Concorso truccato nell’Esercito, il timore di nuovi brogli: il generale indagato lancia il cellulare dal balcone all’arrivo della Finanza

19/10/2018 – Neppure la consapevolezza di essere finiti sotto inchiesta li ha fermati. Il generale di Brigata in pensione Luigi Masiello (nella foto) e Giuseppe Zarrillo di Marcianise, il primo ai domiciliari e il secondo finito in carcere, hanno persisto nel condizionamento dei concorsi per accedere a diversi corpi di polizia o forze armate benché già nell’estate del 2016 fosse nota l’apertura di indagini sul concorso dell’estate del 2016 per il reclutamento di 2013 volontari in ferma prefissata quadriennale in tre forze armate (esercito, marina militare ed aeronautica) indetto dall’Esercito l’11 febbraio del 2016. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari Linda Comella del Tribunale di Napoli che ha dato il via libera alle misure cautelari rispetto a quel concorso, lo sussurrano tra i denti gli investigatori che hanno confezionato la faticosa inchiesta sfociata ieri mattina nell’esecuzione di 14 misure cautelari (un altro provvedimento non è stato eseguito perché il destinatario, un ingegnere informatico, è all’estero), di cui una in carcere e le restanti ai domiciliari.

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All’atto dell’arresto il generale Masiello ha, infatti, lanciato il cellulare dal balcone della sua abitazione al Vomero, nel chiaro tentativo di disfarsi dell’apparecchio (poi recuperato dai finanzieri). Segno questo che all’interno del dispositivo sono custoditi elementi di condotte illecite. Condotte che, a rigor di logica, sono assai attuali. L’iscrizione di Masiello nel registro degli indagati in merito all’inchiesta costatagli ai domiciliari è un fatto noto. Il nome dei generale ha occupato le pagine delle cronache dell’estate del 2016. Impossibile, dunque, pensare che l’uomo abbia improvvidamente conservato per 48 mesi ‘ricordi’ del concorso truccato di cui oggi è chiamato a rispondere. Più probabile, invece, che gli illeciti commessi siano attuali. Un’ipotesi tutt’altro che suggestiva se si guarda alla figura di un altro indagato, il 53enne Giuseppe Zarrillo (dipendente civile all’interno degli uffici dell’Esercito al Pirotecnico di Capua), che si trovava già ai domiciliari dallo scorso 8 agosto nell’ambito di un’indagine, su fatti analoghi, coordinata dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

In quel procedimento Zarrillo è stato accusato di aver consegnato ad alcuni candidati parte dei quiz delle prove preselettive del concorso per l’immissione di agenti di polizia penitenziaria e di aver millantato credito presso pubblici ufficiali non identificati, per garantire il superamento positivo di tutte le prove. Questo concorso si è svolto nel luglio 2017, quindi esattamente un anno dopo l’avvio dell’inchiesta della Finanza di Napoli sul concorso nell’Esercito. Proprio la spregiudicatezza nell’operare di Zarrillo, ha spinto il giudice Linda Comella ad usare parole di forte censura verso il comportamento dell’indagato che è finito in carcere: «Tutto ciò dimostra la sua assoluta disonestà e spregiudicatezza», annota il giudice.
E, allora, la speranza degli investigatori è cercare di ricostruire adesso eventuali e nuove condotte illecite. Magari, con un po’ di fortuna, partendo proprio dal telefonino cellulare che Masiello ha cercato di distruggere lanciandolo dal balcone. I ‘tecnici’ sono già al lavoro per capire se la memoria sia stata danneggiata. Altre risposte potrebbero arrivare pure dal copioso materiale, cartaceo e informatico, che i finanzieri hanno sequestrato nel corso delle perquisizioni eseguite durante l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare. – FONTE
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