Pensioni d’oro, in Umbria il secondo assegno più alto d’Italia, 651mila euro l’anno: la Corte dei Conti azzera il taglio

22/10/2018 – L’avvocato Mario Cartasegna riavrà la sua pensione d’oro da oltre 20mila euro netti al mese. L’ex legale del Comune di Perugia, infatti, ha vinto l’appello presentato alla Sezione centrale della Corte dei Conti in cui chiedeva gli venisse riassegnata le pensione originaria, dopo che l’Inps nel 2016 aveva deciso di decurtagliela a 5.300 euro mensili. Decisione che era stata ‘confermata’ dalla Corte dei Conti dell’Umbria nel dicembre 2017, la quale sentenziò che quel taglio applicato dall’Inps era legittimo.

I giudici contabili di Roma però tre giorni fa hanno ribaltato tutto, anche se non entrano nel merito della questione. La sezione centrale infatti ha spiegato che i tempi per la revisione dell’emolumento (avvenuta nel 2016) erano scaduti, poiché le norme stabiliscono che il tempo limite per rimediare agli ‘errori’ pensionistici è di tre anni (Cartasegna è andato in pensione nel 2008 e l’Inps prese in mano la questione dall’Inpdap nel 2010). Senza contare che l’avvocato perugino, oltre a vedersi riportare l’emolumento a oltre 20mila euro circa, non dovrà restituire quei 3,7 milioni che nel frattempo proprio l’Inps gli aveva richiesto, poiché riteneva quella pensione ‘iniqua’.

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“Si tratta di una sentenza lineare, giuridicamente ineccepibile – afferma l’avvocato Alarico Mariani Marini che difendeva Cartasegna – Una sentenza che ha accolto una delle tesi che noi avevamo prospettato, visto che avevamo proprio eccepito che erano scaduti i termini per presentare ricorso da parte dell’Inps”.

Un caso giuridico intrigante e interessante, come lo definiscono gli esperti, visto che in Italia ce ne sono 4 o 5 in tutto. Cartasegna balzò alle cronache nel 2013 quando emerse che da cinque anni percepiva una delle pensioni più ‘ricche d’Italia’ (oltre 20mila euro al mese netti). Tre anni dopo l’Inps gli scrisse annunciando che la quota mensile della sua pensione sarebbe scesa a 11.154 lordi (circa 5.300 netti) e che la riduzione era stata applicata in base al ricalcolo che aveva effettuato a sua volta il Comune di Perugia.

L’ex legale dell’ente infatti, andò in pensione nel 2008 percependo un importo elevatissimo, poiché nel calcolo dell’emolumento ci finirono dentro oltre ai contribuiti fissi percepiti da dipendente pubblico, anche quelli per gli onorari che il legale percepiva per le cause andate a buon fine. IL TUTTO era stato effettuato però in base a una sentenza del Tar passata in giudicato nel ’97 (sulla quale nessuno fece ricorso) e la cui regolarità fu ribadita poi anche dall’Inpdap e dall’Agenzia delle Entrate. [LaNazione.it]
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