Comunista amica di dittatori, conflitto d’interessi. Ecco chi all’Onu accusa l’Italia

12/0972018 – Fa un po’ storcere il naso che a lanciare l’«invasione moralizzatrice» in Italia a difesa di migranti e rom sia una che è stata più volte criticata proprio sul campo del rispetto dei diritti umani e delle minoranze.

Sul curriculum dell’Alto commissario Onu Michelle Bachelet pesa, infatti, un comportamento molto ambiguo, soprattutto se si guarda al rapporto con Cuba, Nicaragua e Venezuela.

A mettere in fila le anomalie, chiamiamole così, dell’ex presidente del Cile ci ha pensato l’Ong Un Watch, che ha il compito di monitorare quello che accade all’interno del Palazzo di Vetro e che ha espresso numerosi dubbi sulla poca trasparenza e sulla velocità che hanno accompagnato l’elezione della Bachelet.

Qualche esempio? Durante la visita a Cuba, all’inizio del 2018, la Bachelet è stata fortemente criticata dai membri del suo stesso partito e dagli attivisti per i diritti umani per aver incontrato il generale Raúl Castro snobbando i membri dell’opposizione pacifica di Cuba. Non solo.

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Alla richiesta della leader dell’opposizione, Rosa María Payá, di incontrare i dissidenti per i diritti umani la Bachelet ha risposto picche, anzi, non ha proprio risposto. Anche la blogger cubana Yoani Sanchez ha puntato il dito contro di lei imputandole una «vicinanza all’Avana segnata da una nostalgia ideologica che offusca la sua visione e la sua capacità di riconoscere la mancanza di diritti che segnano la vita dei cubani» e aggiungendo che «dalla sua bocca non c’è mai stata alcuna condanna della repressione politica condotta sistematicamente da Raúl Castro, anche quando le vittime sono donne». Accuse durissime per una che adesso ha assunto il pesante ruolo di difensore dei deboli.

Quando morì Fidel Castro ricorda ancora Un Watch – la Bachelet lo definì «un leader per la dignità e la giustizia sociale a Cuba e in America Latina». Lodi espresse anche per Chavez per «il suo più profondo amore per il suo popolo e le sfide della nostra regione per sradicare la povertà e generare una vita migliore per tutti».



E ancora, nel rapporto dell’Ong, viene citato poi il rifiuto di condannare il regime di Maduro insistendo invece «sul fatto che il problema del Venezuela sia la mancanza di dialogo, suggerendo che esiste una sorta di responsabilità condivisa». C’è infine il silenzio assordante sulle uccisioni di centinaia di manifestanti da parte del regime di Ortega in Nicaragua. Su come l’Italia invece tratterebbe migranti e rom, la «nuova Boldrini» invece forse straparla.

Infine nel 2015, la Bachelet finì nei guai: prestito facile di 10 milioni al figlio. “Conflitto d’interessi”
Il Banco del Cile ha prestato 10.3 milioni di dollari alla società della moglie di Sebastian Davalos, figlio della presidente: l’ok all’operazione è arrivato il giorno successivo alla vittoria nelle elezioni del 2013 e la società ha un capitale sociale inferiore ai 10 mila dollari. La stampa cilena lo ha definito “Nuora-Gate”: secondo gli ultimi sondaggi, il capo del governo è crollato al 36% del gradimento

Il governo si è giustificato precisando che si tratta di un’operazione “tra privati“, mentre la presidente ha dichiarato di esserne venuta a conoscenza dai giornali. Ma l’opposizione ha chiesto di appurare se ci siano invece gli estremi di un conflitto di interessi a carico della presidente socialista e della sua amministrazione. E, viste le polemiche crescenti, il figlio si è dovuto dimettere dal suo incarico alla Moneda e ora è finito sotto inchiesta insieme ad altre 4 persone. La coalizione ‘Alianza’ di centrodestra ha infatti ottenuto la designazione di un pubblico ministeroche indagherà sulla vicenda.
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