga è la seconda maggiore foresta pluviale del mondo. Ovviamente, entrambe queste riserve sono l’habitat naturale di moltissimi animali, compresi elefanti, pavoni del Congo, bombo (una specie di primate, decimata negli ultimi anni) e, soprattutto, dei gorilla di montagna, una specie a rischio estinzione.

Gli ambientalisti e gli attivisti hanno portato avanti una strenua opposizione contro la decisione del governo congolese, definendo la scelta “un rischio per l’ecosistema”, ma senza risultati. Secondo la Bbc, infatti, un quinto del parco nazionale dei Virunga sarà aperto alla ricerca del petrolio. L’esecutivo ha approvato un legge che delega a una commissione di “declassificare” e dunque rendere trivellabili delle porzioni dei parchi, di cui circa il 21 per cento del parco Virunga.

La decisione ha suscitato enorme indignazione, soprattutto sui social media, con migliaia di messaggi contro il governo congolese. La decisione è stata definita “disgustosa” e in molti si sono chiesti se sia possibile intervenire in qualche modo.

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Il biologo Daniel Schneider ha scritto su Twitter che “Il parco Virunga era già stato chiuso al pubblico dopo l’attacco ai ranger. Ora scopriamo che inizieranno a trivellare. Tutto questo è molto sospetto…Gli ultimi gorilla di montagna saranno le vittime della nostra avidità di petrolio”. All’inizio dell’anno, infatti, i rangers avevano annunciato la chiusura ai turisti del parco almeno fino a fine 2019, dopo che due turisti inglesi erano stati rapiti insieme al loro autista e un ranger del parco era stato ucciso.

I pericoli delle trivellazioni, tuttavia, non riguardano solo i danni alla fauna. Si teme, infatti, che gli scavi possano rilasciare nell’atmosfera enormi quantità di anidride carbonica, contribuendo al surriscaldamento globale. Dal canto suo, il governo congolese si è difeso sostenendo che ogni intervento avverrà “nel rispetto e proteggendo piante e animali”, ma in molti dubitano che sia vero. Il tutto si inserisce del drammatico clima politico del paese, in cui sta crescendo l’instabilità e la violenza, non solo nelle città ma anche nei parchi, dove sono stati individuati numerosi gruppi armati e bracconieri, pronti a saccheggiare le ricchezze faunistiche del Paese.

La speranza, ormai, per la salvezza dei gorilla di montagna è che questi grandi mammiferi si spostino in altre aree del parco. Eppure, l’unica cosa chiara è che per il governo il petrolio conta più delle ricchezze naturali e la preservazione del patrimonio naturale del Congo. FONTE
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