Roma, falsa cieca, maxi truffa all’Inps: è la moglie di un ammiraglio. Sentenza “Sedici mesi di carcere2

24/10/2018 – Faceva shopping abbinando i colori dei vestiti che comprava e attraversava la strada senza mostrare alcun problema. Azioni poco consone per una persona che da oltre 20 anni percepiva la pensione di invalidità e l’indennità di accompagnamento in quanto affetta da cecità assoluta. Era tutto un raggiro, secondo la procura, e da ieri anche per il tribunale, quanto messo in atto da Paola Morandi, moglie dell’ammiraglio della Marina Paolo Treu, medaglia d’oro al merito. Ieri il giudice Guido Romano ha condannato la donna a un anno e 4 mesi di reclusione per il reato di truffa ai danni dello Stato.

Il pm Mario Pesci aveva chiesto 3 anni e 2 mesi di carcere. Il giudice ha disposto anche una provvisionale nei confronti dell’Inps, parte civile nel processo, di 10mila euro. Quasi 200mila euro l’ammontare del danno procurato all’istituto previdenziale, calcolato sommando pensione di invalidità e indennità di accompagnamento. I fatti contestati vanno dall’aprile del 2009. Il giudice, alla lettura della sentenza, ha dichiarato prescritto il reato per il periodo precedente all’11 aprile del 2011. L’imputata, invece, ha avuto un malore ed è stata assistita dal medico del tribunale. I non vedenti presenti in aula, conoscenti della donna, sono insorti contro la decisione del giudice: ” È una vergogna “.

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” La signora Morandi – tramite il suo legale, l’avvocato Pierluigi Galella – attende il deposito della motivazione per la proposizione dell’appello, riscontrando nel dispositivo reso un grave contrasto con la copiosa documentazione medica in atti del processo, attestante la gravissima patologia della quale è affetta, con compromissione totale della vista”.

Stando al capo d’accusa la donna, che effettivamente è affetta da neuropatia ottica ereditaria di Leber, una malattia che porta un’improvvisa perdita della vista, “dopo aver ottenuto il 7 luglio 1996 il diritto alla corresponsione della pensione di invalidità e dell’indennità di accompagnamento, perché affetta da cecità assoluta come riconosciuto dalla commissione medica provinciale di Taranto ” , avrebbe trasmesso all’Inps ” la documentazione nella quale si dava atto, contrariamente al vero, dello stato di cecità assoluta”.

Da una parte, quindi, l’imputata, che rivendica lo stato totale di cecità, e dall’altra pm e tribunale penale, convinti, invece, che la malattia di cui è affetta non sia totalmente invalidante. Sul punto anche il tribunale civile si è espresso in favore della donna, riconoscendole la disabilità. La sentenza poi è stata annullata in secondo grado per un vizio formale: quindi tutto da rifare.

Quello che resta, intanto, è la ricostruzione fatta dal pm in requisitoria. Riportando gli appostamenti della Guardia di Finanza ha messo in evidenza come la donna camminava nel mercato rionale della Cassia autonomamente e senza urtare nessuno, e faceva shopping nelle boutique, valutando gli abbinamenti di colore e specchiandosi. – FONTE
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