Max Blitz dell GDF: arrestati caporale, funzionari Inps, medico e finanziere. Il dottore e quei 42 finti invalidi civili

11/08/2018 – La Guardia di Finanza di Verona ha messo in atto un blitz all’alba di questa mattina – 9 agosto – contro sfruttamento manodopera (per la quale è stato arrestato un “caporale”) ma non solo, dalle indagini è emerso un intricato sistema per creare false certificazioni di invalidità civile da presentare all’Inps. Un medico arrestato, l’unico dei sei raggiunto da custodia cautelare in carcere, si tratta di Alfio Lanzafame, 78 anni, di San Bonifacio, con un trascorso da consigliere comunale di Forza Italia. Ai domiciliari Antonino Reina, 53 anni, finanziere in forza alla caserma di Soave da una decina d’anni, i due funzionari dell’Inps di Verona Antonio Bova e Paolo Sabaini e infine due collaboratori del medico Teresa Bari e Pierluigi Melegatti (per quest’ultimo solo obbligo di firma).

LE IPOTESI DI REATO
I provvedimenti del Gip, in cui sono ipotizzati a vario titolo i reati di corruzione per l’esercizio della funzione, falso documentale, truffa aggravata allo Stato, riguardano anche due funzionari dell’Inps (finiti ai domiciliari) due collaboratori ‘factotum’ del medico (uno ai domiciliari, l’altro con obbligo di firma), ed il militare delle “fiamme gialle” del comando di Soave, lo stesso che ha svolto le indagini. Oltre ai provvedimenti cautelari vi sono 42 indagati, per truffa. Completano l’indagine altri 10 indagati per falsa documentazione, ovvero certificati medici per finte patologie che avrebbero consentito al finanziere di assentarsi dal lavoro.

TUTTO HA AVUTO INIZIO CON UN ACCERTAMENTO SU UN INCIDENTE
Tutto è iniziato con un blitz a marzo di questo anno, al centro una cooperativa di Soave il cui responsabile era finito già in carcere nel marzo 2017, con accertamenti sull’incidente ad un mini-van della coop, nel quale nel novembre 2017 sull’autostrada A13 era morto un lavoratore marocchino e altri 11 erano rimasti feriti. Le fiamme gialle hanno scoperto molti immigrati, pochi in regola ma tutti con certificato di idoneità al lavoro. Ebbene, se erano senza documenti, come avevano ottenuto quel certificato? Questa la domanda che si sono posti i finanzieri che sono andati avanti con le indagini, arrivando proprio a quel medico che aveva rilasciato i certificati. Ed è stato allora che il vaso si è scoperchiato: non c’erano solo gli immigrati fra i “clienti” del dottore, ma anche italiani, 42 per la precisione, tutti falsi invalidi civili.

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IL MEDICO, LE BUSTARELLE E I 42 FALSI INVALIDI CIVILI
Ogni certificato medico falso costava 150-200 euro, pagabili in bustarella, come si vedrebbe dai filmati dei finazieri. E il nome di a cui far riferimento per averli era quello del dottor Alfio Lanzafame, 78 anni, in pensione, ma evidentemente ancora operativo. E sono 42 i falsi invalidi civili scoperti dai finanzieri, tutti italiani. Nei filmati un uomo si presenta in carrozzella alla visita, poi però, viene ripreso mentre si muove autonomamente in tutta tranquillità. Lanzafame avrebbe operato con l’aiuto di altri due medici specialisti che risultano indagati.

IL FINANZIERE E I 31 GIORNI DI MALATTIA
Poi c’è il finanziere arrestato dai colleghi, sempre per le false certificazioni mediche: l’uomo, a giugno, ha presentato un certificato con 31 giorni di malattia.

IL CAPORALE
È già stato rinviato a giudizio il “caporale” – un cittadino di origine marocchina – a capo della coop al centro delle indagini sullo sfruttamento della manodopera in Veneto che hanno portato la Gdf ad eseguire i 6 arresti. L’uomo, anch’egli coinvolto nell’incidente mortale occorso nel 2017 al pullmino di braccianti sulla A13 Padova-Bologna, guidava un’organizzazione basata nell’est veronese che forniva manodopera irregolare a basso costo – prevalentemente migranti africani – per i lavori nei campi. Forme di sfruttamento che le indagini delle fiamme gialle di Soave avevano accertato già la primavera scorsa, facendo nascere i sospetti sul medico 78enne arrestato oggi, e che a marzo 2018 avevano portato all’arresto del marocchino, atteso ora dal processo. Deve rispondere di favoreggiamento all’intermediazione illecita, e sfruttamento del lavoro. Gli uomini “arruolati” dalla coop, grazie ai certificati compiacenti, erano privi di documenti d’identità o del permesso di soggiorno; tra essi anche italiani, assunti in nero. – FONTE
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